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Espulsi dal centro di Ponte di Nona, sit-in in Prefettura: "Reintegrateci"

I 13 richiedenti asilo erano stati allontanati dalla struttura di via Grappelli giovedì scorso. Ieri, insieme all'Usb, avevano avuto un incontro in Prefettura per chiedere di essere riammessi nel centro d'accoglienza ma con esito negativo

Foto Facebook Aboubakar Soumahoro

“Perché ci avete espulso? Non abbiamo il diritto di difendere i nostri diritti?”. Sono tornati davanti alla Prefettura di Roma in via IV Novembre i 13 richiedenti asilo espulsi giovedì scorso con  un'intervento della polizia dal centro di accoglienza di Ponte di Nona, gestito dalla Eriches 29 Giugno, una delle cooperative commissariate dopo l'avvio dell'inchiesta su mafia capitale, per chiedere il reintegro nel sistema d'accoglienza. Con loro l'Unione sindacale di base che insieme ai giovani, ieri pomeriggio, aveva avuto un incontro in Prefettura proprio per chiederne la riammissione, ma con esito negativo. 

Il gruppo di richiedenti asilo era stato espulso dal centro di accoglienza Namasté di via Giorgio Grappelli a Ponte di Nona Nuova, meglio conosciuto come ex Hotel Roma Est, per “violazione delle norme comportamentali” ma fin da subito i giovani avevano rigettato questa versione spiegando che tutto era nato dal fatto che erano stati interrotti una serie di servizi. Spiega Usb: “L'iniziativa segue i recenti avvenimenti che hanno visto 1 richiedenti asilo, provenienti da Sierra Leone, Costa d'Avorio e Mali, condotti al commissariato Casilino Nuovo dopo aver protestato per l'interruzione dell'erogazione del cibo, dell'acqua calda e del ticket di 2,50 euro conseguente al commissariamento della cooperativa che gestisce il centro d'accoglienza a Ponte di Nona. Alcuni dei richiedenti asilo sono stati trattenuti al commissariato e poi rilasciati. Per tutti sono state revocate le misure di accoglienza” continua la nota. 

Nel corso della protesta è stato diffuso un appello che porta le loro firme. Scrivono nella lettera: “Siamo un gruppo di richiedenti asilo. Nei nostri paesi c’è la guerra, c’è la fame, c’è la disperazione. Siamo stati cacciati perché abbiamo protestato per chiedere che venissero rispettati i nostri diritti. Dopo 19 giorni che chiedevamo che ci venissero dati i beni di prima necessità, senza che nessuno ci rispondeva o ci dava retta, abbiamo protestato in modo pacifico. Per questo siamo stati espulsi con la forza dalla polizia che ci ha malmenato, ammanettato e condotto in Commissariato. Quando siamo stati rilasciati non ci hanno consegnato neanche un foglio di carta dove fosse scritto perché ci avevano arrestato.  Noi non abbiamo paura di difendere i nostri diritti. Ne abbiamo già vissute e passate tante, vogliamo solo essere ascoltati ed accolti in modo dignitoso. Come esseri umani”. 

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