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Opinioni

Fabio Grilli

Giornalista RomaToday

Corviale

Ex Forlanini, più del degrado preoccupa la confusione: sono troppi i progetti naufragati

Cinquecentosessanta milioni di euro per realizzare il Tecnopolo romano nell’ex Forlanini, di cui 100 destinati all’ex ospedale. Sembra una buona notizia per chi ha a cuore lo storico complesso sanitario di via Portuense. E potrebbe esserlo davvero, a condizione che le buone intenzioni, questa volta, siano seguite da reali interventi di rilancio.
 
Da quando nel 2017 è stata scongiurata la dismissione dell’immobile, che si voleva cedere all’Agenzia del Demanio per 70 milioni di euro, le ipotesi di recupero dell’ospedale si sono infatti succedute ad un ritmo incalzante. Ogni anno una proposta, in grado di rilanciare un complesso che si sviluppa su quasi 170mila metri quadrati, che può vantare la bellezza di 12 ettari di parco e che era stato inaugurato nel 1934 come sanatorio per i malati di tubercolosi.

Nel 2017 la Regione ha anche attivato un portale finalizzato a coinvolgere i romani nell’individuare la destinazione dei padiglioni, dismessi nel 2015 tra le proteste di operatori sanitari e cittadini. Il processo partecipativo, una sorta di sondaggio, si è chiuso nel gennaio del 2018 ed ha fatto emergere l’esigenza di destinare gli spazi ad una pluralità di funzioni, a partire da quella sociosanitaria. Nel giro di pochi mesi però la Regione ha comunicato l’intenzione di realizzarvi uno studentato internazionale in cui ospitare , aveva spiegato il presidente Zingaretti, “le eccellenze che arrivano da tutto il mondo”. Una vocazione cosmopolita che è divenuta poi una sorta di comune denominatore per le successive proposte.

Arenata l’idea dello studentato, è stata tentata la strada della “Cittadella delle organizzazioni internazionali”. Un progetto che doveva coinvolgere IFAD e WFP ma che, dato in pasto alle banalizzazioni della politica, ha finito per trasformarsi nella bufala del Forlanini assegnato alle ONG.  Come se il Programma alimentare mondiale (WFP) ed il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), agenzie delle Nazioni Unite, potessero essere equiparate a semplici Organizzazioni non governative. Quell’ipotesi comunque non prevedeva di destinare l’intero complesso, ma solo una parte, per consentire alla regione di utilizzare alcuni padiglioni per le proprie esigenze logistiche. Perchè c’è anche stata la fase,  in cui si voleva utilizzarlo come “Centro Polifunzionale della Pubblica Amministrazione e dei servizi ai cittadini”.  

La presenza di un complesso ospedaliero, dismesso per riequilibrare il buco nel bilancio regionale causato dalla sanità, ha poi nutrito altre suggestioni. Su tutte quella di quanti, e tra questi decine di migliaia di cittadini, hanno sottoscritto una proposta di riaprire l’ex Forlanini. Una richiesta che, durante i primi mesi della pandemia, è stata abbracciata anche dalla Sindaca Raggi. Un sogno destinato ad infrangersi, questa volta senza responsabilità della Regione, perché semplicemente dopo 5 anni di inutilizzo, sarebbe stato necessario ristrutturare ed allestire, a tempo di record, padiglioni che in alcuni casi sono messi anche piuttosto male. Non è infatti un mistero che nel corso degli anni l’ex Forlanini si stato anche anche utilizzato come albergo della disperazione. E nelle sue camere, trasformate in squat, si è anche registrato un drammatico decesso.  

Tra le proposte, le speculazioni politiche e le illusioni, il Forlanini non è comunque stato riqualificato. Qualche tentativo di mantenerlo in vita è stato anche sperimentato, almeno sul piano culturale, ad esempio organizzandovi le arene estive. Per il resto è rimasto il regno dell’indeterminazione. Non è il degrado che preoccupa, quanto “l’assenza di una visione unitaria per il rilancio della struttura” come ha avuto modo di sottolineare, lo scorso maggio, la CGIL di Roma e del Lazio. Quindi non un organizzazione ostile, nè un avversario politico della Regione. Ed all’epoca non era stato annunciato neppure il Tecnolopolo romano che, Unindustria, Regione, Camera di Commercio e le tre università romane, vorrebbero realizzare ricorrendo ai fondi del Recovery plan europeo (PNNR). 
 
Ora bisogna capire se sia un’opzione compatibile con la penultima proposta, quella dell’Agenzia europea del farmaco. E se lo è anche con la casa della Salute e le RSA che, nel complesso, erano state annunciate. Al solito regna la confusione. E nell’incertezza, il Forlanini, prestando il fianco ad ogni speculazione, non viene riqualificato.
 

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