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Fontanelle, poche e rotte nei giardini del centro. Il municipio lancia l’allarme

Sono almeno una dozzina le aree verdi sprovviste di fontanelle e molte di più quelle che le hanno rotte. Il municipio I ne ha stilato un elenco con l'obiettivo di chiederne la riparazione e l'incremento

Riparare ed incrementare il numero di fontanelle presenti nelle aree verdi del centro. È questa la richiesta che, nel municipio I, ha saputo ottenere la totalità dei consensi.

Le aree verdi senza fontanelle

Nel territorio amministrato da Lorenza Bonaccorsi ci sono spazi verdi che, ancora oggi, sono del tutto sprovvisti di “nasoni”. È ad esempio il caso del “Parco delle Finanze”, del “Giardino del Cedro” o ancora di villa Osio, del pratone di via Teulada, di piazza di Porta Maggiore. Passare in rassegna tutti gli spazi d’aggregazione che non dispongono di un accesso all’acqua potabile è complicato anche se, il provvedimento portato in aula dal consigliere Niccolò Camponi, ha provato a stilarne un elenco.

Le fontanelle da manutenere

Ci sono poi spazi verdi che una fontanella l’avrebbero pure, ma dal suo rubinetto non esce più una stilla d’acqua. È il caso del parco San Sebastiano, del giardino di Castel Sant’Angelo o di villa Celimontana. Luoghi molto frequentati, quindi, da romani, turisti ed a breve anche dai pellegrini che, però, dovranno portarsi dietro le classiche bottigliette di plastica, magari pagate anche a caro prezzo.

Nel computo delle fontanelle da revisionare, il consigliere democratico ha inserito anche un lungo elenco tra quelle che, avendo gli scarichi occlusi, creando un allagamento dello spazio circostante. È quello che succede, ad esempio, a piazza Vittorio o in piazza della Libertà o ancora a Villa Aldrobrandini e nel parco lineare di viale Giotto. Tra le fontanelle che meritano un intervento manutentivo figurano infine quelle che hanno una pressione molto bassa come succede in via Statilia, nel parco di Carlo Felice ed in quello di Colle Oppio.

Capitolo a parte meritano i danneggiamenti riportati per usura o per qualche iniziativa vandalica. Nel territorio del municipio I, come nel resto della Capitale, ci sono nasoni ormai privi del coperchio di ghisa posizionato sul cilindro oppure hanno piedistalli rovinati o elementi di ruggine e calcare che andrebbero rimossi.

Cosa bisogna fare

Cosa fare quindi per dotare il centro di quell’efficiente sistema di distribuzione d’acqua potabile che la rete di nasoni, inaugurata nel 1874 ed invidiata in tutto il mondo, da circa 150 anni garantisce?  “Bisogna riattivare tutte le fontanelle attualmente chiuse, pulirle da incrostazioni e ruggine, disostruirne tutti gli scoli, predisporre apposite grate sugli scoli, inserire i coperchi dei cilindri ove mancanti, sostituire i rubinetti ove ammalorati o rotti, rivedere la pressione dell’acqua, calibrare e centrare correttamente il getto d’acqua e sistemare i piedistalli alla base” ha commentato il primo firmatario della proposta passata in municipio. Non solo.

Aumentare i nasoni è un'azione sostenibile

La richiesta che il municipio ha rivolto ad Acea è inoltre quella di procedere ad installare fontanelle in una dozzina di aree verdi, di dotarle di apposita ciotola per l’abbeveramento degli animali e di valutare “dove è utile e possibile” anche di introdurre sistemi per il riciclo dell’acqua in modo da usarla per l’innaffiamento dei giardini. Sono quindi finiti i tempi in cui, per combattere la siccità, a Roma si chiudevano i nasoni. Oggi si chiede di sistemarli e aumentarli. Perché sono una risorsa che rientra anche nel "Piano clima": l’obiettivo della sostenibilità passa anche per l’incremento delle fontanelle.
 

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