Emergenza cinghiali, stop agli abbattimenti: al vaglio del Campidoglio la contraccezione

Le associazioni ambientalisti hanno chiesto di mettere in campo piani di contenimento "non cruenti". Il Campidoglio continua ad accusare la Regione ed a chiedere l'istituzione di oasi per cinghiali

Un branco di cinghiali. Foto d'archivio

La popolazione di cinghiali è in aumento. Le soluzioni per contenerla, in città, cominciano a scarseggiare. Il proposito di trasferire gli esemplari nelle oasi per ungulati, si è finora scontrata con due limiti. L’assenza di aree destinate allo scopo e le difficoltà nel catturarli.

La ricerca di soluzioni

La commissione Ambiente di Roma Capitale, a distanza di tre anni dalla prima ondata di avvistamenti, sta cercando soluzioni per contenere la specie. Nella giornata dell’8 giugno si è confrontata, in modalità telematica, con l’associazione Earth ed il Comitato Tutela diritti Animali per individuare soluzioni “non cruente”.

Le telenarcosi

“I cinghiali sono diventati in sovrannumero poiché introdotti a scopo venatorio e la soluzione non può essere ricercata nella caccia di selezione” ha spiegato Valentina Coppola, presidente di EARTH. Anche perché la caccia “acuisce il problema stimolando la riproduzione degli animali e disgregando le famiglie che vagano quindi creando danni”.  Al momento comunque il contenimento è affidato alle gabbie. E gli unici spari che sono stati effettuati, peraltro avvertiti durante il lockdown, erano quelli finalizzati a narcotizzare gli esemplari. Un’operazione che ha permesso di catturare un solo esemplare che, da protocollo, è stato poi avviato alla soppressione.

La contraccezione

Nel corso della commissione Ambiente esperti faunistici hanno illustrato i benefici dell’immuno contraccezione “quale risoluzione a lungo termine della problematica” ha sottolineato Earth. Il proposito si scontra però con la difficoltà di somministrazione del farmaco che sterilizza, pro tempore, gli animali. Effettuarlo attraverso una telenarcosi, quindi sempre ricorrendo all’uso dei fucili, è tutt’altro che semplice.

Il problema della cattura

“Servirebbero dei tiratori scelti ed in ogni caso non è una soluzione adatta ad un contesto antropizzato” continua intanto a ripetere Maurizio Gubbiotti, presidente di Ferparchi e dell’Ente regionale Roma Natura. “Non siamo disposti ad autorizzare la telenarcosi nei nostri parchi. Per noi – ha concluso Gubbiotti – la soluzione resta quella delle gabbie”. 

Una volta catturati, eventualmente con la metodologia indicata dal presidente di Federparchi, gli ungulati, potrebbero essere sterilizzati. Un’opzione che comunque presta il fianco ad una duplice criticità. In contesto urbano le gabbie non vengono utilizzate. Ed in secondo luogo, si pone sempre il problema del successivo rilascio degli esemplari sterilizzati.

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L'oasi che non c'è

Per il Campidoglio però la soluzione appare semplice. Per il presidente della commissione Ambiente “l’unica strada perseguibile” è quella “del trasferimento delle riserve”. Cosa che, giocoforza, si dovrebbe tradurre nell’individuazione di quelle più adatte. Per ora questa strada non ha prodotto nessun risultato. Secondo Diaco per un “vergognoso scaricabarile” che la Regione “deputata a risolvere il problema” perpetra ai danni del Comune. Al netto dello scambio di reciproche accuse, resta il problema della difficile convivenza con gli ungulati. 

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