Dai militari fuori dai campi all'odio contro i rom: "Ecco perché lo Stato vuole un'altra, finta, emergenza nomadi"

L'allarme lanciato dall'associazione 21 Luglio: "La sindaca riveda il piano rom"

Campo rom via Salviati (Foto Ansa)

I militari fuori dai campi, il richiamo all'odio e alla pericolosità sociale, il decreto Salvini che "genera irregolari", gli sgomberi forzati. Tutto farebbe pensare a una nuova "emergenza nomadi". Non reale, si intende, ma creata ad hoc da chi governa per gestire la questione alla vecchia maniera: nuovi fondi, nuove baracche, nuovi soggetti pronti, su un'ipotetica questione rom, a trarre profitto. E' l'allarme lanciato dall'associazione 21 luglio, durante una conferenza stampa alla Camera a fianco di Amnesty International.

Focus dell'incontro: il nuovo dossier che fotografa le condizioni abitative attuali dei rom nella Capitale. Il 2018 non regala buoni dati: i campi monoetnici che l'Europa ha più volte condannato sono ancora in piedi, tranne il River, chiuso in estate ma senza alternative serie per le famiglie, rimaste in strada. Chi è uscito negli ultimi 12 mesi dalle baraccopoli, lo ha fatto spontaneamente. Mentre crescono gli sgomberi, con ruspa o senza, privi di una rete di supporto e assistenza sociale adeguata. Ma in tutto questo, a preoccupare ancor di più chi si batte per la difesa dei diritti dei rom, sono i primi tre mesi del 2019

"Ci sono una serie di fatti che messi in fila ci fanno lanciare un allarme preciso" spiega il presidente della 21 luglio Carlo Stasolla. Fatti che riportano indietro di un decennio, al 2008, quando con un decreto di governo venne proclamata l'"emergenza nomadi" per le regioni Lazio, Campania e Lombardia. La presenza dei rom venne trattata alla stregua di un pericolo non fronteggiabile con i mezzi amministrativi ordinari. Seguì - con un tesoretto di fondi dedicato - un piano di sgomberi forzati a tappeto da parte dell'ex amministrazione Alemanno (450 in quattro anni), con la creazione di nuovi "villaggi attrezzati" che sono andati ad accogliere i fuoriusciti dagli insediamenti smantellati. Il decreto, lo ricordiamo, è stato dichiarato illegittimo dal Consiglio di Stato nel 2011, e dalla Cassazione nel 2013. 

"Siamo di fronte allo stesso identico clima emergenziale" spiega Aurora Sordini, dell'associazione 21 luglio. Diversi i fattori che riportano indietro nel tempo: i censimenti su base etnica fatti nei campi e i militari mandati a sorvegliare gli insediamenti. Vedi a via Salviati e a Castel Romano. Il decreto sicurezza del ministro dell'interno Matteo Salvini, che eliminando i permessi di soggiorno di tipo umanitario "sta contribuendo a creare una sacca di persone irregolari sul territorio".

E ancora i recenti fatti di Torre Maura, con la rivolta popolare contro le famiglie rom appena arrivate in un centro di accoglienza, e il richiamo della destra alla pericolosità sociale della comunità. I 20 sgomberi forzati eseguiti in tre mesi, che "se il trend resta questo - prosegue Sordini - arriveranno a 80 nel solo 2019". Poi, restando a Torre Maura, desta timori il modello di centro di raccolta che sarebbe dovuto arrivare in via dei Codirossoni. Monoetnico e molto simile alle strutture degli anni di Alemanno, tutte chiuse post Mafia Capitale.

E infine l'ultimo focolaio di odio e paura scoppiato nel pomeriggio di domenica a Casal Bruciato, con un gruppo di residenti schierato contro una famiglia rom, pronta a entrare nella casa popolare che gli era stata legittimamente consegnata dal Comune. Rivolta cavalcata oggi da CasaPound. Gli assegnatari, per paura, hanno rinunciato all'alloggio. 

"Si sta facendo passare l'idea che le persone rom sono pericolose quanto un'alluvione o un terremoto - conclude Stasolla - Così da poter avallare l'utilizzo di sistemi, lesivi dei diritti umani, che consentono di andare al di sopra della legge". Il tutto con sullo sfondo un piano, quello della giunta Raggi avviato nel 2017 per chiudere i campi e integrare le famiglie nel tessuto sociale, che ha portato a casa risultati più che timidi. "Questo allarme è diretto alla sindaca. La invitiamo di rivedere quello che evidentemente non va in quanto fatto fin'ora da questa amministrazione". 


 

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