Giovedì, 18 Luglio 2024

Matteo Scarlino

Direttore responsabile RomaToday

I primi 100 giorni di Gualtieri e l'ora delle decisioni impopolari

Gualtieri ha messo la faccia su questioni fondamentali per Roma e lo ha fatto con trasparenza. Ora però è arrivato il tempo delle decisioni che dovranno dirci di che pasta è questa amministrazione di centrosinistra

Sono passati cento giorni da quando Roberto Gualtieri ha preso possesso del Campidoglio. Quota spesso utilizzata per tracciare un primo bilancio, questi cento giorni sono trascorsi tra piano di pulizia, bilancio e beghe dei trasporti e sono serviti soprattutto per provare a segnare delle differenze rispetto al recente passato della giunta Raggi. Una maggiore chiarezza, un metterci la faccia e la sensazione di una velocità maggiore su tutto: questo quello che lasciano questi primi sprazzi di questo (nuovo?) centrosinistra. In sintesi: se Raggi e i suoi per molto tempo hanno provato a capire dove si trovavano e come dovevano intervenire, Gualtieri e i suoi da subito hanno restituito la sensazione di sapere dove andavano messe le mani. 

Nulla è stato risolto, per carità. Però quantomeno su temi importanti come i rifiuti abbiamo visto il sindaco metterci la faccia, dichiarare quelli che sono i problemi e indicare e mettere a terra le prime ricette per provare a risolverli. Non basta però, è chiaro. Marcare la differenza va bene, lanciare il messaggio che qualcosa di diverso c'è in Campidoglio è giusto. Però, da qui in avanti, fino alla chiusura del primo anno di consiliatura, andrebbero prese delle decisioni più pesanti, impopolari arriviamo a dire. 

Sì perché sinora l'unica differenza che non è stata segnata rispetto a Raggi è quella di non scontentare nessuno, scegliendo anche di non decidere. I mesi che arriveranno saranno quelli delle decisioni che dovranno dare forma alla nuova Roma, i mesi delle decisioni che dovranno per forza scontentare qualcuno. Andranno collocati territorialmente gli impianti per i rifiuti annunciati. Andrà deciso che modello di mobilità si vuole e come si vuole intervenire sull'uso fuori controllo del mezzo privato. Bisognerà trovare la quadra su argomenti delicati quali la delibera 140, gli sgomberi e l'emergenza abitativa. C'è da intervenire per supportare il tessuto economico in crisi, dalla ristorazione al turismo, fino al commercio. Bisognerà, in poche parole, scegliere e, aggiungiamo noi, far arrabbiare qualcuno. 

E' questo però il periodo della consiliatura per farlo. Tutte le amministrazioni più lungimiranti (e apprezzate), romane e non, nei primi mesi hanno collocato le decisioni più impopolari, dolorose. Ricordiamo, per fare un esempio, l'amministrazione Pisapia a Milano, sommersa di critiche perché al suo albeggiare regalò ai milanesi l'Area C (la chiusura al traffico per gran parte delle auto di una vasta area del centro storico del centro di Milano, ndr). Bastò poco però ai milanesi per capire che quel provvedimento non era così male e a trasformare le critiche in applausi. 

Ecco, Roma ha bisogno di decisioni del genere, di svolte vere, di un sindaco e di assessori che con coraggio prendano decisioni e ci mettano la faccia di fronte a cittadini, alle comunità locali o ai gruppi di poteri di turno.  E citiamo l'Area C di Milano non a caso. Una decisione che segnerebbe una svolta per Roma è quella relativa all'ecopass o congestion charge, ovvero il pedaggio per accedere al centro della città. Un intervento già pensato da precedenti amministrazioni, già negli intendimenti di tutti o quasi, ma fermo lì per non perdere voti e per non ritrovarsi a gestire le proteste dei romani e la loro smodata voglia di macchina. Il non decidere ha lasciato lettera morta il piano generale del traffico di Improta e ha lasciato a metà le idee sulla mobilità del M5s. Le ciclabili, senza una diminuzione delle auto, diventano praticamente inutili e anzi sono un ostacolo per le auto. Un'idea monca che restituisce confusione ai cittadini, alle prese con decisioni a metà e disagi doppi.

Se si sceglie una mobilità sostenibile, se si punta su un centro con meno auto, se si vuole spingere verso l'uso del mezzo pubblico, bisogna lanciare un messaggio e bisogna poi plasmare questo tipo di Roma. A ottobre, quando ci troveremo a parlare del primo anno della giunta Gualtieri, sarebbe bello raccontare svolte di questo tipo, delle idee messe in campo e magari raccontare delle proteste piegate dalla forza di tali progetti. Il cambio di marcia, quello vero, sarebbe questo.

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