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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Politica

Nomine strategiche e Regionali, Gualtieri incontra i "ribelli" ma pace non è fatta

Riunione serale tra il Sindaco e tutti i consiglieri Pd, inclusi quelli che lo accusano di portare sul palmo della mano la corrente che fa capo all'amico Claudio Mancini. Sul tavolo ancora gli incarichi a Prestipino e Vincenzi

Una riunione nella Sala delle Bandiere, con tutti i consiglieri Pd, per calmare le acque e iniziare a discutere della delibera sull'internalizzazione di Multiservizi. Questo era lo scopo di Roberto Gualtieri. Ma non è andata così: dopo pochi minuti di discorso introduttivo, con il quale il primo cittadino avrebbe voluto illustrare l'atto da approvare in assemblea capitolina, qualcuno tra i consiglieri più sul piede di guerra si è alzato e ha detto: "Sindaco, non è il momento. Qui i problemi sono altri". 

Lo stop dei dissidenti a Gualtieri: "Non si parla di Multiservizi"

A farlo, secondo la ricostruzione di più presenti che concordano tra loro, è stato Andrea Alemanni. Insieme a Stampete e Celli è tra coloro che si riconoscono nella corrente di AreaDem, quella che nel Lazio fa riferimento al segretario regionale Bruno Astorre e a livello nazionale a Dario Franceschini. Quasi 380 pagine di delibera da analizzare e discutere a fine giornata, quando fuori infuria non solo il maltempo ma anche la sfida elettorale delle Regionali, non sono digeribili. Il problema vero, politicamente, è quella che da parte di molti viene vissuta come un'ingerenza insopportabile da parte del deputato Claudio Mancini, asso piglia tutto dello scenario romano e ormai quasi erede del guru Goffredo Bettini. Magari non a livello nazionale, ma dentro al Gra sicuramente. 

I dipendenti capitolini portano il carbone a Gualtieri

Tutti contro le nomine: Prestipino e Vincenzi per rafforzare Mancini in Regione

Sulla bocca di tutti, più che l'internalizzazione della società che lavora principalmente nelle scuole comunali, ci sono le nomine delle ultime tre settimane, sempre quelle: Patrizia Prestipino e Marco Vincenzi. Loro sono la punta dell'iceberg: chiamati da Gualtieri - la prima retribuita in Città Metropolitana, il secondo a titolo gratuito come vicecommissario per il Giubileo - e percepiti dai non manciniani come pedine di una strategia destinata ad accrescere il consenso per Mario Ciarla ed Eleonora Mattia, ma più in generale per Claudio Mancini. Prestipino, ex deputata non rieletta all'ultimo giro, era il riferimento romano di Base Riformista, corrente che ormai non ha più leader nazionali e si è andata a spegnere. Vincenzi, presidente del consiglio regionale, fino a qualche mese fa era più vicino a Daniele Leodori che a Claudio Mancini. Poi, evidentemente, qualcosa è successo. La strategia, così la definisce più di un consigliere, è chiara: rafforzare il deputato a Roma e poi nel Lazio. E sia con Prestipino, sia con Vincenzi, l'ex tesoriere del Pd Roma ha avuto gioco abbastanza facile. Nel primo caso, oltre che sull'amicizia, Mancini ha potuto far leva sul malumore post-elezioni politiche, quando la prof del Torrino Nord si è ritrovata a combattere ad armi impari in un collegio impossibile come quello di Ostia e Pomezia, sentendosi tradita. Nel secondo è successo tutto in poche settimane: Vincenzi avrebbe dovuto essere nominato a capo dell'Egato di Roma e provincia, il nuovo ente per gestire i rifiuti, ma le polemiche innescate dalle opposizioni sulla stampa hanno convinto Leodori, governatore pro tempore dopo le dimissioni di Zingaretti, a bloccare tutto e rimandare a dopo il voto. Chissà che Vincenzi non se la sia legata al dito. 

