Domenica, 21 Luglio 2024
Elezioni Comunali Roma 2021

Zingaretti sindaco appeso ai grillini in regione: si aspetta il loro ok per annunciare la candidatura

Ecco cosa manca per l'annuncio della candidatura. Intanto i dem spostano in avanti il termine ultimo per presentare le candidature alle primarie

Doveva essere il sabato decisivo per Nicola Zingaretti candidato sindaco. La dead line è stata però spostata un po' più avanti, alle prossime 48 ore (se va bene) alla prossima settimana. Nel PD ormai nessuno smentisce più l'ipotesi che Zingaretti sia in campo. Le condizioni dettate dal Governatore sono chiare e note a tutte: potersi dimettere a campagna vaccinale messa in sicurezza (quindi a settembre) e poter votare in due date diverse, in Comune e Regione. Per farlo è necessario che gli esponenti grillini in giunta regionale non si dimettano quando, a breve, sarà annunciata la sua discesa in campo, iniziando una campagna mediatica per aiutare Virginia Raggi. Il Governatore con Letta è stato chiaro. 

Il segretario dem ha raccolto e portato le condizioni, attraverso Francesco Boccia, alla trattativa nazionale con il Movimento cinque stelle. "Via libera a Fico candidato sindaco di Napoli, ma in regione Lazio non si deve rompere l'alleanza se Zingaretti annuncia la candidatura". E per indorare la pillola è stata offerta anche la candidatura a Governatore. La quadra sarebbe stata trovata -  è indiscrezione di Repubblica - sul nome di Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, stimato anche in ambienti dem.

Questo disegno va però fatto atterrare in regione dove i mugugni non mancano. Sarebbe in particolare, secondo i retroscena, Valentina Corrado, assessora al Turismo ed esponente grillina molto pro Raggi, quella più restia ad accettare di restare in giunta con Zingaretti candidato. Oltre a lei, secondo quanto raccolto da RomaToday, altri due consiglieri sarebbero contrari a continuare a sostenere la giunta Zingaretti. Francesca De Vito venerdì non si è nascosta e in una dichiarazione pubblica ha preso posizione: "La candidata del M5s per me è e resta Virginia Raggi. L'idea di Zingaretti di lasciare la carica di presidente della Regione la trovo inqualificabile perché se si prendono accordi con i cittadini, poi non si può cambiare idea ed ambire ad altro. In questo periodo in cui siamo ancora in piena campagna vaccinale, con una ripresa economica e turistica su cui lavorare, fare un passo del genere sarebbe da irresponsabili. Abbandonare la Regione, significherebbe mesi di commissariamento o campagna elettorale. Le ambizioni personali devono lasciare il posto alla responsabilità".

La linea della De Vito sembra combaciare con quella dei cinque stelle nazionali più vicini a Virginia Raggi. Una linea espressa da Francesco Silvestri, deputato romano del M5s in questi giorni molto attivo nel fare da scudo alla ricandidatura della sindaca: "Mai come adesso sto vedendo il Movimento 5 Stelle convinto e compatto su Virginia Raggi. Se nel 2016 era una scommessa, oggi Virginia è una risorsa sulla quale il nuovo movimento che nascerà deve e vuole investire. Ogni volta che entro in aula tutti i miei colleghi di altre regioni mi chiedono informazioni e mi dicono che aiuteranno Virginia e il Movimento 5 stelle alle prossime elezioni". A questo Silvestri affianca un attacco a Zingaretti: "Non ci interessa quello che faranno gli altri partiti. Leggo, ad esempio, dell'ipotesi di Nicola Zingaretti. Sarebbe follia. In piena pandemia il primo pensiero di un governatore di una Regione dev'esser quello di focalizzarsi sulla campagna vaccinale, non su una campagna elettorale". 

Che però l'accordo non sia lontano lo dimostra anche il differimento della data per le candidature alle primarie del centrosinistra, fissato non più al 20 maggio, ma al 25 maggio. Si continuerà a far di tutto perché a quella data sia presente il nome dell'attuale Governatore. Decisiva, per sbloccare la situazione, potrebbe essere il pressing di Giuseppe Conte il quale, in nome di equilibri nazionali, potrebbe garantire l'appoggio pubblico a Virginia Raggi candidata sindaca - ottenendo in cambio toni più pacati nei confronti del partner del Conte II - in cambio del mantenimento dello status quo in regione. 

Le parole pronunciate ieri a Torino sono state colte, specie dai dem, in questa direzione: "Ogni scelta locale dovrà essere fatta insieme", spiega Conte, "perché non è pensabile che una forza politica di respiro nazionale possa poi affidarsi a una gestione esclusivamente atomistica e parcellizzata delle realtà locali, perdendo completamente di vista il senso di un disegno politico unitario e complessivo". 

A Conte la partita romana interessa fino a un certo punto: c'è tutto l'interesse dell'ex Premier a fare accordi a Napoli, Torino e Bologna e provare un coinvolgimento anche a Milano. Roma è una tessera del puzzle fondamentale per chiudere questi accordi, nel nome di un "disegno politico unitario e complessivo". 
 

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