Politica

Alluvionati e sgomberati sotto sfratto nei residence: "17 famiglie rischiano di restare per strada"

8 famiglie sono state colpite dall'alluvione del 31 gennaio 2014. 4 vivono in una struttura a Torrevecchia. In entrambi i casi, sfratto previsto all'inizio di marzo. I 5 nuclei che risiedevano nell'ex Orsa Maggiore invece "dormono in macchina da un mese"

Il presidio fuori dall'assessorato alle Politiche Abitative

Rischiano di restare senza un tetto sopra la testa. Espulsi per "terminata emergenza" dal sistema dell'assistenza alloggiativa, esclusi perché la convenzione delle Politiche Sociali è stata lasciata 'scadere' senza che nessuno si facesse carico della loro situazione. Tre strutture, due storie differenti, nessuna facile, tutte con alle spalle gravi disagi abitativi. Un gruppo di inquilini sotto sfratto insieme al Comitato residence e Caat di Roma si sono radunati ieri mattina davanti alla sede dell'assessorato alle Politiche Sociali di viale Manzoni. "Chiediamo che queste famiglie non vengano dimenticate e il Comune si faccia carico della loro ricollocazione in altre strutture perché altrimenti resteranno in mezzo ad una strada" la denuncia di Elisa Ferri, del Comitato. 

Una di queste storie riguarda le famiglie allontanate dalle proprie abitazioni dopo l'alluvione che travolse molte zone a nord della città il 31 gennaio 2014. Vennero trasferite all'Hotel Flamininius, lungo la via Flaminia. Alcuni di loro trovarono con il tempo un'altra sistemazione. 8 famiglie vivono ancora nell'hotel e tra due giorni verranno sfrattate dalla struttura: "Non possiamo fare a meno di osservare che la situazione di emergenza in occasione del nubifragio del 31 gennaio 2014 non risulta più essere attuale e che l'Amministrazione Comunale già in data 14 maggio 2014 dichiarava che non avrebbe più assunto alcuna obbligazione in relazione all'erogazione dei summenzionati servizi" si legge nella lettera inviata dalla società che gestisce l'Hotel agli inquilini.

Pertanto "le comunichiamo che la struttura dove lei tutt'ora si trova dovrà tornare, nel più breve tempo possibile, a svolgere quella funzione per la quale è stata creata, ovvero quella alberghiera". Tempo per lasciarla: "10 giorni da ricevimento della presente", il 20 febbraio. Alternative zero. "Queste famiglie non hanno un posto dove andare" spiega Ferri. "L'ex assessore Danese (assessore alle Politiche Sociali della Giunta Marino, ndr) aveva promesso che avrebbero potuto richiedere il buono casa e invece oggi si ritrovano fuori da qualsiasi graduatoria senza il diritto ad alcuna assistenza".

Insieme agli 'sfollati', a protestare fuori dagli uffici di Viale Manzoni, anche 9 famiglie dislocate in due residence per l'emergenza abitativa cittadini: quello di via Celso Costantini a Torrevecchia, i cui servizi sono forniti da una delle cooperative riconducibili al Consorzio Casa della Solidarietà, così come il centro di accoglieza Orsa Maggiore, di via Giuseppe Toraldo, a Torre Angela. Così come previsto dal piano capitolino, le strutture "chiuderanno nei prossimi giorni". 4 famiglie nella prima struttura, 5 nella seconda "rischiano di rimanere per strada". Tutti gli altri inquilini sono stati spostati in altre strutture "mentre nove famiglie non rientrano nel censimento degli aventi diritto. Per loro niente buono casa, nessuna alternativa. Ci chiediamo come possa essere accaduto tutto ciò" continua Ferri. "Se escono da lì, ad attenderli ci sarà solo la strada". 

Si tratta di famiglie accolte all'interno del 'sistema residence' all'inizio del 2012 dopo che nell'agosto del 2011 erano state sgomberate da un immobile occupato senza titolo, un'ex scuola abbandonata a Tor Carbone. Un'assistenza, la loro, frutto di una convenzione con le Politiche Sociali, diversamente dagli altri nuclei che vivono nei residence, che rientrano invece nei servizi gestiti dal dipartimento delle Politiche Abitative. La convenzione da parte del Comune, spiegano fonti qualificate, è stata sospesa ufficialmente nel 2014 e nel 2016 sono stati interrotti anche i servizi erogati in loro favore. Sia le famiglie della struttura di Torrevecchia sia quelle dell'ex Orsa Maggiore, denunciano gli attivisti, sono rimaste nel limbo del 'senza titolo' per tanto tempo fino ad arrivare all'esito raccontato. Secondo quanto appreso, il Comune era al corrente della sospensione dei servizi erogati.  

"Eppure" assicurano gli attivisti "non hanno redditi alti tali da giustificare questo trattamento. Per loro lo sfratto significa la strada". Queste famiglie "sono entrate nelle strutture di accoglienza grazie ad una 'Convenzione rom', quindi relativo alle Politiche Sociali. Perché in tutti questi anni di vita nei residence, tanto che molti di loro hanno la residenza in queste strutture, non sono mai stati regolarizzati? Dopo tanti anni di permanenza possiamo dimostrare che hanno il diritto all'assistenza". 

Nel primo pomeriggio di ieri una delegazione di attivisti e famiglie ha incontrato il direttore del dipartimento Politiche Sociali. In quanto all'esito, dagli uffici capitolini non arriva alcuna comunicazione. Negativo, invece, il commento degli attivisti: "Per la situazione delle famiglie dell'Hotel Flaminio e del residence di Torrevecchia sono arrivate proposte nebuolse e poco precise senza alcuna certezza in merito a quanto accadrà nei prossimi giorni" commenta Ferri. "Per gli altri è stata avanzata l'alternativa irricevibile di dare un tetto a donne e bambini lasciando gli uomini per strada". Si legge in una nota del Comitato: "Per l'ennesima volta, si conferma la necessità assoluta che venga nominato finalmente un assessore che si dedichi "alla casa", che fermi due dipartimenti (casa e sociale) che non fanno altro che litigare rimpallandosi responsabilità, in vero imputabili ad entrambe le parti, come nel caso di lunedì". 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Alluvionati e sgomberati sotto sfratto nei residence: "17 famiglie rischiano di restare per strada"

RomaToday è in caricamento