Giovedì, 5 Agosto 2021
Politica

Dopo un anno di nulla, Roma riscopre l'emergenza abitativa grazie agli idranti

Lo sgombero di piazza Indipendenza ha portato la situazione capitolina alla ribalta nazionale. Ma gli idranti contro i migranti sono solo l'epilogo di mesi di scelte rimandate

E' stata la violenza del getto d'acqua degli idranti sparati contro i rifugiati eritrei e somali accampati in piazza Indipendenza a portare alla ribalta nazionale il disagio abitativo della Capitale. Ma oltre ai botta e risposta dell'ultima ora e agli incontri richiesti con urgenza il tema a Roma non ha mai smesso di essere in cima alla lista dei problemi della città. Negli ultimi mesi, a ricordarlo, sono stati i numeri dell'endemica penuria di case popolari che ha come contraltare una lista d'attesa da oltre 10.500 persone, le frequenti proteste del movimento per il diritto all'abitare, quel 'mondo delle occupazioni' finito sui giornali proprio in queste ore. E ancora, a sottolineare l'urgenza è stata una lunga campagna mediatica di Unione Inquilini che ha chiesto per diversi mesi di riempire quella poltrona di assessore alla Casa rimasta vuota per quasi un anno e che in pochi mesi di vita ha già visto un tumultuoso avvicendamento e poche vittorie sul campo.  

La polemica con il Governo

Con lo sgombero dell'ex immobile Inps di via Curtatone, abitato da rifugiati del Corno d'Africa, la sindaca di Roma Virginia Raggi non ha perso l'occasione per buttare l'emergenza abitativa della città, tema che coinvolge anche la competenza 'locale', in pasto alla questione delle questioni, quella dei migranti, ormai da mesi al centro di un ben più attenzionato dibattito nazionale ed europeo. Una mossa che l'ha portata dritta alla possibilità di un incontro con il ministro dell'Interno, Marco Minniti, non senza qualche nota polemica nei confronti del Governo. 

Emergenza abitativa e accoglienza migranti

Ma a pochi passi dal nuovo 'accampamento' autorizzato degli sfollati di via Curtatone montato al termine del corteo di sabato pomeriggio in piazza Madonna di Loreto, dormono sotto il portico di Piazza Santi Apostoli le famiglie sgomberate all'inizio di agosto da un immobile a Cinecittà. Problema d'accoglienza o di emergenza abitativa? Roma non si risparmia su entrambi i fronti, basta pensare che sabato, in piazza, c'erano anche molte associazioni che lavorano ogni giorno sul fronte dell'accoglienza ai migranti. Ma nelle piazze degli sgomberati gli italiani condividono il loro destino con le famiglie 'straniere', nella maggior parte dei casi in Italia da anni, molto numerose nella composizione sociale dell'universo dell'emergenza abitativa per via della loro posizione più esposta alla precarietà lavorativa. Più che in base alla provenienza, è un mondo che si divide tra chi può permettersi di pagare un affitto o un mutuo e chi no. 

La delibera regionale

Le occupazioni sono finite in cima alla lista delle urgenze. Ma senza alternative, le gravi conseguenze sociali prodotte nei giorni scorsi hanno portato il ministro Minniti a invocare alternative da mettere in campo preventivamente. Roma avrebbe potuto fare da apripista grazie alla delibera regionale approvata nel gennaio del 2014 che aveva stanziato 197 milioni di euro per reperire circa 1200 alloggi, soprattutto tramite l'utilizzo del patrimonio privato invenduto, il riutilizzo di quello pubblico e l'autorecupero, da destinare non solo alle cosiddette liste 'Erp' ma anche agli aventi diritto per reddito nei residence e nelle occupazioni (solo quelle censite fino al 31 dicembre del 2013), la soluzione 'illegale' che sempre più spesso ha assorbito, e attutito, il crescente disagio abitativo di una città senza risposte. 

