Fiume Tevere: a Roma ci sono 250mila persone a rischio alluvioni ed esondazioni

Gli Stati Generali del Tevere hanno messo in luce la necessità di attivare una "filiera istituzionale" che punti alla manutenzione del fiume. Anche perchè, in caso di piena, sono stati stimati danni per 27 miliardi

Manutenzione idraulica, contratti di fiume, rischio alluvioni e gestione delle piene. Nella sala polifunzionale di Palazzo Chigi, mercoledì 14 novembre, l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino Centrale l'Ispra e la Protezione civile, hanno presentato il primo rapporto sullo stato del Fiume Tevere

Cittadini a rischio alluvioni

In giro per la città ci sono tante "manine" e lapidi di marmo che riportano i livelli di piena del fiume. Si trovano sui muri delle chiese e dei palazzi del centro storico. Sono un ottimo indicatore per comprendere quale sia stata, ed in parte ancora è, il potenziale distruttivo del fiume Tevere. Le targhe a Santa Maria sopra Minerva, vicino al Pantheon, sono numerose. Ma non mancano neppure fuori le mura di Castel Sant'Angelo. Il rapporto dei romani con il Tevere è mutato nei secoli, ma non  è il caso di abbassare il livello di guardia perchè ci sono 250mila persone che vivono e lavorano a Roma che sono a rischio alluvioni ed esondazioni. Com'è emerso nel corso degli Stati generali del Tevere, è la più importante esposizione in tutta Europa. E non è il caso di sottovalutarla.

Piene storiche e possibili danni

Come invocato  da Erasmo D' Angelis,  segretario generale dell’Autorità di distretto idrografico dell’Appennino centrale, "va riscoperta la cultura del fiume". Pensare che i muraglioni eretti dopo le migliaia di vittime avutesi con la piena del 1870, può sembrare infatti illusorio. E le immagini, trasmesse durante il convegno, dell'inondazione del 1937 lo hanno dimostrato chiaramente. Servono  quasi 700 milioni di euro per mettere al riparo la Capitale dai rischi del dissesto idrogeologico. PErchè un evento drammatico come quello del '37, a Roma comporterebbe un danno stimato in  27.873 milioni di euro. Anche per questo ha osservato D'Angelis "serve una grande collaborazione tra tutte le istituzioni".

Roma Capitale ed il rischio idrogeologico

"L'amministrazione è ben consapevole del rischio idrogeologico e del dissesto che può subire il territorio" ha annunciato l'assessora capitolina Margherita Gatta, che ha elencato tutte le misure messe in campo dal Comune. Dalla nascita dell'ufficio Tevere presso la direzione generale del Campidoglio, all'istituzione dell'ufficio per il rischio idrogeologico presso il Dipartimento Simu. Tra le iniziative messe in campo dall'amministrazione centrale, l'assessora ha ricordato anche la stipula  del contratto di fiume da Castel Giubileo alla foce del Tevere. E' uno degli 11 che sono finora partiti, 5 sul territorio del Lazio. Tra le azioni messe in campo dal Campidoglio, Gatta ha ricordato anche la sinergia attivata con la Capitaneria di porto per la rimozione dei relitti.

A cosa serve un contratto di fiume

I relitti affondati

Sono ben 22 le imbarcazioni affondate che, dalla diga di Castel Giubileo a Fiumicino, sono stati monitorati dalla Capitaneria. Alcuni interventi sono già partiti e ad ottobre, ha ricordato il comandante Marini, è stato rimosso una nave da diporto della lunghezza di 35 metri che era semi affondata. Operazione conclusasi a spese della proprietà del natante. Rispetto alle rimozioni, una volta che è stato fatto il censimento, la Capitaneria ha individuato delle priorità. I prossimi interventi si svolgeranno quindi a Fiumicino.

I rischi in caso di piena

L'appuntamento ha consentito di fare il punto anche sui danni che una piena potrebbe causare. Nel bacino sono a rischio 890 beni culturali, la gran parte dei quali nel centro di Roma. Nel caso poi di un evento come quello verificatosi il 28 dicembre del 1937, è stato simtato un danno per la Capitale pari a 27.873 milioni di euro. "anderebbe in bancarotta il Campidoglio e forse anche lo Stato - ha osservato il Segretario generale dell'Autorità di Bacino - senza pensare al costo principale, quello in termini di perdita di vite umane". Per evitare che uno scenario del genere possa realizzarsi, non bisogna lasciare niente d'intentato, dal sistema fognario ai corsi d'acqua minori.

I bacini minori, l'urbanizzazione e gli interventi programmati

"L'impatto del rischio idraulico a Roma va calcolato anche sulla base della presenza dei bacini minori dove una piena si puo' verificare in tempi molto brevi-  ha fatto notare Ferranti, dirigente dell'autorità di bacino - Tre ore di pioggia possono mettere in crisi bacini come nella zona di Tor Sapienza dove l'urbanizzazione violenta ha martorizzato, ingabbiato, impermeabilizzato il corso d'acqua". Alcuni interventi sui corsi d'acqua minore, sono comunque già stati pianificati, grazie a 10 milioni di euro stanziati dal Ministero dell'Ambiente. Riguarderanno i fossi Galeria, Vallerano, Almone, Tor Sapienza, San Vittorino e Prima Porta. Interventi prioritari perchè "si e' capito che con una semplice attività  di progettazione di manutenzione - ha ribadito  - si riesce a ridurre significativamente il rischio idraulico".

La necessaria collaborazione tra le istituzioni

Spendere 700 milioni eviterebbe, in caso di piena, di dover fronteggiare costi equivalenti ad un'intera manovra finanziaria.  Perchè la prevenzione funzioni, occorre innanzittutto agira sulla consapevolezza. La riscoperta di una cultura fluviale che passa anche per i contratti di fiume. Ma poi è necessario disporre d' "una filiera istituzionale che creda nel progetto di messa in sicurezza del Tevere" ha ricordato D'Angelis. "la filiera parte dal governo ed arriva all'ultimo dei municipi di Roma. "Non . abbiamo bisogno di una grande opere - ha spiegato il Segretario Generale D'Angelis - ma di un grande lavoro di manutenzione, riqualificazione, rinaturalizzazione, depurazione delle acque nei tratti urbani. Perchè Roma vuole vivere il fiume esattamente come le altre capitali europee". Vale a dire, in piena sicurezza. 


 

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