Lunedì, 26 Luglio 2021
Politica

I sindaci del Lazio protestano e la Polverini chiama i carabinieri

Ieri il sit-in dei sindaci del Lazio sotto la Regione. Alla richiesta di un incontro con il Presidente Polverini sono stati fermati dalle forze dell'ordine e identificati. E' polermica tra gli schieramenti politici

Ieri mattina i sindaci del Lazio si erano dati appuntamento sotto la Regione Lazio per protestare contro la chiusura degli ospedali, ma alla richiesta di essere ricevuti dal Presidente Renata Polverini sono stati bloccati dai carabinieri e identificati dalle forze dell'ordine all'ingresso del palazzo Regionale.

"E' stato un episodio vergognoso. Noi volevano solo un confronto con la Presidente Polverini, ci hanno invece identificato come se fossimo delinquenti e non rappresentati dei cittadini. Oggi sono state calpestate le Istituzioni", ha commentato il Sindaco di Bracciano, Giuliano Sala, al termine del sit-??in di protesta che è smobilitato solo nel primo pomeriggio quando Fausto Servadio, primo cittadino di Velletri, ha annunciato: "Ci hanno promesso un incontro prima del 13 ottobre, per confrontarci sul piano di rientro".

Tante le polemiche e le accuse per il trattamento ricevuto dai primi cittadini di tutta la Regione, dai Castelli Romani, dal litorale e dalle altre province che sono stati fermati come dei normali manifestanti e non come rappresentanti delle istituzioni.

"Quello che è accaduto oggi non si era mai verificato. Sindaci e consiglieri regionali identificati dalle forze dell'ordine chiamate dalla Polverini solo perché lei ha voluto evitare il confronto. La parola vergogna oggi assume una nuova sfumatura". E' quanto dichiara il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Parroncini.

"Per la provincia di Viterbo ero presente insieme al sindaco di Acquapendente, Alberto Bambini. E' stato chiesto un incontro al presidente Renata Polverini, la quale era presente nel proprio ufficio. Una delegazione di sindaci avrebbe solo dovuto consegnare un documento contenente le perplessità sul piano di rientro sanitario. Ma non c'è stato nulla da fare. Dopo aver tergiversato - continua Parroncini - ha fatto sapere che non era disponibile. Siamo entrati nella sede della Regione e lei per tutta risposta ha chiamato carabinieri e polizia. Le forze dell'ordine hanno identificato sia i sindaci che i consiglieri regionali. Non mi era mai successa una cosa simile personalmente, non era mai successa una cosa simile alla Regione Lazio".

Di segno totalmente opposto la ricostruzione della Pisana: "Un sit-in di protesta si è trasformato una aggressione violenta all'istituzione - ha affermato in una nota la Regione - Durante la manifestazione una delegazione di consiglieri dell'opposizione ha chiesto di essere ricevuta ed ha avuto un incontro con il capo di Gabinetto. I sindaci che erano nell'area autorizzata per il sit-in hanno ad un certo punto forzato i tornelli per entrare di prepotenza nella sede della presidenza e hanno aggredito verbalmente e con spintoni il capo di Gabinetto e il segretario generale intervenuti per riportare la calma tra i manifestanti".

Per il Presidente Renata Polverini si è trattata di "un'irruzione violenta e scalmanata nella sede della Giunta che non può trovare alcuna giustificazione nè accondiscendenza e va denunciato con forza il goffo tentativo di spacciare gli aggrediti per aggressori e di creare un clima di intimidazione e di allarme sociale messo in atto da alcuni consiglieri regionali di opposizione".

Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma reputa gravissimo quanto verificatesi presso la sede della Regione Lazio: "l'identificazione dei sindaci è un atto gravissimo, anche in considerazione del fatto che si tratta di rappresentanti delle istituzioni eletti dai cittadini e che quindi sono espressione e voce della comunita. A tutti loro voglio esprimere la mia solidarietà perché in un Paese democratico la libertà di espressione è un diritto intoccabile, che nessuno può limitare o sopprimere. Ogni tentativo di impedire a qualcuno di manifestare le proprie idee dovrebbe meritare, dunque - ha concluso Zingaretti - la condanna unanime da parte di tutte forze politiche".
 

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