I palazzi di via Quintavalle e di via Curtatone erano in questa lista. In particolare, su quest'ultimo, il tavolo era aperto da tempo. I movimenti hanno protestato a più riprese negli ultimi anni per chiedere di procedere con la sua attuazione. "La politica avrebbe potuto affrontare questa questione prima e non dopo aver fatto scontare alla città un livello di tensione altissimo" il commento di Paolo Di Vetta, del movimento per il diritto all'abitare. "Per questo chiediamo un tavolo con tutte le parti". Intanto, però, i 40 milioni di euro al centro del botta e risposta tra Comune e Regione, non sono stati toccati dal Campidoglio che in un anno non ha mai effettuato alcun passo verso l'attuazione del provvedimento, mantenendo in vigore la delibera dell'ex commissario Tronca, e dell'utilizzo dei suoi fondi. 

I residence 

Anche la difficile chiusura dei residence, per ora, sta facendo a meno di questi fondi nonostante queste strutture siano state riempite in attesa di una casa popolare. Secondo i dati forniti dal Comune, al giugno del 2017, il numero di ospiti in queste strutture è di circa 1400 persone. A svuotare queste strutture ci stanno pensando da un lato gli sgomberi, 155 nel 2015, 140 nel 2016 e una previsione di 180 nel 2017, dall'altro il 'buono casa' anche se su 1400 contributi "potenzialmente erogabili" solo 25 nel 2015 e 100 nel 2016 sono stati elargiti. Nuove strutture simili ai Caat, che nella loro nuova versione si chiamano Sassat, saranno destinate solo alle cosiddette 'fragilità'. Il piano si fonda sull’impiego economico dei risparmi derivanti proprio dalla chiusura dei residence che ammontano a 12 milioni di euro già disponibili. Per guadagnarsi un posto per 24 mesi, tempo in cui il Comune calcola di poter avviare percorsi di indipendenza, bisognerà avere un reddito di gran lunga inferiore a quello per l'accesso a una casa popolare, 12 mila euro di Isee, e bisognerà essere residenti in un Caat. La risposta urgente a sgomberi e sfratti fornita da strutture come i residence quindi non verrà sostituita da alcun servizio alternativo.  

Il piano del Campidoglio

Con due delibere pubblicate alla fine del luglio del 2017 l'amministrazione capitolina ha promesso di fornire assistenza a circa 6mila famiglie entro il 2019 a fronte di un esercito in 'emergenza abitativa' che, ad oggi, stima che in circa 20 mila il numero dei nuclei che avrebbero bisogno di una risposta in merito. Una recente nota parla di "strumenti diversificati" che "prevedono un sostegno economico per la locazione sul mercato privato o l’assegnazione di nuove abitazioni: Buono casa e sostegno fragilità: 1.400 famiglie; Scorrimento graduatorie Erp: 1.200 assegnazioni; Frazionamenti immobili Erp: 1.200 alloggi; Contributo all’affitto: 1.000 nuclei familiari; Nuove abitazioni: acquisizione di 600 unità; autorecupero: 400 alloggi; beni sequestrati e confiscati alla criminalità: 300 abitazioni". La mappatura dei beni sottratti alla criminalità organizzata arriverà invece entro la fine di ottobre. 

Il commento

Negativa la posizione di Unione Inquilini che con l'ex assessore alla Casa Andrea Mazzillo aveva avviato un'interlocuzione. "Mancano politiche abitative di ampio respiro che puntino ad aumentare in maniera adeguata il numero degli alloggi pubblici a disposizione" il commento di Massimo Pasquini, segretario nazionale di Unione Inquilini. "Il Comune parla di un elenco di cifre astratte, senza capire quanti finanziamenti verranno messi in campo e che non ci dicono nulla di nuovo rispetto alla situazione attuale. Roma e il Governo continuano a dare in pasto le briciole a un branco di 20 mila leoni affamati. Il Governo aiuti i comuni e le regioni a usare il patrimonio del demanio, quello regionale, dell'Anas, delle Ferrovie, degli Ipab per dare vita a un vero piano strategico. E nel frattempo fermare sgomberi e sfratti senza l'alternativa di una casa". 

Gli sfratti

Non solo gli sgomberi. Oltre le circa 10.500 persone in lista d'attesa per una casa popolare, numero fermo alle domande inviate entro il dicembre del 2015, c'è il grande capitolo degli sfratti. Stando agli ultimi numeri sono 7.092 le nuove sentenze emesse nel 2016 alle quali si aggiungono le 7274 dell'anno precedente e le 8264 del 2014. E nel 2016 la Capitale ha segnato un nuovo record: 3215 sentenze eseguite.

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