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Escluso dal bando dei residence per mancanza di permesso di soggiorno: ma è italiano

L'uomo è originario del Nordafrica. Unione Inquilini: "Una situazione paradossale"

Escluso dall’assistenza alloggiativa per non aver depositato presso gli uffici capitolini il permesso di soggiorno. Anche se la persona interessata è un cittadino italiano e tra la documentazione richiesta ha inserito la carta d’identità. La storia arriva dalla struttura per l’emergenza abitativa di via Montecarotto, nel quartiere di San Basilio. E il motivo che ha tratto in inganno il dipendente comunale che ha lavorato la sua pratica è facilmente intuibile: Adam, nome di fantasia, è originario del Nordafrica e il suo nome e il suo cognome non 'suonano' italiani. 

Adam come tutti gli altri inquilini dei Centri di assistenza alloggiativa temporanea della città, ha avanzato richiesta per avere accesso al cosiddetto Sassat, il nuovo Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo che l’amministrazione vorrebbe sostituire al precedente. Nei piani, sarebbe destinato alle famiglie meno abbienti che ancora oggi, dopo anni di attesa per una casa popolare, vivono nelle strutture emergenziali per sfrattati e sgomberati. In realtà, i Sassat ancora non esistono: l’ultimo bando pubblicato dall’amministrazione Raggi per reperire gli immobili è andato deserto. Ma la domanda andava presentata entro il 19 ottobre scorso. 

E così Adam ha fatto. Aveva tutti i requisiti: il reddito Isee inferiore ai 12 mila euro, nessun immobili di proprietà, un’attesa di anni nella graduatoria per una casa popolare e la presenza nel residence prima del 31 dicembre 2013. “Quando mi è stato comunicato di essere nella lista degli esclusi non ci potevo credere” racconta Adam a Romatoday. “Ho tutti i requisiti richiesti e nella compilazione delle domanda sono stato seguito dallo sportello del sindacato Unione Inquilini. Come potevo essermi sbagliato?”. 

Per chiarire la sua posizione Adam si reca presso gli sportelli del dipartimento Politiche Abitative e, dopo qualche rimbalzo tra un ufficio e l’altro, gli viene comunicato il motivo dell’esclusione: “Permesso di soggiorno mancante” la dicitura riportata nell’elenco degli esclusi ‘non sanabili’. “Senza possibilità di fare ricorso, mi hanno detto allo sportello. Il tutto per un documento di cui non ho più bisogno perché dal gennaio del 2016 ho la cittadinanza italiana”. 

Adam ha 31 anni e vive in Italia da quando ne aveva 4. “Ho studiato in Italia, ho sempre lavorato in Italia, seppur con lavori precari”. Vive con la moglie, “invalida al 50 per cento per una serie di problemi di salute”, e con il figlio di 6 anni in un appartamento di 33 metri quadrati. Una ristrettezza che “ha creato problemi di salute anche a mio figlio e dalla quale non vediamo l’ora di andare via ma senza la quale siamo destinati a finire per strada” racconta. “Per me questo bando non è un pezzo di carta ma è vita e futuro per la mia famiglia”. 

“Una situazione paradossale. Adam e la sua famiglia rischiano di rimanere in strada per un gravissimo atto amministrativo” denuncia Silvia Paoluzzi della segreteria romana di Unione Inquilini. “Sollecitati dal sindacato, a differenza di quanto comunicato allo sportello, gli uffici capitolini ci hanno comunicato che sarà possibile avanzare ricorso”. Unione Inquilini promette di “andare fino in fondo per accertare le responsabilità di questo grave e inqualificabile atto amministrativo”. Adam non è solo. Su circa 1200 famiglie che oggi vivono nei residence, “sono circa 600 i non ammessi, la metà delle famiglie. Quali saranno le loro situazioni?”. 

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