Domenica, 14 Luglio 2024
Politica Romanina / Via Bernardino Alimena

L'ex residence Romanina 2 verrà chiuso il 30 giugno. Ecco dove finiranno le famiglie

Uffici, sindacati e politica trattano per il collocamento di 13 nuclei nelle case popolari. Gli altri andranno in altre strutture, compresi CAAT ancora funzionanti

Dopo nove mesi di polemiche, rivendicazioni, scontri politici e tavoli di confronto sta per chiudersi il capitolo relativo all'ex residence Romanina 2 di via Bernardino Alimena. Il 30 giugno il Centro di accoglienza alloggiativa temporanea verrà svuotato e chiuso. Lunedì 17 giugno ci sarà quello che sembra l'ultimo incontro tra dipartimento patrimonio, sindacati e maggioranza capitolina per limare gli ultimi dettagli. 

L'ex residence Romanina 2 chiude il 30 giugno

In base a quanto è possibile apprendere, secondo i criteri stabiliti dagli uffici dipartimentali di piazza Giovanni da Verrazzano saranno sicuramente 13 le famiglie, ospiti del CAAT, che verranno ricollocate in altrettanti alloggi popolari Erp, di proprietà del Comune e di Ater, entro il 30 giugno. Unione Inquilini è al lavoro per ampliare la lista, arrivando magari a 15. Così fosse, in totale sarebbero 40 persone sulle 80 complessive a vedersi assegnata una casa popolare dopo anni di attesa. 

Una trattativa lunga nove mesi

Non è stato semplice arrivare a una quadra. A settembre 2023 una lettera inviata dal direttore del dipartimento valorizzazione del patrimonio aveva messo in allarme le famiglie di Romanina 2. Nella comunicazione si informava dell'imminente chiusura dell'ex residence, a seguito di colloqui individuali che però, come sostenevano gli abitanti, non si erano mai svolti. Insieme a Unione Inquilini, le famiglie contestavano le destinazioni scelte, ovvero altri CAAT per la maggior parte distanti da Romanina. Anche il VII municipio e il Pd Roma fecero pressioni sull'assessore alla casa, Tobia Zevi, affinché si tornasse sulle posizioni iniziali garantendo una casa vera a più nuclei possibile. A guidare la mediazione per la maggioranza in Campidoglio sono stati la presidente della commissione sociale Nella Converti e quello della commissione casa Yuri Trombetti.

13 famiglie (forse 15) avranno una casa popolare

Si è arrivati quindi ad oggi, con la garanzia di una casa per 13 famiglie (anche se, ripetiamo, potrebbero diventare 14 o 15 nelle prossime ore). Unione Inquilini, durante i tavoli di trattativa, chiedeva che il criterio scelto per individuare le famiglie aventi diritto fosse la posizione in graduatoria, ovvero tra i primi 200 per ogni tipologia di nucleo in base alla composizione. Alla fine, sempre che qualcosa non cambi lunedì, gli uffici hanno ritenuto opportuno considerare le criticità: se ce ne sono due contemporanee, la famiglia ha diritto alla casa. La scelta è tra quattro categorie: anziani, persone sole, persone con disabilità e minori. Un passaggio decisivo, quello della definizione dei criteri: potrebbe essere un precedente da applicare a ogni prossima chiusura di ex residence.

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Dove sono gli alloggi assegnati

I quartieri dove verranno trasferite le famiglie assegnatarie (assegnazioni previste da una legge regionale che riserva una quota di case in graduatoria per specifiche situazioni d'emergenza) sono Serpentara, Tufello e Val Melaina per quanto riguarda il III municipio, Tor Bella Monaca e Villaggio Breda per quanto riguarda il VI, San Basilio in IV municipio. Al momento sono dieci le case già individuate, sei delle quali si dividono equamente tra Tor Bella Monaca e San Basilio: "Siamo soddisfatti, anche se a metà - commenta Andrea Cafiero di Unione Inquilini - perché si chiude un capitolo lungo con la garanzia di una casa vera per decine di persone in attesa da troppo tempo, ma speriamo che si possa ampliare la lista per far rientrare più famiglie possibile".

Trasferimenti in altri CAAT e contributi all'affitto

Oltre a chi avrà casa, c'è chi verrà trasferito in altri CAAT ancora funzionanti, mentre sui tre nuclei che risultano occupanti a Romanina 2, è in corso ancora una discussione. Unione Inquilini vorrebbe che  venissero ricollocati in strutture adeguate, qualora non si riuscisse a reperire una casa in affitto attingendo dai fondi della delibera comunale 163, che permette ai municipi di erogare un contributo massimo di 500 euro al mese come supporto alla locazione. Una legge del 1998 che, tra qualche mese, verrà superata da una nuova delibera discussa in Campidoglio. 

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