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Franco Giampaoletti, immagine d'archivio

Franco Giampaoletti, immagine d'archivio

Franco Giampaoletti si dimette da Direttore generale del Campidoglio. Pronto l'incarico ai vertici di Atac

Nonostante le polemiche e gli esposti all'Anac annunciati dalle forze di opposizione, Giampaoletti sarà dg di Atac. Ieri le dimissioni dai vertici capitolini consegnate alla sindaca 

Franco Giampaoletti si è dimesso da direttore generale di Roma Capitale. Andrà a ricoprire l'incarico di dg in Atac. Due i nomi in pole position per sostituirlo, secondo quanto risulta all'agenzia di stampa Dire. Quello di Gabriella Acerbi, attuale vicecapo di Gabinetto della prima cittadina, che però è prossima alla pensione. Ragion per cui Raggi starebbe guardando anche altrove. E qui spunta la seconda opzione, l'avvocato Giorgio Fraccastoro, attuale componente del cda di Eur Spa, partecipata del Campidoglio al 10%. 

Le polemiche sulla nomina

Fedelissimo della sindaca Raggi, la sua nomina ai vertici della partecipata dei trasporti, ha sollevato non poche polemiche, con ben tre esposti all'Anticorruzione annunciati dalle forze di centrodestra e Italia Viva. Si è gridato allo scandalo per un conflitto di interessi che a tanti è parso palese, dal momento che Giampaoletti, molto vicino a Virginia Raggi, ha ricoperto il ruolo appunto di dg in Campidoglio. 

Il suo compito sarebbe scaduto con il termine della consiliatura grillina, quindi tra pochi mesi. Con la nuova nomina invece firmerà un contratto di tre anni nell'azienda del trasporto pubblico locale, a fianco dell'amministratore unico Giovanni Mottura. Insomma, da una parte a far storcere il naso, al di là della legittimità giuridica da verificare, è stato il fatto che proprio il controllante (dirigente capitolino chiamato a monitorare lo stato delle partecipate) sia stato assunto dal controllato (azienda Atac). Dall'altra, per molti, vi sarebbe stata una questione di opportunità politica: la sindaca che piazzando uno suo fedelissimo in un ruolo pubblico di rilievo gli assicura una poltrona oltre la scadenza del suo mandato. 
 

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