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Sassat, mozione 'salva famiglie' inapplicabile: gli uffici respingono le richieste di Aula e assessora Castiglione

Gli uffici all'assessora: "Non possiamo dare seguito"

Il Consiglio vota, l'assessora chiama ma gli uffici "non hanno la facoltà" rispondere. Le oltre 500 famiglie rimaste escluse dalla graduatoria per l'accesso all'assistenza alloggiativa temporanea del Comune di Roma non potranno chiedere di integrare la documentazione allegata alle proprie domande respinte, nemmeno per motivi formali. Lo hanno scritto nero su bianco il direttore del dipartimento Politiche Abitative e Patrimonio di Roma Capitale, Aldo Barletta, e quello della direzione Sostegno Abitativo, Paolo Cesare Lops, in una comunicazione datata 28 febbraio e indirizzata all'assessora Rosalba Castiglione.

“Gli uffici non potranno dare seguito nei termini richiesti” alla direttiva con la quale Castiglione chiedeva di dare seguito alla mozione approvata dall'Aula il 14 febbraio. Con il documento l'Assemblea capitolina chiedeva alla sindaca e alla sua giunta di valutare “l'opportunità, ove possibile e nel rispetto della normativa vigente, di prevedere l'integrazione e/o correzione degli errori nella compilazione delle domande”. 
Quanto chiesto dall'Aula e rimbalzato dall'assessora, però, è inapplicabile. “La normativa non concede tale facoltà di intervento in maniera parziale e selettiva sui singoli procedimenti che fanno parte di una più ampia procedura ad evidenza pubblica, che invece comporta in assoluto l'esercizo di un potere discrezionale non consentito”. 

Le oltre 500 famiglie rimaste escluse dal nuovo servizio e che, nei piani del Campidoglio, dovranno lasciare i residence entro pochi mesi, non possono fare nulla per chiedere di rivedere la posizione. Come raccontato più volte da Romatoday, sono in molti ad essere rimasti fuori dal nuovo servizio per motivi di natura procedurale, come non aver apposto una crocetta o aver presentato Isee non corretti. 

L'unica porta lasciata aperta dagli uffici è in mano agli uffici stessi: “Una volta accertati eventuali errori commessi nella fase istruttoria, prendendo in considerazione tutte quelle situazioni che possono mostrare lo stesso tipo di problematica formale o sostanziale, da cui risulti un difetto procedimentale, in maniera tale da estendere la normale azione di autotutela, non solo ai casi evidenziati dall'utente, ma anche a quelli rilevati dallo stesso ufficio a seguito di ulteriore verifica”. Un iter già sollecitato dall’Aula in autunno.  

Si riaccende così la polemica sollevata in Aula il giorno della votazione dal sindacato Unione Inquilini e dagli abitanti dei residence che avevano chiesto di votare una mozione che chiedeva la riapertura dei termini. “La mozione è una presa in giro nei confronti dei cittadini” denuncia il segretario romano Fabrizio Ragucci. “Una grave responsabilità ora pende su tutti i consiglieri dell'Assemblea Capitolina che si sono rifiutati di votare la mozione scritta da noi per Stefano Fassina, preferendo votare un testo che nei fatti non cambia la situazione. Tutte le forze politiche, come tutti coloro che speculano sulla pelle degli inquilini in difficoltà, che il 14 febbraio scorso festeggiavano l'approvazione della mozione dovranno ora rispondere alle famiglie per le quali non c'è alcuna soluzione”. Intanto il futuro delle famiglie che da anni vivono nei residence per l’emergenza abitativa è sempre più incerto. 

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