Martedì, 22 Giugno 2021
Politica

Gianluca Peciola, consigliere Sel, da sempre a sostegno delle fasce deboli

Gianluca Peciola si racconta a Romatoday. Lo abbiamo incontrato per parlare di una realtà difficile a pochi metri da Palazzo di Provincia;l'accampamento dei senzatetto a Piazza Venezia e ci ha dimostrato la conoscenza di questi temi da molto vicino

Gianluca Peciola, classe 1970,  è stato eletto consigliere provinciale nel X Collegio con più di 6200 voti; è  anche Coordinatore del Gruppo Federato della Sinistra presso la Provincia di Roma; vicepresidente della Commissione Consiliare Ambiente e fa parte della Commissione Cultura, della Commissione Statuto e Regolamento e della Commissione Riforme Istituzionali. La sua sensibilità  a temi come l’emergenza dei senzatetto  ha radici lontane.  

E’ socialmente attivo già dai tempi del "G. Vallauri", quando faceva parte del movimento studentesco  di Autonomia operaia. In opposizione ad una sinistra ritenuta socialdemocratica per  le scelte fatte  dopo la Liberazione. I suoi obiettivi , ma anche quelli degli altri militanti, erano rivoluzionari,  da raggiungere cioè non per la via democratica e parlamentare ma a “case matte” ovvero attraverso momenti di autonomia e di contropotere nei luoghi di lavoro. “Ci formavamo su i quaderni rossi e leggendo tutto di Raniero Panzieri” racconta, “e sull’ idea di autogestione,  comunitarismo e lotta di classe; non ultima l’idea  di  critica al PCI per  le scelte fatte . Il nostro era un pensiero libertario, in opposizione all’ idea che l’ Unione Sovietica fosse il faro e  la guida per i comunisti”.    La sua militanza prosegue  a  Lettere e Filosofia, nel collettivo universitario dentro il movimento della Pantera.

“Ci siamo battuti per il diritto allo studio contro la riforma privatistica del sistema scolastico universitario; da noi veniva vista, appunto, come un assoggettamento della cosa pubblica ai voleri dell’impresa privata”.  Oltre alla militanza dice “matura dentro me la necessità di avere un lavoro”. Allora si iscrive ad un corso per educatori sociali. A  specializzazione ottenuta comincia a lavorare con ragazzi colpiti da gravi disabilità e gli viene offerta così l’occasione di misurarsi con realtà disagiate e di conoscere parte delle cosiddette fasce deboli della società.  Nel frattempo si è anche laureato.

“Poi comincio ad occuparmi di immigrazione”. Sono gli anni in cui a Roma scoppia la questione dei grandi flussi migratori e ci si domandava  quale modello di accoglienza si dovesse adottare: Peciola insieme ad alcuni "compagni e compagne" e ai rifugiati curdi occuparono stabili dismessi e crearono la casa del rifugiato.  E’  presente in tutte le mobilitazioni contro la guerra in Kosovo, Iraq, Palestina, Kurdistan. Nel corso degli anni si reca nei luoghi attraversati da guerre e lotte per l’autodeterminazione dei popoli: in Palestina, nei campi di lavoro in solidarietà con il popolo palestinese, in Kurdistan a fianco di Dino Frisullo come osservatore della società civile internazionale durante la repressione contro il popolo kurdo del marzo 1998 e in Chiapas per sostenere il gemellaggio tra la comunità autonoma zapatista di Vicente Guerrero  e il Municipio Roma XI. A partire dal 2000 mi impegno nei movimenti di lotta per la casa, prima con l’associazione D.A.C (Diritto Alla Casa), poi con Action.  Ci ricorda anche l'esperienza avuta a contatto con le popolazioni rom; “un piano ambizioso”, dice,  perchè  puntava non solo all'accoglienza ma anche alla perfetta integrazione. "Tentammo una delle prime sperimentazione di mediazione scuola-famiglia, con successo direi, provando  la rinuncia all'accompagno col pulmino dei bambini rom dal campo a scuola, e favorendo la responsabilizzazione genitoriale.  “Il fatto importante era far capire a queste persone di essere parte di una società e quindi di avere dei diritti ma anche dei doveri”.

Nel 2003 viene chiamato da indipendente nella giunta presieduta  da Massimiliano  Smeriglio del municipio Roma XI come assessore con  deleghe alle politiche giovanili, alla Casa, al Lavoro e all’Intercultura. “ Durante i cinque anni dell’assessorato furono  approvati tanti progetti ; ci muovevamo sempre secondo un ottica comunitaria, di ricerca del benessere  e della felicità per  il maggior numero di cittadini. Una vera sfida alla cultura neoliberista che festeggia l’individualità.  Un esempio fu  l’esperienza del  bilancio partecipativo,  cioè l’utilizzo di parte del bilancio comunale, deciso attraverso l’adesione civica”.

E poi arriva il progetto del Sel?

“Si molto contribuì la sconfitta della nostra mozione al congresso di Rifondazione. Ma  fummo spinta dall’idea  di  costituire una sinistra  antiliberista e pacifista, con obiettivi radicali ma non ideologici; dall’ idea di una società egualitaria . Nacque il Sel,  un’esperienza per me straordinariamente formativa. All’inizio è stta  dura, eravamo davvero in pochi ma grazie alla figura di un leader come Nichi Vendola e alla grande voglia di tutti noi di riuscire, oggi possiamo dire che il progetto è in campo e anche con successo”.

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