Emergenza cinghiali, il Comune torna alla carica: “Roma subisce l’inerzia della Regione”

Assessora al verde Laura Fiorini (M5s) all'attacco della Regione e di RomaNatura: “Inascoltate nostre richieste di costruire recinzioni e fornire le gabbie”. Ma la gran parte degli ungulati catturati finiscono al macello

Al Fleming i residenti si sono abituati alla presenza di un cinghiale. Lo vedono tutte le sere ed ormai, pur tenendosi alla larga, gli hanno trovato anche un nome. Chi abita invece alla Pisana segnala anomali attraversamenti di ungulati.Anomali perchè, finora, fin lì non si erano mai spinti.

Le competenze

Le segnalazioni che, a macchia di leopardo, continuano a riguardare ampi quadranti cittadini, devono essere arrivate anche al Campidoglio. Indirettamente lo conferma l’assessora al verde Laura Fiorini che “alla luce di nuove segnalazioni che ci arrivano da parte dei cittadini” ha deciso di scrivere un nuovo post sul proprio profilo facebook. Per tornare a precisare quelle che sono le responsabilità. “L’ente competente per la gestione della presenza dei cinghiali nel territorio di Roma è Regione Lazio. Non il Comune, non i Municipi, solo ed esclusivamente Regione Lazio” ha dichiarato Fiorini che ha poi aggiunto che “Roma non è inerte ma subisce l’inerzia della Regione”.

Il protocollo d'intesa

La Capitale, su cui si è alzato un polverone dopo l’uccisione della famiglia di ungulati in un giardino pubblico  dell’Aurelio, ha nel 2019 firmato un protocollo d’intesa con Regione e Città Metropolitana. Questo accordo prevede una serie di iniziative da mettere in campo, in maniera coordinata, per contenere la presenza di cinghiali sul territorio. 
 
Il protocollo tecnico, predisposto da Ispra e sottoscritto dai tre enti, prevede “vetture tramite recinti o gabbie trappola con successivo abbattimento degli animali sul sito o trasporto degli animali vivi verso macelli autorizzati, o istituti faunistici opportunamente recintati o allevamenti di cinghiale a scopo animale”. 

Gli interventi per contenere i cinghiali-2
 
Il protocollo individua anche quali sono i compiti in capo a ciascun livello dell’amministrazione. Il Campidoglio, ad esempio, tra le sue funzioni ha quello di convocare il tavolo. "Nell’ambito di questo tavolo- ha spiegto l’assessora Fiorini - abbiamo sollecitato la Regione a individuare le aree per accogliere gli animali, ma ciò non è stato fatto”. Viene da sè che, finora, gli animali catturati abbiano seguito altre strade che, in un modo o nel’altro, hanno contemplato la loro soppressione (per scopi alimentari o meno).

La fine degli animali catturati

L’assessora, come ricordato anche in seguito all’uccisione del branco di ungulati del giardino  Mario Moderni, ha ribadito di aver “chiesto a Roma Natura, ente regionale, di fornire le gabbie e di costruire le recinzioni per il contenimento, ma non siamo stati ascoltati”. Tuttavia, com’è stato chiarito a Romatoday proprio dal Presidente di RomaNatura, tutti gli animali, circa 400, che sono stati catturati con il sistema delle gabbie dell’ente regionale, salvo poche decine di unità, sono stati avviati alle aziende che ne trasformano le carni. In altre parole, usando un'espressione più brutale, sono stati macellati.

La ricerca di altre soluzioni

Ci sono altre soluzioni per contenere la presenza di cinghiali, come  la cattura mediante teleanestesia. Al riguardo l’assessora ha spiegato che “In questo momento, siamo impegnati in un processo di dialogo con le associazioni animaliste che propongono soluzioni alternative alla teleanestesia. Proposte che abbiamo chiesto vengano valutate dalla Regione, per evitare ai cinghiali una fine cruenta”. La delibera con cui la Giunta Raggi sottoscriveva il protocollo con gli altri enti, però, è stata firmata nel settembre del 2019. Più di un anno fa. Da allora la quasi totalità delle catture è avvenuta con le gabbie sistemate nelle riserve naturali. Quale sia stato il loro destino, è stato già detto.

L'oasi che non c'è

Poi ci sono gli animali abbattuti con un tale clamore che, l’eco, è arrivato anche alle orecchie di eminenti testate straniere. Il tutto senza che, finora, sia stata individuata l’oasi degli ungulati. L’Eden dei cinghiali, se si esclude un’area messa a disposizione dalla Lega Anti Caccia in Toscana, per alcune decine di esemplari, non è stata mai trovata. E visto che la firma del protocollo è arrivata da due enti di cui è a capo la sindaca Raggi (Comune e Città Metropolitana) e di uno, di cui è il presidente Zingaretti (Regione), le responsabilità  tra i vari livelli istituzionali andrebbero probabilmente condivise. Dopotutto non sarà un caso se, la delegata per il benessere degli animali di Roma Capitale, in polemica con la gestione capitolina dei cinghiali, abbia deciso di rassegnare le proprie dimissioni.
 

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