"Ostacolano nostra azione politica": da De Vito esposto ai Probiviri contro tre consiglieri grillini

Andrea Coia, Enrico Stefàno, Angelo Sturni i tre nomi oggetto dell'esposto. Accusati dal presidente di aver violato Statuto e Codice etico del Movimento

Marcello De Vito in aula Giulio Cesare (foto Ansa)

Un esposto al Collegio dei Probiviri contro tre consiglieri della sua maggioranza, rei di aver bloccato a sua insaputa la proposta di delibera a cui lavorava da mesi, già presentata alla stampa insieme alla sindaca Raggi nel 2019 e passata indenne dai pareri, favorevoli, degli uffici tecnici. Marcello De Vito, presidente dell'Aula capitolina, in questi giorni di Campidoglio ancora blindato, è descritto da tutti più che infuriato. A scatenarne la rabbia l'inatteso volta faccia dei suoi, che lo avrebbe spinto, secondo quanto appreso da RomaToday da fonti attendibili, a rivolgersi direttamente all'organismo disciplinare del Movimento. Ricostruiamo l'accaduto. 

Oggetto del contendere, la delibera 92/2020 dal titolo Forum Roma 2030/2050, a prima firma del presidente De Vito. In sintesi, prevede la realizzazione di un nuovo organismo permanente di confronto sul futuro della città, una sorta di Consulta articolata su laboratori tematici dove politici e tecnici affrontano asset giudicati strategici per il miglioramento dei servizi e la crescita della Capitale. Una sorta di masterplan con obiettivi di sviluppo che guardano ai prossimi 30 anni, da presentare all'interno di un grande Forum internazionale.

La proposta viene prima condivisa in una riunione di capigruppo pre lockdown, una delle ultime fatte in presenza, a inizio marzo. Incontra il favore dei rappresentanti delle opposizioni nonché del capogruppo grillino Giuliano Pacetti, che aveva già firmato il testo in precedenza. Il 14 aprile l'atto viene depositato presso gli uffici del Segretariato generale. Prossimo step: il voto in commissione Statuto. Senza preavviso però, come un fulmine a ciel sereno, due giorni dopo, arriva la frenata. 

Sulla questione si riunisce la maggioranza. De Vito, relatore e primo firmatario della delibera, non viene invitato. Alcuni consiglieri mettono il veto. "Non la votiamo, non è ammissibile, viola il regolamento". Pacetti toglie la firma. Il testo arriva in commissione e solo le opposizioni votano a favore. "Evidentemente io non ho avuto le giuste capacità, in particolare nel dibattito interno, per far comprendere lo spirito e la reale portata innovativa di questo progetto" commenta De Vito a caldo in una nota stampa, mantenendo toni bassi e confidando in un ravvedimento successivo. La linea della maggioranza però non cambia, nonostante i pareri favorevoli dell'Ufficio dell'Assemblea capitolina, arrivato il 22 aprile, e quello del Segretariato, del 30 dello stesso mese. 

Eppure la stessa Raggi applaudiva al progetto, presentandolo con De Vito in conferenza stampa già il 25 febbraio 2019, condiviso dalle principali forze datoriali e sindacali della città. Una giravolta incomprensibile per il presidente grillino che passa al contrattacco presentando un esposto che sarebbe già arrivato i primi di maggio sul tavolo dei Provibiri, l'organismo deputato al controllo del rispetto delle norme statutarie, etiche e deontologiche dei portavoce stellati. Nel mirino della contestazione Andrea Coia, Enrico Stefàno e Angelo Sturni, rispettivamente presidenti delle commissioni Commercio, Mobilità, Statuto. 

L'accusa è di aver violato l'articolo 11 lettera h dello Statuto (testo che racchiude i principi regolatori cardine dell'associazione) rendendosi colpevoli di "mancanze che abbiano provocato o rischiato di provocare una lesione all'immagine od una perdita di consensi per il Movimento 5 Stelle, od ostacolato la sua azione politica". E anche l'articolo 3 del Codice Etico che prevede l'obbligo per ciascun portavoce eletto "a compiere ogni atto funzionale all'attuazione e realizzazione del programma del Movimento 5 Stelle e ad astenersi da qualsivoglia comportamento che possa risultare di ostacolo per l'attuazione e realizzazione del programma medesimo". Dei tre consiglieri, raggiunti al telefono da RomaToday, risponde solo Andrea Coia e taglia corto: "Un esposto? Non so ancora niente".

"Vorrei dire che io la firma l'ho messa un anno fa, l'ho fatto come consigliere e non a nome del gruppo" ci tiene invece a precisare Pacetti. "La delibera è stata trattata successivamente in maggioranza e la maggioranza ha deciso di votare in modo contrario. Io per rispetto ho ritirato la firma, perché nel gruppo dei Cinque stelle le indicazioni di voto si decidono in gruppo, come accaduto in ogni circostanza e anche in questo caso". 

Spetterà ora al Collegio la convocazione degli interessati per ascoltarne la versione, e la valutazione finale del caso. Certo destinato - al netto del verdetto - ad acuire ulteriormente le spaccature interne alla maggioranza, già corrosa da liti continue su più fronti che neanche l'emergenza coronavirus è riuscita a sedare. 

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