Mancini e le Regionali: "Una campagna monocolore"

Mancini, che ha organizzato la salita dell'amico Gualtieri fino al Campidoglio, nelle settimane e nei mesi che precedono il voto del 12 e 13 febbraio ha dunque alacremente lavorato per rendere sicura l'elezione di figure a lui vicine all'interno del prossimo consiglio regionale. La coppia prescelta è quella rappresentata da Mario Ciarla, ex capostaff di Zingaretti ed ex presidente Arsial ed Eleonora Mattia, consigliera uscente. "Ad ogni evento che fanno, in questi giorni, c'è tutto il Gabinetto di Gualtieri a presenziare", assicura qualcuno. E anche tra gli assessori e le assessore il sostegno è ben poco celato: Sabrina Alfonsi (ambiente e rifiuti) e Maurizio Veloccia (urbanistica) sono tra i più impegnati nel portare preferenze ai due manciniani, essendo a loro volta vicini a quell'area. Ma non sarebbe da meno anche Monica Lucarelli (pari opportunità, commercio, sicurezza), nonostante provenga dal mondo dell'imprenditoria e non certo da ambienti politici del Pd. Chi al momento resta fuori dall'agòne è Alessandro Onorato (turismo, moda, sport), con Eugenio Patané (trasporti) che già da consigliere regionale era nella cerchia di Massimiliano Valeriani e lo sosterrà, ma lo fa con discrezione. 

Non solo Ciarla-Mattia: ecco le altre correnti in gioco

Ma, come già spiegato in precedenza, in assemblea capitolina ci sono anche altre sensibilità. Innanzitutto, Erica Battaglia che si candida insieme ad Emiliano Minnucci (l'area è quella di Matteo Orfini, Esterino Montino e Monica Cirinnà, in consiglio hanno l'appoggio di Nella Converti), oltre a tutti gli ex zingarettiani e i franceschiniani che si dividono tra vari ticket: i due principali sono Massimiliano Valeriani - Michela Califano (li sostengono Alemanni, Zannola e Parrucci) e Daniele Leodori - Emanuela Droghei, con la variante Valeriani - Droghei. Tra i più arrabbiati per la situazione, oltre ad Alemanni, anche Zannola, Palmieri, Parrucci e Trombetti. 

"Dopo sei mesi qualcosa si è rotto"

"I primi sei mesi le cose sono andate bene, poi c'è stato un cambio di rotta". E' questa la sintesi di un amore che non è sbocciato, una fiamma che si è consumata molto velocemente tra Roberto Gualtieri e il gruppo dei democratici. E così sono iniziati i "dispetti" e i mal di pancia: consigli interrotti per la mancanza del numero legale, delibere tenute più del dovuto nelle commissioni competenti, fughe di notizie. E per tornare alla questione Multiservizi, la strada non sarà in discesa: "E' un documento corposo - dice un consigliere - e non sarà neanche semplice la discussione in consiglio, ci saranno tanti emendamenti e il rischio successivo è un ricorso da centinaia di milioni di euro da parte del CNS". Ovvero il consorzio nazionale servizi di cui fa parte Multiservizi e che partecipa agli appalti.

Il bilancio ritardato: "Se ne parla dopo le elezioni"

Nel frattempo la preoccupazione è che non si riesca ad approvare il bilancio 2023-2025 entro la fine del mese: "E' quasi escluso, non ci sono i tempi tecnici" fanno sapere. Per discuterlo ci vuole all'incirca una settimana di sedute: "Questa è già finita, difficile si riesca la prossima. Andremo a dopo le Regionali". Problemi grossi, però, non ce ne sono: "Gli enti quando non approvano il previsionale entro il 31 dicembre, vanno 'in dodicesimi'. Cioè dividono per 12 il budget dell'anno precedente. Già siamo in questo regime, ci staremo anche a febbraio". La riunione si è chiusa alle 22 circa, ma non si può dire che pace sia stata fatta. Gualtieri ha respinto buona parte delle accuse, anche se si sarebbe detto disposto a maggiore dialogo e apertura con la sua maggioranza: "L'ultima volta ci eravamo visti due mesi fa", ricorda qualcuno. 

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