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La prima giunta Raggi: resistono solo due assessori.

La prima giunta Raggi: resistono solo due assessori.

Assessori, della Giunta del 2016 ne restano solo due: tutti i giri di valzer della Sindaca

Il lungo elenco di addii che ha caratterizzato quattro anni e mezzo della Giunta Raggi

L’addio di Luca Bergamo e di Carlo Cafarotti apre ad un nuovo rimpasto di giunta, l’ennesimo. Della squadra che la Sindaca ha presentato in Campidoglio, quattro anni e mezzo fa, non rimane quasi più nessuno.

Due soli veterani

Resistono solo Daniele Frongia e Linda Meleo, le cui deleghe nel corso degli anni sono comunque mutate. Frongia ha da tempo perso l’incarico di vicesindaco, assegnato a Luca Bergamo. Meleo invece, pur restando sempre nella squadra, da settembre del 2019 non si occupa più di Mobilità. Fedelissimi della Sindaca, rimangono comunque saldi in una giunta che continua a registrare cambiamenti. Anche a pochi mesi dalle elezioni comunali.

La squadra con cui originariamente Raggi si era presentata alla guida della Capitale, dopo il benservito a Luca Bergamo, è quindi ridotta al lumicino. Passare in rassegna i nomi di quanti hanno seduto a Palazzo Senatorio, rappresenta un esercizio complicato. I cambiamenti, infatti, non sono mancati e, fatto salvo lo Sport, hanno riguardato tutti gli altri settori. A partire da quello legato ad Ambiente e Rifiuti.

Ambiente e Rifiuti

Nella lunga carrellata di cambi al vertice, il primo nome che viene in mente è quello di Paola Muraro. Manager esperta nella gestione dei rifiuti, ha dovuto rinunciare al suo incarico per aver ricevuto un avviso di garanzia. Nel farlo, ha lasciato il posto a Pinuccia Montanari che,  arrivata da Reggio Emilia, è rimasta un paio di anni in Campidoglio. Fino a quando, messa alle strette dalla bocciatura del bilancio di Ama, ha deciso di lasciare l’incarico. Rassegnate le dimissioni nel febbraio del 2019, le deleghe sono state separate. Sette mesi più tardi  quella all’Ambiente è stata affidata a Laura Fiorini. Per trovare una nuova assessora ai rifiuti, è stato necessario pazientare fino alla metà di settembre del 2020, con l'arrivo in giunta di Katia Ziantoni.

Il rimpasto della fase 2

Nella girandola delle sostituzioni che hanno cadenzato la giunta Raggi, c'è stato un momento clou. E' quello che si è vissuto nel settembre del 2019 quando la sindaca ha deciso di rinunciare a Flavia Marzano e Laura Baldassarre. Due persone su cui aveva puntato dal suo insediamento. Sul finire dell'estate del 2019 Raggi ha infatti lanciato la cosiddetta "fase 2". Messi da parte i tecnici (Baldassarre, Marzano, Castiglione e Gatta), la prima cittadina ha deciso di puntare su alcuni fedelissimi. Pentastellati di lungo corso che, nel corso dei primi anni di consiliatura, hanno accumulato esperienza nelle commissioni capitoline. Oppure che si sono fatti le ossa nei Municipi. E’ così arrivata Veronica Mammì (già assessora al Sociale  nel municipio VII), ma anche Pietro Calabrese e Valentina Vivarelli. Il primo per la Mobilità, la seconda invece al Patrimonio.

Gli altri saluti

Tra i tanti addii collezionati dalla Giunta Raggi, per le polemiche che ne sono seguite, spicca quello di Paolo Berdini. L’urbanista, contrario alla realizzazione dello Stadio a Tor di Valle, una volta lasciata la squadra ha scritto anche un libro (Roma polvere di stelle) su quella che, a suo avviso, è stata un'esperienza fallimentare. Il suo posto è stato preso dall’architetto Luca Montuori che, anche se non è un veterano come Meleo e Frongia, è ormai uno degli assessori più longevi della giunta Raggi. Nella girandola delle sostituzioni, c'è poi tutto un capitolo dedicato al Bilancio, con l’alternarsi di Marcello Minenna (deteneva anche la delega al patrimonio) Andrea Mazzillo e Gianni Lemmetti (già assessore a Livorno con la giunta di Nogarin).

Il cambiamento 

Ora è arrivato anche il momento dei saluti per  Luca Bergamo e Carlo Cafarotti (che era arrivato in squadra dopo aver vestito i panni di di delegato di Raggi nel commissariato Municipio VIII). L’ennesimo giro di valzer per una sindaca che, il cambiamento, dimostra di averlo già realizzato. Se non in città, almeno nella sua giunta.
 

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