Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

Fondi Pdl, i pm studiano le carte e le poltrone del partito ballano

Si auspica un passo indietro di Battistoni, tirato in ballo da Fiorito, che potrebbe essere premiato con una poltrona in parlamento

Continuano le indagini sui conti del Pdl: gl  investigatori che indagano sulla gestione dei fondi regionali assegnati all'ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito, stanno esaminando il carteggio acquisito.

Ieri gli uomini della Guardia di Finanza hanno effettuato delle delle perquisizioni nelle sede del Consiglio regionale, nell'abitazione e negli uffici di Fiorito.
In particolare, si studiano le parti del regolamento interno che disciplinano l'uso dei fondi regionali. Al momento non è in programma un interrogatorio di Fiorito, che ieri si è autosospeso dal partito, a meno che non sia egli stesso, difeso dall'avvocato Carlo Taormina, a sollecitarlo. La prossima settimana è in programma un vertice tra gli inquirenti, il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Alberto Caperna ed il sostituto Alberto Pioletti e gli uomini del Nucleo Valutario della Guardia di Finanza per fare il punto della situazione e per stabilire le prossime strategie investigative.

Fuori degli uffici della magistratura la vicenda dei fondi del Pdl assume tutti altri toni. Il caso Fiorito ha creato non pochi problemi all'interno del Pdl e ha fatto esplodere alla luce del sole tutte le dinamiche interne al partito laziale che si muoveva su equilibri da scacchiera.
C'è chi come Cicchitto cerca di smussare i toni dichiarando: “Con l'autosospensione di Fiorito si è addivenuti ad una salvaguardia minima per il partito. Altre questioni più propriamente politiche andranno affrontate di comune intesa fra il partito regionale e quello nazionale anche tenendo conto dei problemi posti dalla Presidente Polverini. Poi sarà la magistratura che evidentemente è l'unica ad avere gli strumenti adeguati ad accertare tutti i termini reali della situazione con le relative responsabilità e ad essa ci rimettiamo anche perché in una procura guidata da un magistrato come il dott. Pignatore abbiamo piena fiducia".

Non li smussa affatto, invece, Renata Polverini che già andando via dalla riunione del partito era furibonda perché non si era presa una decisione sul futuro di Fiorito e poi, il giorno successivo, la sua autosospensione non dovrebbe averla sollevata. La presidente della regione voleva la punizione esemplare. 

E ora? Ora diverse strade potrebbero essere intraprese dal Pdl laziale e la Polverini certamente potrebbe essere la figura chiave per il riassetto del partito, o meglio, delle poltrone. Innanzitutto quella da capogruppo che oggi, dopo il caso Birindelli e le faide interne nel pdl viterbese e ciociaro, assume una nuova valenza.

Infatti,  tecnicamente un capogruppo in carica c'è già: si chiama Francesco Battistoni, viterbese, ex FI, vicino ad Antonio Tajani e che fu al centro del caso Birindelli. Ha preso il posto del ciociaro Fiorito (An corrente Alemanno) a fine luglio, mettendolo in minoranza con un blitz. Ma Battistoni, pur non essendo in alcun modo indagato, è stato tirato in mezzo da Fiorito che ha diffuso le note spese degli altri consiglieri del gruppo, non sempre all'insegna della sobrietà. E infatti una furibonda Renata Polverini avrebbe voluto che il Pdl sospendesse contestualmente entrambi e si trovasse un terzo nome 'pulito', e avrebbe perfino messo sul tavolo le sue dimissioni. L'autosospensione di Fiorito dunque non l'ha soddisfatta.

La governatrice del Lazio vuole trasparenza e chiarezza nei conti, e sarebbe anche pronta, se non le otterrà, a tagliare i fondi destinati ai gruppi in Consiglio. Unendo così l'"operazione pulizia" a quella "costi politica". Tecnicamente può farlo: sarebbe una sfida politica a viso aperto, una battaglia all'ultimo sangue, o all'ultimo voto.

Eppure, si ragiona alla Pisana, non si vede oggi motivo per cui Battistoni possa spontaneamente autosospendersi. Né può sospenderlo il partito, perché risulterebbe più severo con lui che con l'indagato Fiorito che infatti lo punzecchia: "il mio è stato un atto di dignità che altri potrebbero seguire".

Il passo indietro di Battistoni da capogruppo, sarebbe il secondo: già assessore, dovette uscirne per le quote rosa, potrebbe essere 'risarcito' quindi con una candidatura in parlamento alle prossime Politiche. Dovrebbe essere questa la soluzione che Alfano discuterà a breve con i coordinatori regionali. Per la successione a Battistoni gli indizi puntano su Antonio Cicchetti, ex capogruppo di An, anche lui come Battistoni 'assessore lampo' non solo non risarcito ma anzi orgogliosamente privo di incarichi extra. Ma per ora, nel Pdl laziale, non si ride. E c'è anche chi sospetta che il forfait di Berlusconi ad Atreju possa essere in qualche modo legato al caso Fiorito. Con un partito regionale sotto accusa, è il ragionamento, e una ricandidatura di Gianni Alemanno al Campidoglio su cui non c'è certo unanimità tra le anime del partito, Roma potrebbe non essere in questo momento per il Cavaliere il contesto più indicato dove ripresentarsi sulla ribalta nazionale.

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