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Emergenza abitativa e sfratti, da Federcasa e sindacati una proposta al Governo: "Servono più case popolari"

Da finanziamenti costanti a una riforma degli enti gestori. Presentate le proposte di Federcasa e i sindacati Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini al Governo

Finanziamenti certi e costanti per le politiche della casa. Integrazione al reddito delle famiglie in difficoltà con un rifinanziamento del Fondo di sostegno agli affitti e di quello per la morosità incolpevole. Aumento dell'offerta di alloggi in locazione a canone sostenibile e rilancio dell'edilizia residenziale pubblica. E ancora. Riforma degli enti gestori. Sono solo alcune delle proposte contenute in un documento di intenti che Federcasa, associazione che riunisce gli enti di gestione delle case popolari in Italia, insieme ai sindacati di categoria Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini sottoporranno al Governo e alle Regioni. 

La piattaforma è stata illustrata questa mattina nel corso di una conferenza stampa con i rappresentanti delle organizzazioni firmatarie. La presentazione del documento cade in giorni in cui in Parlamento è in discussione una legge di Bilancio che, “salvo il rifinanziamento del fondo di sostegno all’affitto 2021-2022, non contiene misure capaci di affrontare l’emergenza che abbiamo di fronte”. A preoccupare i presenti anche la mancata proroga allo stop all’esecuzione degli sfratti che “riguarderanno decine di migliaia di famiglie”. Da più parti, i rappresentanti sindacali hanno infatti ribadito la richiesta già avanzata al Governo di arrivare a una proroga di sei mesi. In sintesi il documento si propone di dare risposta a una situazione di disagio abitativo cronico, diventato vera e propria emergenza con la crisi economica legata al Coronavirus, con un piano di politiche strutturali.

Solo nel 2019 in Italia sono state emessi 50mila provvedimenti di sfratti, oltre l’80 per cento dei quali per morosità incolpevole. 26mila gli sfratti eseguiti. 650mila le famiglie in lista per l’assegnazione di una casa popolare. Numeri alti anche a Roma, seppur il netto calo rispetto agli anni precedenti: 4.643 nuove richieste di sfratto; 1400 quelli eseguiti; circa 13mila famiglie in attesa di un alloggio pubblico.

“La prolungata crisi economica e la pandemia causata da Covid-19, sta aggravando la situazione dei nuclei più deboli e allargato la fascia delle famiglie non più in grado di acquistare un’abitazione né di affrontare i canoni del libero mercato”, esordisce il documento. “Tutto questo determina un aumento della domanda di affitto” con “le famiglie che incontrano ulteriori difficoltà dovute alla mancanza di offerta ed ai costi estremamente elevati degli affitti, la cui incidenza sul reddito complessivo risulta eccessivamente elevata. Gli ultimi dati ci dicono che il 49% delle famiglie in locazione è in difficolta a pagare il canone”, continua. Nel documento emerge chiara una denuncia: nel mercato immobiliare italiano, dominato dalla cosiddetta ‘casa di proprietà’, “l’edilizia pubblica sociale è particolarmente sottodimensionata”. Per questi motivi, secondo i proponenti, il mercato immobiliare richiede attenzione. E “lo Stato ha numerose competenze in materia”.

Uno dei punti chiave sottolineati nel documento riguarda uno stanziamento certo e continuativo di finanziamenti per l’edilizia sociale pubblica in modo tale che Regioni e Comuni possano mettere in campo misure per aumentare gli alloggi pubblici “con modalità e procedure che devono diventare ordinarie”. Queste risorse, “devono essere concentrate sull’edilizia residenziale pubblica e non  su progetti alternativi fino a oggi rivelatisi fallimentari o quantomeno non risolutivi del disagio”. Tra le risorse disponibili citate nel corso della conferenza stampa figura il Recovery Plan, gli 850 milioni di euro stanziati dal ministero delle Infrastrutture per programmi di rigenerazione urbana e i 970 milioni di euro di fondi ex Gescal non ancora spesi. 

Il documento termina con un lungo elenco di proposte finalizzate a dare seguito alle necessità espresse. Federcasa e sindacati chiedono di “riprendere il confronto al fine di ripristinare un flusso di finanziamenti certi e costanti” sulle politiche abitative in particolare aumentando l’offerta di alloggi a canoni sociali, completando il ‘Programma di interventi di recupero e razionalizzazione’ del patrimonio esistente, così come previsto dal piano casa dell’ex governo Renzi (legge 28/3/2014 numero 47) e più in generale rilanciando l’edilizia residenziale pubblica. Viene inoltre chiesto un sostegno al reddito delle famiglie in difficoltà con il pagamento degli affitti, “attraverso un rifinanziamento adeguato del Fondo di sostegno affitti e del fondo per la morosità incolpevole che vanno unificati”, e di creare l’Osservatorio nazionale sulle politiche abitative previsto dalla legge sulle locazioni, la numero 431 del ‘98.

Nel corso della presentazione del documento i presenti hanno sottolineato l’importanza di riformare la gestione degli immobili pubblici procedendo con un riordino degli enti. Tra le richieste anche l’abolizione dell’Imu per l’edilizia pubblica. L’obiettivo, espresso a più riprese dai presenti, è l’avvio a gennaio di una conferenza programmatica con la partecipazione del Governo, in particolare del ministero delle Infrastrutture, l’Anci, la Conferenza stato regioni, Federcasa e i sindacati “con lo scopo di definire con chiarezza gli obiettivi di una nuova politica abitativa ed i nuovi compiti e ruoli dell’edilizia residenziale pubblica”.

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