Linea G: c'è l'ok del Ministero, dalla Regione la lamentela: "Scarso coinvolgimento". Il Comune smentisce

Il presidente della commissione regionale Trasporti, Patané: "Comunicazioni assenti fino alla settimana scorsa". Dall'assessorato: "L'iter era avviato"

L’intesa in conferenza Stato-Regione è stata raggiunta. Il decreto con il quale il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit) assegnerà al Comune di Roma oltre 213 milioni di euro per trasformare la ferrovia Termini-Giardinetti, che oggi si ferma a Centocelle, in un tram che arriverà a Tor Vergata è quasi pronto. Manca solo un passo: il trasferimento della linea dalla Regione, anche se in gestione ad Atac, al Comune. In altre parole, la sua trasformazione da linea ferroviaria a linea tranviaria. Il via libera ai fondi, si legge nello ‘schema di decreto’ del Mit del 15 maggio scorso, “è subordinato […] al completamento della procedura in corso”. Allo stesso tempo, “l’assegnazione del finanziamento in argomento è condizione essenziale per tale trasformazione”. 

La notizia è stata data sabato scorso dall’assessore capitolino ai Trasporti, Pietro Calabrese: “Ora potremo aprire la Conferenza dei servizi sul preliminare e procedere con il progetto definitivo”. Il Campidoglio avrebbe preferito mantenere la linea così com’è, con l’attuale scartamento ridotto, ovvero una distanza tra i binari inferiore a quella di un tram. Ma il Mit mesi fa, accettando di finanziare l’infrastruttura, aveva prescritto la realizzazione dello scartamento ordinario, chiedendo quindi di adattare la distanza delle rotaie della ferrovia a quelle di un tram. Non a caso la cifra chiesta all’inizio dal Comune di Roma era inferore: pari a circa 163 milioni di euro. Ora si apre la partita del trasferimento dell’infrastruttura, che è già stata inserita come opera strategica nel Piano urbano per la mobilità sostenibile capitolino, dalla Regione al Comune. 

Il progetto della 'linea G'

Dall’assessorato capitolino ai Trasporti fanno sapere che “con decreto dirigenziale la Regione ha preso atto dell'ampia documentazione redatta da Atac ai fine della riclassificazione in tranvia e ha quindi già avviato le procedure di conferimento della gestione della linea ai sensi della legge regionale 30 del 1998”. Il documento porta la data del 1 ottobre 2019 e ha per oggetto: "Riqualificazione della ferrovia regionale Roma-Giardinetti in linea tranviaria". Richiama una serie di comunicazioni in merito intercorse tra la Regione, il Ministero e l'Atac, e tra gli elementi decretati inserisce: “Avviare le procedure per il conferimento della gestone della linea tranviaria a Roma Capitale”. In questo quadro, fanno sapere dall’assessorato, “la decisione del Mit è funzionale al completamento della procedura”. 

A lamentare poco coinvolgimento è però il presidente della commissione Trasporti alla Regione Lazio, Eugenio Patanè, che il 3 luglio del 2018 aveva convocato una seduta sul tema alla quale avevano partecipato sia l’allora assessora capitolina ai Trasporti, Linda Meleo, sia quello regionale, Mauro Alessandri. “Emerse che non c’era alcun problema a concedere la proprietà della linea al Comune di Roma, considerando anche la sua funzione nel quadro del trasporto cittadino”, spiega Patanè a Romatoday. “In quell’occasione era stato chiesto di indicare quali finalità trasportistiche potevano essere raggiunte grazie al cambio di proprietà. Il giorno seguente l’assessore inviò una lettera alla Meleo confermando questa impostazione. Non c’è mai stata una risposta ufficiale”, denuncia ancora Patané, “nonostante nel frattempo l’opera sia stata inserita nel Pums e sia stato elaborato un progetto su un’opera di proprietà di un altro ente senza nemmeno interpellarlo”. 

L'assessorato regionale ai Trasporti di Mauro Alessandri, inoltre, dopo il passaggio di poltrona tra Linda Meleo e Pietro Calabrese, il 18 ottobre 2019 ha scritto una lettera al nuovo assessore chiedendo se l'intenzione di trasferire la proprietà della tratta fosse rimasta invariata. "La risposta di Calabrese con la richiesta di far ripartire il dialogo sul trasferimento è arrivata solo lunedì 18 maggio”, continua l’esponente dem alla Regione. “Non è questo il modo di rapportarsi tra istituzioni, perché anche in merito al progetto avremmo potuto discutere insieme di molti altri aspetti relativi al sistema dei trasporti in quell’area”, conclude Patanè annunciando che presto convocherà una commissione sul punto “per cercare di accertare la correttezza dell’iter seguito”. 

Ora che il Mit ha confermato la disponibilità a finanziare la ristrutturazione dell'opera, e il Campidoglio è sicuro di non ritrovarsi proprietario di una tratta che necessita di manutenzione ma senza adeguati finanziamenti, l'iter per il passaggio si dovrebbe avviare a compimento. Non ci dovrebbe volere molto tempo. Fonti della Regione Lazio fanno sapere che le attività preliminari e le prime verifiche sulla fattibilità dell'operazione sono già state svolte nel dicembre del 2018. Manca la definizione delle compensazioni, non necessariamente economiche, per fare in modo che l'operazione non finisca nel mirino della Corte dei Conti e infine si potrà formalizzare il passaggio con una delibera di giunta. 

Intanto, dal momento che per la posa della prima pietra passerà ancora molto tempo, lo stesso Patané sostiene la necessità di riattivare il tratto che va da Centocelle a Giardinetti, chiuso ai tempi dell’amministrazione di Ignazio Marino per l’apertura della metro C che in quel tratto corre parallela al trenino. “Le fermate però sono sfalsate e interi quartieri sono rimasti senza collegamento efficiente”, commenta ancora Patanè. 

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Anche il ‘Coordinamento Roma-Giardinetti’, costituito dalle associazioni Legambiente Lazio, Osservatore Regionale sui Trasporti, TrasportiAmo e Assoutenti-UTP, è tornato a chiedere “la riapertura della tratta ferroviaria Centocelle-Giardinetti in tempi rapidi”. Si legge in una nota: “Infatti, attualmente sono altre le priorità, garantire il distanziamento fisico per ragioni sanitarie e offrire ai quartieri oltre Centocelle, ricadenti nel Municipio VI, un collegamento rapido e capillare, sostenibile e alternativo alla Linea C. Adesso”, continuano “occorre alleggerire la metropolitana e decongestionare il nodo di interscambio di San Giovanni, Metro A-C. È insensato continuare a pagare un servizio integrativo bus e sovraccaricare la Metro A”. E infine: “Roma Capitale e Regione Lazio superino gli steccati partitici e cerchino di individuare soluzioni per arrivare alla riattivazione della tratta, riportare al centro del dibattito le necessità dei cittadini”. 

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