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Il Pd romano e la tentazione di Italia in Comune: in attesa della "Leopolda di Zingaretti" via al riposizionamento

L'addio del consigliere municipale Dario Nanni fa discutere. Dietro il dibattito in tanti stanno in questi giorni dialogando con Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri e coordinatore nazionale del movimento di Pizzarotti

Nella calma piatta del Pd romano anche le dimissioni di un semplice consigliere municipale, da tempo lontano dalle stanze che contano, sono in grado di scatenare polemiche. E' il caso di Dario Nanni e del suo addio ai dem. Parole al vetriolo quelle dell'ex consigliere comunale, indirizzate alla dirigenza del partito che non hanno lasciato indifferenti nessuno. Sui social tanti gli attestati di stima, da colleghi e amici, ma anche da vecchi e nuovi "nemici", appartenenti a correnti opposte. Ed anche il silenzio della dirigenza racconta di un malcelato nervosismo.

Nel partito democratico romano, dietro la calma piatta, è infatti in atto un riposizionamento che mette tutti in allerta. Nessuno sa più chi ha di fianco; gente che sedeva una di fianco all'altra non conosce il destino dell'altro, sebbene comune. "Chissà, magari anche Dario andrà con Pascucci", racconta al telefono un ex consigliere comunale dem perplesso dopo le dimissioni di Nanni. Il riferimento è al sindaco di Cerveteri, coordinatore nazionale di Italia in Comune, contenitore civico che ha in Federico Pizzarotti il frontman, assai vicino a Nicola Zingaretti, Governatore del Lazio e candidato alla poltrona di segretario nazionale. 

E proprio questo è l'incubo di tanti "renziani della prima ora", oggi al potere nel partito, ma con l'ansia di vederlo svuotato di voti e preferenze. Nanni e altri rappresentano appunto questo, i consensi sui territori, i voti frutto di un lavoro di anni, quelli d'oro di Rutelli e Veltroni, di carriere politiche iniziate nei circoli, proseguite nelle stanze dei municipi e poi in consiglio comunale. Il tutto sempre con un occhio al dialogo con comitati, con ammiccamenti a volte esagerati e esasperati, ma sempre fruttuosi poi in termini di voti. 

Non è un caso che a Nanni, come ad altri, anche durante l'ultima tornata elettorale (nazionale o regionale), siano andati a chiedere una mano in tanti, per avere quel pugno di preferenze decisive per raggiungere la poltrona. Il suo addio, anche tra i nuovi dirigenti, scatena paura: "Ma resti nel centrosinistra, vero?", hanno chiesto in tanti al diretto interessato. 

E la domanda è comune. Già, perché l'addio di Nanni, per ora verso il gruppo misto, potrebbe essere il primo di tanti. Pascucci e la sua Italia in Comune, secondo quanto risulta a RomaToday, stanno lavorando ai fianchi diversi big, o campioni delle preferenze del partito, (Nanni compreso), messi da parte e delusi dalla gestione renziana e orfiniana. E proprio nella corrente dell'ex commissario ci sono i movimenti più importanti. Fiutata l'aria, tutt'altro che positiva, diversi esponenti dell'area che ha come riferimento Matteo Orfini, sta iniziando a guardare altrove. L'asse renziani della prima ora - orfiniani, saldo nelle stanze delle potere, vacilla nella base romana. I colpi ricevuti nelle primarie per la scelta dei candidati alla presidenza del III e VIII municipio, sono un messaggio in tal senso eloquente.

Ed il progetto di Zingaretti solletica, piace a tanti e gli ammiccamenti non sono neanche così nascosti. Da qui si spiega il nervosismo per le dimissioni di un semplice consigliere municipale. La Piazza grande di Zingaretti del prossimo 13 e 14 ottobre dirà tanto del chi sta con chi. Per ora anche un abbraccio potrebbe nascondere un coltello.

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