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Emergenza rifiuti, Roma sommersa di spazzatura già tra 10 giorni. E la Capitale inguaia il Lazio

L'incontro con il Ministero della Transizione ecologica ha disegnato un quadro a tinte più fosche del previsto. Il Comune di Roma però continua a dire no alla discarica

E' peggiore del previsto la situazione dell'emergenza rifiuti della Capitale. Regione e Comune sono usciti dal tavolo con il Governo con un nulla di fatto, ma con la consapevolezza che Roma potrebbe essere sommersa dall'immondizia anche prima del 30 giugno. La discarica di Sogliano Ambiente in Emilia Romagna potrebbe infatti smettere di ricevere gli scarti della Capitale a partire dal 15 giugno e non da fine mese, con effetti immediati per l'igiene urbana. Di più: le discariche di Viterbo e Civitavecchia, quelle che nel Lazio ricevono i rifiuti di Roma, potrebbero, proprio per colpa della Capitale - non strutturata per chiudere il ciclo dei rifiuti nel proprio ambito territoriale, così come prescritto dal piano regionale - , vedere esauriti gli spazi rispettivamente entro sei e un mese. Da qui l'allarme che dalla città di Roma si estenderebbe all'intera regione che a quel punto non avrebbe più sfoghi. 

Il Comune: "Li mettiamo nel Colosseo"

Un quadro a tinte più fosche del previsto che non ha però portato a più miti consigli il Comune di Roma, rimasto saldo sulle proprie posizioni. Secondo il resoconto della riunione riportato dall'agenzia DIRE, il Campidoglio avrebbe insistito sull'assenza nel proprio territorio di aree idonee alla costruzione di questi impianti fino ad arrivare alla battuta provocatoria: "Li mettiamo nel Colosseo". Una battuta che avrebbe suscitato la reazione non proprio sorridente dei presenti.

...ma per Roma c'è poco da ridere

Poco da ridere perché, come ricordato dai tecnici del ministero, sulla testa dell'Italia penderebbero due procedure di infrazione sul mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata (65%) da parte della città (attualmente secondo Ama al 47%), il che oltre a multe e aumento di rifiuti di smaltire, potrebbe comportare anche un danno erariale a carico dei dirigenti responsabili in materia. Inoltre continuare a riempire con i rifiuti di Roma le due discariche attive nel Lazio (Viterbo e Civitavecchia) porterebbe al collasso l'intero sistema dei rifiuti regionale nel giro di mezzo anno, perché l'impianto di smaltimento della Tuscia esaurirebbe i propri volumi in sei mesi e quello di Civitavecchia addirittura in un mese.

Le bordate alla gestione pentastellata

Ma alla gestione a cinque stelle dei rifiuti di Roma, il ministero della transizione ecologica ha riservato un'ulteriore bordata. Roma è stata richiamata a mettere il massimo impegno sulla raccolta differenziata, raggiungere gli obiettivi comunitari di riciclo, attuare il piano industriale di Ama puntando in primis a costruire i due impianti di compostaggio autorizzati dalla Regione (Cesano e Casal Selce) ed evitare di concentrarsi solo sugli impianti Tmb, che hanno una tecnologia obsoleta e producono rifiuti da smaltire e incenerire. Ricordiamo che l'assessora Ziantoni, Raggi e l'amministratore unico di Ama Zaghis stanno in queste settimane sottolineando l'intenzione di avere a disposizione ulteriori due TMB, uno da costruire e uno da acquistare. Attori a cinque stelle che fondano la bontà del proprio piano industriale proprio su questi impianti. Piano che, secondo l'amministrazione Raggi, basta per chiudere il ciclo dei rifiuti della Capitale.

Cosa dovrà fare la Regione

Il ministero ha richiamato tutti gli attori in campo alla responsabilità istituzionale, in sostanza a parlarsi, e a realizzare tutte le azioni necessarie per scongiurare le procedure di infrazione. Anche la Regione dovrà fare la sua parte, fornendo al dicastero di via Colombo l'elenco degli impianti attualmente in funzione e di quelli autorizzati e la mappa dei flussi dei rifiuti, mentre alla Città Metropolitana di Roma invierà la cartografia del nuovo Ptpr in modo da verificare l'esistenza di aree bianche disponibili all'interno della Capitale per la localizzazione degli impianti di cui Roma ha bisogno, soprattutto ora per scongiurare una nuova emergenza rifiuti.

Roma e la discarica a Magliano Romano

E all'uscita dal vertice, attraverso le agenzie, il Campidoglio ha fatto filtrare l'indiscrezione secondo la quale la Città Metropolitana di Roma, cioè l'ex Provincia guidata dalla sindaca Virginia Raggi, potrebbe accelerare l'iter per l'individuazione di una nuova discarica: l'ipotesi più accreditata è quella di realizzarla a Magliano Romano. "La Regione Lazio deve fare la sua parte nel breve periodo - avrebbe però detto la sindaca ai suoi - e riaprire le discariche di Colleferro e Roccasecca, oltre ad aumentare i conferimenti nelle discariche di Civitavecchia e Viterbo". La Città Metropolitana di Roma procederebbe a una rapida redazione del piano rifiuti provinciale (dopo l'invio da parte della Regione delle nuove cartografie che indicano i vincoli sul territorio): qui sarebbero indicate le aree dove poter realizzare discariche e la più accreditata è a Magliano Romano, oggetto di una procedura di autorizzazione già avviata.

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