La battaglia di San Basilio 43 anni dopo: "La casa è ancora un problema"

Venerdì il corteo per ricordare la morte di Fabrizio Ceruso, l'8 settembre del 1974

Immagine di repertorio dal sito Progettosanbasilio.org

L'appuntamento è in via Tiburtina 1064, una delle tante occupazioni abitative della Capitale. Al di là della consolare, a poche centinaia di metri da lì, sorge San Basilio, una borgata di case popolari chiusa su se stessa in un fortino di strade e di piazze nelle quali sembra impossibile capitare per caso. Venerdì a San Basilio si ricorderà il 43esimo anniversario della morte di Fabrizio Ceruso, un giovane di 19 anni ucciso da un colpo di pistola durante un'operazione di polizia che per diversi giorni aveva "assediato il quartiere nel tentativo di sgomberare quelle 150 famiglie che da più di un anno avevano occupato alcuni appartamenti Iacp in via di Montecarotto". Venerdì pomeriggio, con appuntamento alle 16.30 alla metro Rebibbia, partirà un corteo per ricordare che oggi "a distanza di più di 40 anni la casa continua ad essere un bisogno negato". Un modo, scrivono gli attivisti, per "riattualizzare" la memoria di un quadrante complicato, tra grandi stabili industriali in disuso, sale slot, centri di accoglienza per migranti abbandonati a loro stessi e grandi punti vendita commerciali.

Il residence occupato, di proprietà privata, che da quattro anni è una nuova casa per un centinaio di persone, diventa un ponte che si aggancia a quella memoria. Qui mi aspetta chi in quei giorni c'era per 'residenza' o per scelta e chi per nascita questo pezzo di storia non può far altro che portarselo addosso. 

"Cosa ricordo di quei giorni?". Paola non trattiene un rumoroso sorriso. Aveva 15 anni in quel settembre del 1974 e abitava in una casa popolare insieme alla madre. "Non ero tra gli occupanti ma è impossibile dimenticarsi quando arrivarono i poliziotti per cacciarli dalle case. I lacrimogeni, le gente intossicata, i fuochi per le strade, come si faceva una volta. E poi gli spari. Non si capiva più niente. La gente si rifugiava anche nelle nostre case e noi, per solidarietà, andavamo a vedere se c'era bisogno di qualcosa, cibo, coperte. Ormai era settembre e l'aria iniziava ad essere più fresca". Fabrizio lo conoscevano tutti nel quartiere. "E' stato un pezzo importante di quella battaglia e oggi lo ricordiamo perché in fondo, dopo tutta quella violenza, quelle persone hanno ottenuto una casa a Casal Bruciato. Hanno vinto. Non li hanno lasciati in mezzo a una strada".

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Via Monrecarotto - Immagine di repertorio dal sito Progettosanbasilio.org

Il racconto prende fiato quasi subito, inevitabilmente interrotto da un presente di sgomberi, in cui l'accesso ad una casa continua ad essere un miraggio. Paola oggi è tra gli occupanti di via Tiburtina 1064. "Quando mi sono sposata ho cambiato zona e ho avuto quattro figli. Poi mi sono separata, sono stata per un po' di tempo da mio fratello, ma non poteva durare a lungo, così sono tornata a San Basilio. In questa occupazione". Osservata con le lenti della storia collettiva la vicenda personale di Paola sembra assumere un'inclinazione circolare. "E' dura ripensare a tutto questo perché mi sembra di essere tornata indietro nel tempo, ma peggiorando. Quarant'anni fa aiutavo gli occupanti nella loro battaglia, oggi sono io che sono costretta a occupare". 

