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Giorgio de Finis, direttore del Rif

Giorgio de Finis, direttore del Rif

A maggio il Festival delle periferie, l’evento ‘phygital’ che accende la città

Il festival si terrà dal 21 al 23 maggio. Il direttore del Rif, de Finis, ha anticipato a Romatoday come verrà costruito il programma

Tre giorni dedicati al tema della periferia, quella romana e quella delle altre metropoli su scala globale, con un fittissimo programma di lectio magistralis, performance artistiche, video, concerti, tavole rotonde. Questa l’iniziativa promossa dal Museo delle Periferie, nato dalla collaborazione tra l'assessorato alla Crescita Culturale, il VI municipio e l'Azienda speciale Palaexpo. L’evento, che si terrà dal 21 al 23 maggio, si svolgerà in presenza e online. “Sarà un festival ‘phygital’” - spiega l’antropologo Giorgio de Finis, direttore artistico del Rif, ex direttore del Macro (nella versione “Asilo”) e ideatore del museo ‘abitato’ Maam. 

È ormai chiaro che a maggio saremo ancora obbligati a rispettare il distanziamento fisico a causa della pandemia e, dal momento che non vogliamo rinunciare al festival, abbiamo deciso di organizzare parte del programma in live streaming”. Lo strumento che sarà utilizzato non è Zoom. “Non vogliamo l’ennesimo webinar ambientato nelle cucine e davanti alla librerie di casa, o almeno non solo”, precisa de Finis con un sorriso. “Stiamo utilizzando una nuova piattaforma molto performante, disegnata e progettata ad hoc, capace di grande interazione, che ci permetterà uno scarto anche nella fruizione e nella partecipazione del pubblico agli eventi. Sarà quasi tutto in diretta, con un palinsesto pensato su almeno tre canali e con eventi in contemporanea, come al Macro Asilo”.

La cabina di regia e la base operativa del Festival sarà il Teatro di Tor Bella Monaca, con due sale a disposizione e la nuova cavea all’aperto, inaugurata a ottobre anche con il contributo del Rif che ha invitato il Festival del Cinema di Roma a portare un pezzetto della sua programmazione in periferia. Non mancheranno dunque gli appuntamenti in presenza. “Utilizzeremo le due sale del teatro e il nuovo spazio all’esterno che stiamo impreziosendo con un’opera che Sten & Lex ultimeranno a giorni”. È il primo intervento d’arte promosso dal museo, che a breve avvierà i cantieri per la realizzazione di tre grandi muri nel comparto R8 di Tor Bella Monaca.
Il Festival delle Periferie non cadrà in un momento qualsiasi per Roma. “A maggio saremo in piena campagna elettorale, e questi ‘giri di boa’ sono sempre momenti in cui la città sembra più disposta a ragionare, a fare bilanci, a guardarsi allo specchio”.

Il programma molto articolato, sia dal punto di vista disciplinare, sia per le altre location coinvolte, è ancora in via di definizione. “Attorno al nucleo centrale, che verrà proposto direttamente dal Rif, ci saranno tutta una serie di appuntamenti autogestiti che rientreranno nel palinsesto del Festival come eventi collaterali”. Per quanto riguarda le lectio magistralis, “le stiamo organizzando anche con la collaborazione della casa editrice Castelvecchi, che ha coinvolto ad oggi decine di nomi davvero autorevoli. Le modalità con cui avverranno questi incontri dipenderanno da quanto sarà possibile spostarsi”, spiega ancora de Finis. Tra le tante star che compaiono nel programma della tre giorni figurano l’ambientalista indiana Vandana Shiva e l’economista Boaventura De Sousa Santos. Negli stessi giorni in cui si svolgerà il Festival delle Periferie, inoltre, verrà inaugurata la Biennale Architettura di Venezia, “e noi speriamo di poter condividere alcuni appuntamenti con il Padiglione Italia curato da Alessandro Melis, esperto di città resilienti, e già ospite del Rif”.

Tra gli eventi in presenza “avremo anche installazioni, che ci auguriamo di poter attivare in modo partecipato, come quella delle ‘Cento panchine’ a cura della Fondazione Pistoletto, performance teatrali, musica, con una attenzione alla trap e al rap”.

La piattaforma del Festival delle Periferie ospiterà poi “due eventi agli antipodi”: da una parte un focus dedicato a chi amministra la città, dall’altra uno ‘speaker corner’ per dare voce ai cittadini. “La prima è stata pensata come una sorta di tribuna politica per le istituzioni: sindaci, presidenti di municipio, assessori, consiglieri, ma anche direttori di musei. Verranno invitati a parlare al Teatro di Tor Bella Monaca. Non vorremmo i saluti istituzionali o gli auguri di buon lavoro, ma un ragionamento approfondito sulla periferia che sia in grado di dialogare con quanto in quei giorni diranno filosofi, antropologi, urbanisti, architetti, scrittori, scienziati, artisti”. I cittadini potranno inoltre interagire in diretta con i loro interventi. Lo ‘speaker corner’ sarà di libero accesso per tutti: “Ognuno potrà inviare un messaggio video e dire quello che vuole, effettueremo solo un minimo di filtro per evitare di far passare messaggi violenti, razzisti o sessisti”.

Un’altra sezione ancora riguarda “realtà, progetti e spazi indipendenti” attivi in città. “Questa sezione del festival è legata al percorso di automappatura che il Rif ha avviato a ottobre e sta conducendo con l’obiettivo di realizzare una guida della periferia di Roma. A tutti questi soggetti chiederemo di organizzare qualcosa da includere nel palinsesto del Festival”, spiega ancora de Finis. “Il Festival sarà quindi anche un modo per far vedere che la periferia non è morta, non è un dormitorio, non è triste e grigia, e sarà mi auguro una bella occasione per accendere tutte insieme queste realtà. Come se decidessimo di mandare un segnale luminoso nello spazio, attivandoci tutti nello stesso istante; l’effetto è che vedresti un grande anello illuminato intorno alla città”.

Le questioni della periferia e della metropoli, conclude de Finis, “verranno declinate in maniera interdisciplinare. Toccheremo i temi più disparati, uscendo anche dai confini di Roma. Non dobbiamo dimenticare che non si tratta del Museo delle periferie di Tor Bella Monaca ma del pianeta Terra. Viviamo un’epoca che privilegia l’ecosistema urbano, e le delicate questioni (sociali, ambientali, politiche) che l’habitat d’elezione dei sapiens del Terzo millennio pone non sono affatto banali”.

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