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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Politica

Elezioni comunali: il piano di Gualtieri per battere la cocciniglia

Il parassita dei pini causa danni ma i soldi stanziati dalla Regione, anche dopo le nuove dotazioni, sono insufficienti; dal centrosinistra anche la linea: "Stop alle potature che indeboliscono gli esemplari"

E' stato lanciato il 5 agosto il piano della Regione Lazio per tentare di arginare l'epidemia del parassita Toumeyella parvicornis, più nota come Cocciniglia Tartaruga che dal 2018 infesta e uccide i pini di Roma. Fra fondi regionali e interventi comunali sono oggi a disposizione oltre un milione e duecentocinquantamila euro per il contrasto al tenace insetto. Anche la politica si occupa del problema, con interventi da parte di Carlo Calenda e il piano operativo di Roberto Gualtieri, a cui Roma Today ha potuto avere accesso. L'ex titolare del MEF ha lanciato la sua posizione in un intervento a Villa Pamphilj con i comitati dei suoi volontari. 

Nel dossier predisposto dal comitato del candidato sindaco, si ricorda che "la Toumeyella Parvicornis compare sul territorio italiano nel 2014, devastando la Campania. E’ un insetto parassita molto aggressivo e contagioso, originario del Nord America che attacca prevalentemente il pino domestico (Pinus pinea) nutrendosi della sua linfa e ricoprendone le chiome con una melata su cui si sviluppa un fungo crostoso di colore nero (fumaggine) che imbratta massicciamente le piante ospiti impedendone la fotosintesi e portandole alla morte". Dal 2018 si stima che percentuali molto alte, quasi del 90%, dei pini di Roma, siano state infestate dalla cocciniglia. 

La cura è nota, ovvero le iniezioni endoterapiche a base di abamectina nel tronco che costano fra i 50 e i 100 euro per esemplare, molto più convenienti dell'abbattimento. Ma, scrive Gualtieri, oltre a dover "correre dietro" al virus che ha una riproduzione a progressione esponenziale, il problema reale è "l'inesistenza di un'anagrafe ufficiale delle alberature a Roma". Il problema è in stato avanzato e molti pini sono già compromessi, ma "il Comune di Roma ha avviato soltanto una “sperimentazione” dell’endoterapia su 1000 pini che intende far durare un anno". Non ha di certo giovato che "il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare non ha risposto ai numerosi appelli che gli sono stati rivolti, nonostante la propria competenza sulle riserve statali"; inoltre "il Comune di Roma è assente ma ha provveduto al recente abbattimento di Pini anche in zone vincolate e sottoposte al parere della Sovraintendenza in totale assenza di informazione e trasparenza". 

Fra questi: 18 pini a Piazza di Siena, ignorando le controperizie che li giudicavano ancora stabili e "senza sapere se e come verranno ripiantati"; 8 pini in via di San Gregorio "senza dare evidenza del loro stato o di eventuali ripiantumazioni"; quasi 50 pini all'Eur, oltre 100 a villa Glori, interi filari in zona Appio e Pigneto. Quale il piano del centrosinistra dunque? Anche con i nuovi stanziamenti regionali, il budget è limitato: "La stima per mettere in sicurezza il patrimonio è di poco meno di 3 milioni di euro, escludendo le pinete del litorale". Occorre "monitorare le zone colpite"e attuare "piani per l’ applicazione urgente della cura endoterapica con la necessaria tecnica e professionalità, in applicazione dei protocolli CREA del Mipaaf e come stabilito con decreto emergenziale nazionale del Mipaaf a luglio 2021". Da ultimo, bisogna smettere di potare indebitamente i pini: le potature infatti "causano non solo l’indebolimento dell’albero ma la
dispersione del parassita favorendone la sua diffusione"

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