Mercoledì, 22 Settembre 2021
Politica

Emergenza cinghiali, niente cacciatori nelle riserve di RomaNatura: “Puntiamo su gabbie e recinti”

Approvata in Regione nuova norma sul contenimento dei cinghiali. Coldiretti: “Sì al coinvolgimento dei cacciatori” ma RomaNatura è contraria

Le sagome di cartone portate da Coldiretti in Regione

Ai cinghiali piace la Capitale. Come turisti attratti dalle bellezze della città eterna, gli ungulati dimostrano di apprezzare le strade di Roma. Anche in piena estate non è infatti complicato imbattersi nei branchi che, soprattutto nel quadrante nord, continuano ad essere avvistati.

Il contenimento della fauna selvatica

La convivenza con i cinghiali non è però semplice. Ne sanno qualcosa gli agricoltori scesi in piazza ad inizio luglio, con la Coldiretti. Alcuni produttori si erano dati appuntamento a Montecitorio, altri sotto la sede delle Regione Lazio, per invocare provvedimenti contro i danni causati dal proliferare di questa specie. E proprio dall’ente governato da Zingaretti sono arrivate delle novità.

Il coinvolgimento dei produttori agricoli

Il consiglio regionale, nell’approvare il collegato al bilancio, si è infatti occupato anche dei piani di contenimento della fauna selvatica. Un’iniziativa che è stata apprezzata da David Granieri, il presidente della Coldiretti regionale. “Abbiamo sempre sostenuto che il mondo agricolo dovesse essere coinvolto nel processo di contenimento della fauna selvatica - ha commentato Granieri - soprattutto coloro i quali hanno già il permesso di caccia e sono formati per abbattere i cinghiali. Così come abbiamo sempre sostenuto che il sistema di selecontrollo fosse troppo macchinoso. Riteniamo, inoltre, fondamentale il potere sostitutivo della Regione nel caso in cui le aree parco non siano efficienti ed efficaci. Ora tutte queste proposte - che Coldiretti avanzava - si sono trasformate in realtà”.  

Gli abbattimenti selettivi

Nel collegato approvato alla Pisana, è stata prevista infatti anche una norma che consente alla Regione, in caso di inerzia da parte degli enti che gestiscono le aree protette, di attivare degli abbattimenti selettivi. Secondo la nuova norma l’intervento della Regione può essere chiesto direttamente da imprenditori e conduttori agricoli che si trovino all’interno delle aree protette.

Il contenimento con gabbie e recinti

A Roma, l’ente che gestisce la maggior parte delle riserve, è RomaNatura. “Noi già attuiamo un piano di contenimento che è essenzialmente basato sull’impiego di gabbie e recenti. Questo piano, approvato dalla Regione Lazio, è frutto del lavoro scientifico di realtà come l’ISPRA e tiene in considerazione la necessità di ridurre la pressione di una specie, come i cinghiali, in grado di alterare l’equilibrio ecologico dei parchi” ha spiegato Maurizio Gubbiotti, presidente di RomaNatura.

Il no ai fucili

Gabbie e recinti, quindi. Ma niente fucili. “Nelle nostre riserve e nei nostri parchi non siamo disposti ad attuare l’abbattimento selettivo” ha precisato Gubbiotti. Di solito si attua, dopo aver perimetrato un terreno, ricorrendo a persone che sono iscritte ad un apposito albo. “E’ una pratica che può andare bene in altre riserve, penso ad esempio a quella dei Monti Sibillini, ma non nelle nostre che si trovano in aree urbane e periurbane - ha aggiunto Gubbiotti - ed ovviamente non siamo favorevoli neppure al ricorso ai cacciatori”.

Si continua dunque con la cattura degli esemplari con le gabbie. Catture che, come stabilito da un protocollo firmato da Federparchi, Coldiretti e Legambiente, prevede che ad armare e prendere i cinghiali possano essere anche i produttori agricoli

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