"Il problema è che le case non le costruiscono più. Dopo la battaglia di San Basilio, che sul campo ha lasciato un morto e tanti feriti, le persone che ne avevano diritto hanno ottenuto un alloggio". Vittorio in quei giorni era a San Basilio come militante di Lotta Continua. "In quegli anni a Roma molti quartieri di case popolari, penso per esempio a Magliana, erano stati occupati da famiglie di senza casa. A San Basilio si decise di dare un segnale forte a tutto il movimento ma la risposta del quartiere fu inaspettata. Ricordo un'assemblea che si tenne nel lotto 50, alle 18, poco prima della morte di Fabrizio. Arrivavano le persone con le buste di limoni e i tubi dell'acqua. Alcune signore avevano portato pastasciutta per tutti. C'era chi lasciava la porta di casa aperta così ci si poteva rifugiare dentro".

Fabrizio non era di San Basilio. "Era un ragazzo di 19 anni la cui famiglia aveva appena ottenuto un alloggio a Villa Adriana, a Tivoli. Avrebbe potuto starsene a casa a sistemare la sua nuova camera. E invece decise di correre a San Basilio a sostenere la battaglia degli occupanti. E non di certo per pubblicare una fotografia su Facebook e dire a tutti che c'era stato. Lo ha fatto per solidarietà disinteressata. Fabrizio Ceruso è come un mito, un racconto che si trasforma nel tempo, a volte si ingigantisce, altre diminuisce, ma resta lì, nella memoria del quartiere, e te lo porti dietro per tutta la vita".

Federico nel settembre del 1974 non c'era, è nato nelle case "dell'occupazione del 1988" ma il nome di Fabrizio Ceruso sembra conoscerlo da sempre. "Sentivo il suo nome in una canzone della Banda Bassotti e crescendo mi sono documentato sulla sua storia". Che poi era anche la storia del suo quartiere. Ma la memoria non si mantiene da sola. E come spesso accade con le storie che arrivano da quegli anni complicati è fatta di tanti frammenti spesso difficili da tenere insieme. Così negli ultimi anni un gruppo di realtà del territorio ha dato vita al progetto 'San Basilio, storie de Roma' e ha realizzato un documentario su quelle giornate. Parla anche Federico in quel video. Oggi vive nell'occupazione di via Tiburtina 1064 insieme ad altri 'figli di occupanti' di San Basilio. 

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Immagine di repertorio (foto dal sito Progettosanbasilio.org)

Dopo un'estate di sgomberi l'amministrazione a Cinque Stelle ha stabilito con fermezza che avranno diritto a una casa popolare solo quanti sono in graduatoria per un alloggio Erp. E fuori dall'universo solidale di movimento, la presenza ormai massiccia di famiglie migranti in attesa di un'abitazione è spesso benzina gettata sul fuoco. "Non è razzismo. Le case non ci sono e la guerra tra poveri, quando sgomberi una famiglia per mettercene un'altra, si alimenta". Da queste parti la speranza che un posto il lista per l'assegnazione di una casa popolare sia la soluzione sembra praticamente vana. Via Tiburtina 1064 è un'occupazione di un immobile privato, non di case popolari. Ma anche a San Basilio, come in molti altri quartieri pubblici della città, ci sono ancora case popolari occupate senza titolo. "Certo, non è sempre per coscienza di classe, i tempi sono cambiati. Però quando vedi che tante abitazioni sono chiuse, murate, senza nessuno dentro, capisci che c'è qualcosa che non funziona. Come si fa ad aspettare una casa per più di 10 anni? La sensazione è che l'importante sia restare invisibili e non organizzati". 

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E' per questo che venerdì al corteo ci saranno anche i rifugiati sgomberati da piazza Indipendenza e da via Quintavalle. "Chiederemo di fermare gli sgomberi e gli sfratti, di attuare la delibera regionale, perché è necessario iniziare a dare una risposta a questa situazione, ma anche di fermare quella guerra tra poveri che dipinge l'immigrato come colui che ruba le case agli italiani, l'occupante a chi è iscritto in graduatoria. Non possono pensare di risovere tutto con gli sgomberi, le persone non possono sparire".

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