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Pomezia, consiglieri M5s annunciano dimissioni per far cadere il sindaco Fucci 

L'addio della maggioranza dopo l'approvazione del bilancio. Fucci: "Gesto irreponsabile"

Fabio Fucci (Foto Ansa)

Hanno annunciato ieri le dimissioni di massa, dopo il consiglio per l'approvazione del bilancio di previsione 2018. Così la legislatura grillina guidata dal dissidente Fabio Fucci, finisce dal notaio. Sono i consiglieri di maggioranza M5s ad abbandonare gli scranni per far cadere il primo cittadino, che ha lasciato il Movimento per ricandidarsi alle prossime comunali con la lista civica Essere Pomezia, unica strada per aggirare la regola pentastellata dei due mandati. 

E allora ecco il capogruppo M5s Dario Vitiello che ha accusa il sindaco di fare campagna elettorale sfruttando il suo ruolo: "Non possiamo sostenere un primo cittadino che è in contrasto con una forza politica che lo ha sostenuto in questi anni. Dopo l’approvazione del bilancio protocolliamo le dimissioni". E lui, Fabio Fucci, "il Pizzarotti del Lazio", che attacca gli ex compagni, rei di "un gesto irresponsabile" nei confronti dei cittadini. 

L'intervista - Fucci: "L'onestà non basta"

Non l'ha presa bene l'ormai ex sindaco, perché con la maggioranza - dopo lo strappo con i vertici M5s che non gli hanno permesso di ricandidarsi per la terza volta - aveva firmato una tregua per arrivare in fondo alla legislatura e portare a termine i programmi. E invece no. "Prendo atto di un gioco politico elettorale che, con l’unico obiettivo di colpire me, fa un danno alla nostra Città" scrive Fucci su Facebook. Che poi ringrazia la giunta, i dirigenti amministrativi, la famiglia. L'esperienza di governo si chiude, e lui andrà avanti in una corsa solitaria, senza il M5s, ma con una città che ha dimostrato di apprezzarne l'operato. 

D'altronde che il parlamentino di Pomezia si reggesse su equilibri precari da quando il sindaco ha messo la faccia su un altro simbolo, era chiarissimo. L'addio con Di Maio&Co, lo ricordiamo, si è consumato quando Fucci ha chiesto di potersi ricandidare per la terza volta a sindaco, forte del fatto che il suo primo mandato da consigliere è durato solo un anno e mezzo (la giunta è caduta prima). Ma il no è stato netto. E il divorzio pure. 


 

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