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Venerdì, 24 Maggio 2024
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Expo 2030, l'appello: "L'Arabia Saudita va esclusa, calpesta i diritti umani"

Lettera al BIE, l'organo internazionale che deciderà l'assegnazione: "I sauditi continuano a calpestare i diritti e a uccidere gli oppositori"

No all'Expo 2030 in Arabia Saudita. A chiederlo sono circa 12 gruppi che si occupano di tutela dei diritti umani, in una lettera inviata ai vertici del BIE, il Bureau International des Expositions che il 23 novembre 2023 si esprimerà sull'assegnazione dell'evento mondiale previsto nel 2030. 

Le associazioni per i diritti umani contro l'Epo 2030 a Ryiadh

Le città in corsa per ospitare Expo 2030 sono Roma, Ryiadh, Busan e Odessa. Proprio la capitale saudita è finita nel mirino di un folto gruppo di realtà che si occupano della tutela dei diritti umani, che ha scritto al BIE esortandolo a eliminarla dalle concorrenti. Il motivo per queste associazioni è abbastanza evidente: il governo saudita ricorre frequentemente alla pena di morte e agli arresti chirurgici per mettere a tacere gli oppositori e i sostenitori dei diritti delle donne. D'altronde l'intelligence statunitense ha ampiamente documentato il coinvolgimento del principe saudita Mohammed bin Salman nella sparizione e uccisione del giornalista Jamal Kashoggi, avvenuta a Istanbul nel 2018. 

"Sarebbe un tentativo di distrarre dalle numerose violazioni saudite"

"È fondamentale che riconosciate questo come un altro tentativo di sbianchettare gli abusi del passato e la
repressione in corso da parte della leadership saudita - si legge nella lettera ripresa dall'Ansa - . Ospitare l'Expo è un premio importante per la città prescelta, che attira turismo e affari. Come nel caso dell'organizzazione di
grandi eventi sportivi e di intrattenimento, l'esposizione sarebbe un tentativo di distrarre dalle violazioni dei diritti che non mostrano segni di diminuzione e non è probabile che cessino con vuote promesse di cambiamento,
innovazione e mega progetti di sviluppo".   

"Il mondo non può sorvolare sui terribili precedenti delll'Arabia"

Negli ultimi due mesi, il BIE ha visitato i quattro Paesi per valutare il loro potenziale di accoglienza, con la visita a Roma che si è consumata tra il 18 e il 22 aprile, subito dopo quella in Corea del Sud.  Zeinab Fayad, responsabile delle comunicazioni del Mena Rights Group, con sede a Ginevra, che ha guidato l'appello, ha dichiarato che
"era fondamentale sollecitare l'organizzazione a considerare la situazione prima che il processo andasse avanti. Se la candidatura dell'Arabia Saudita andrà avanti e, peggio ancora, finirà per ospitare l'Esposizione Universale del
2030, significherà semplicemente che il mondo sta sorvolando sui terribili precedenti dell'Arabia Saudita", ha dichiarato. 

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