menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

Residence Campo Farnia, ha reddito zero ma è esclusa dal Sassat: "Fuori per un errore burocratico"

A nulla è servita l'integrazione con la documentazione richiesta

Chiara è madre di un bambino di sei anni. All’inizio di gennaio ha perso il lavoro di colf che da circa un anno svolgeva presso la residenza di un anziano ma l’ultimo reddito Isee, quello del 2018 riferito alle attività del 2016, è pari a zero. Vive nei residence per l’emergenza abitativa dal 2013 ma, stando a quanto deciso dal dipartimento Politiche Abitative del Comune di Roma, entro tre mesi dovrà andarsene: nella graduatoria definitiva degli aventi diritto al nuovo servizio Sassat, infatti, Chiara risulta esclusa.

“Documentazione reddituale irregolare non sanabile” si legge nella tabella a fianco del suo nome e del suo cognome criptati, che individuiamo grazie al fatto che conosciamo le sue generalità. Insieme a lei, nella stessa tabella, così come raccontato da Romatoday nei giorni scorsi, altre 533 famiglie risultano escluse. Di queste, rimaste fuori dal nuovo servizio per il suo stesso motivo ce ne sono un centinaio.  

Il 13 novembre del 2018 il Dipartimento patrimonio e politiche abitative del comune di Roma le ha comunicato che era stata esclusa per aver presentato un documento reddituale non valido. "Lei ha prodotto una attestazione Isee [...] valida fino alla data del 15/01/2017. Ne consegue che alla data di presentazione della domanda la certificazione non avesse alcun valore giuridico". Chiara, però, al momento della pubblicazione della prima graduatoria avvenuta alla fine di luglio del 2018 non poteva saperlo. "Malgrado sia stata inizialmente inclusa nell'elenco provvisorio degli ammessi, dalle successive verifiche istruttorie poste in essere dallo scrivente ufficio in sede di autotutela, è emersa la non ammissività della sua istanza di accesso".

Il dipartimento lascia però una via d'uscita. Continua il documento: "Può comunque presentare opposizione avverso la presente comunicazione di esclusione [...] entro e non oltre la data del 12 dicembre 2018". Chiara apprende l’errore e due giorni dopo, il 15 novembre, deposita l’opposizione così come indicato nella comunicazione del dipartimento. 

Non sa più nulla fino alla scorsa settimana quando il dipartimento capitolino pubblica gli elenchi definitivi. Tra i 533 esclusi sono un centinaio ad aver presentato  ‘Documentazione reddituale irregolare non sanabile’ come Chiara. Molti altri restano fuori per non aver barrato la casella di accettazione del progetto dei servizi sociali, altri ancora per irregolarità amministrative e anagrafiche giudicate ‘non sanabili’, le ‘domande irricevibili’ e le ‘dichiarazioni mendaci’. Solo 15 superano i 12 mila euro di reddito Isee richiesti dal bando. 

“Ancora non ho ricevuto una comunicazione ufficiale che attesta che io sono esclusa dal Sassat” racconta Chiara a Romatoday. “Ma i miei dati sono nella lista degli esclusi definitivamente. Ho provato a chiedere spiegazioni allo sportello preposto ma mi è stato spiegato che l’opposizione non ha valore legale e che quindi io, avendo sbagliato, risulto esclusa. Ho provato a parlare con la responsabile per avere spiegazioni ufficiali ma non c'è stato verso di incontrarla. Mi chiedo perché nella lettera di novembre mi abbiano indicato la possibilità di presentare opposizione se poi questa non è stata considerata. Ora sappiamo che l’unico modo per opporci è avanzare ricorso al Tar. Ma è un procedimento costoso e dall’esito incerto”. 

Chiara vive in un residence dal 2013, lo stesso anno in cui ha avanzato domanda per una casa popolare. “Inizialmente mi avevano mandato al campeggio di via Malafede. Vivevamo in un prefabbricato di lamiera riscaldato con un condizionatore. Mio figlio aveva solo sei mesi e si ammalò con una laringo-bronco-tracheite. Fu ricoverato al San Camillo. Così ho chiesto di essere spostata in un luogo più idoneo e sono stata mandata nella struttura di via Marimpietri, alla Giustiniana, dove sono rimasta per circa due anni”.

Ad agosto del 2016 a Chiara viene comunicato che deve cambiare residence. “Finisco a Campo Farnia. Inutile raccontare le difficoltà di cambiare scuola materna a cavallo di Ferragosto. Mio figlio inoltre necessita di avere accesso a una serie di servizi territoriali così per me è stato molto difficile questo trasloco senza preavviso. Ma non ho un altro posto dove stare e mi sono organizzata per affrontare il cambiamento”. 

Ora Chiara rischia di restare definitivamente fuori nonostante il suo ultimo Isee, quello del 2018 e relativo a redditi del 2016, sia pari a zero. “L’ultimo mio lavoro ufficiale risale al 2018: ho iniziato nel dicembre del 2017 e sono stata licenziata all’inizio di gennaio del 2019. Ero una colf presso l’abitazione di un anziano. La paga era di 300 euro al mese. Poi lui è andato in un centro e io sono finita senza lavoro. Non so davvero cosa fare. Mio figlio è nato in un residence, ci ha mosso i suoi primi passi, sta diventando grande. Spero non ci diventi adolescente. E mentre da anni attendo una casa popolare sto perdendo anche il diritto all’assistenza alloggiativa”. 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Covid, Daniele De Rossi ricoverato allo Spallanzani

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
  • De Magna e beve

    La vera storia della carbonara: origini e curiosità

  • De Magna e beve

    Carbonara: 7 errori comuni da non fare mai

  • Attualità

    La bufala del vaccino su chiamata a Roma

  • Cultura

    La Roma di Stefania Orlando

Torna su

Canali

RomaToday è in caricamento