Elezioni Comunali Roma 2021

Zingaretti, il "non-candidato sindaco" è già in campagna elettorale: ecco cosa manca per l'ufficialità

Il pressing di Letta continua e i suoi interventi in città aumentano. Restano ancora dei nodi da sciogliere, ma la sua partecipazione alle primarie viene data da tutti per scontata

L'ennesima settimana trascorsa a spegnere le voci su una sua possibile candidatura, a mandare avanti Roberto Gualtieri "ottima figura", ad elogiare le primarie. L'ennesima settimana trascorsa a marcare la propria presenza su Roma e a mostrarsi attivo per la città. L'ennesima settimana da possibile candidato favorito in tutti i sondaggi, pressato dalla segreteria nazionale e addirittura acclamato dai cittadini. Si fa ormai sempre più fatica a non considerare Nicola Zingaretti come possibile candidato sindaco di Roma alle prossime elezioni comunali. Il suo nome, ingombrante, è sulla bocca di tutti e, va detto, lui non fa nulla per non alimentare l'idea di una sua discesa in campo. Nelle smentite non usa più il no, ma racconta l'ovvietà "io sono presidente della regione". Oppure usa condizionali sibillini: "Vorrei continuare a fare il presidente della Regione".

Zingaretti già in campagna elettorale

Intanto la sua campagna elettorale sembra iniziata. L'iniziativa sul Casale della Cervelletta ha il sapore di una sfida alla sindaca Raggi: sostituirsi alle inadempienze del Comune (diffidato nel 2019 dal ministero e da allora inerte o quasi sul tema, ndr), proponendosi per la gestione e ristrutturazione della struttura da restituire al quartiere. Il tutto con il plauso del ministro Franceschini e dei ragazzi del Cinema America. E ancora, il giorno prima, un botta e risposta con Calenda sull'anello ferroviario, dal sapore di campagna elettorale. Quindi il commento sulle dichiarazioni di un'istituzione di un quartiere simbolo di Roma, Marcellino del bar san Calisto che aveva proposto eventi culturali contro gli assembramenti. E, ciliegina sulla torta, gli applausi dei cittadini di Valle Aurelia che durante l'inaugurazione del centro prelievi dell'Asl Roma 1 hanno intonato il coro "Zingaretti sindaco". Lui ha sorriso, incassato e ringraziato, smentendo poi nelle ore successive la sua candidatura. Il tutto mentre, ai giornalisti presenti, il suo staff sottolineava gli applausi: "Li avete sentiti? Mi raccomando riportateli".

Il pressing di Letta e Gualtieri "in panchina"

Il pressing nei suoi confronti da parte del segretario Enrico Letta non sembra placarsi e nessuno smentisce che ci sia: l'auspicio è che partecipi alle primarie e i segnali sembrano, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, andare sempre più verso quella direzione. Neanche l'annuncio della data delle primarie ha infatti spinto Roberto Gualtieri a buttarsi nella mischia e sciogliere la riserva. L'ex ministro, con Zingaretti in campo, non si candiderebbe e non vuole ritrovarsi nella situazione di doversi ritirare in caso di corsa del governatore. Da qui l'attesa, segnale evidente che qualcosa si muove dalle parti della Pisana. 

Il centrodestra ingolosito

Rumors che hanno raggiunto anche il centrodestra, dove Lega e Fratelli d'Italia si stanno preparando per imporre all'altro il proprio candidato per l'ambitissima regione. Qui i nomi ci sono da tempo e sono quelli di Claudio Durigon, per la Lega, e Francesco Lollobrigida per Fratelli d'Italia. Una scelta questa che ha messo in secondo piano la trattativa per il Campidoglio. Un'attesa che non si sa né quanto durerà e né a cosa porterà, ma che nessuno vuole rompere. Da qui il surplace, per usare una metafora mutuata dal ciclismo su pista, in cui tutti aspettano la mossa di Zingaretti per poi agire di conseguenza.

I nodi da sciogliere

Un'attesa che potrebbe durare ancora a lungo. I nodi da sciogliere infatti non mancano. Quello più importante è relativo a Virginia Raggi che però ormai vede tutti rassegnati: la sindaca non si ritirerà. C'è però la speranza che le evoluzioni interne al Movimento cinque Stelle possano provocare quantomeno la perdita del simbolo, a tutto vantaggio dell'alleanza giallorossa. 

C'è il nodo alleanza con i pentastellati in regione. Il governatore vuole avere certezza che l'annuncio della sua candidatura non provochi l'uscita dalla giunta regionale di Lombardi o Corrado, per salvaguardare l'accordo faticosamente raggiunto con il M5s. Inoltre vorrebbe blindare il patto elettorale per le regionali.

Quando votare in regione?

E proprio il ritorno alle urne per la regione costituisce un altro nodo. Votare in contemporanea con il Comune, a ottobre, oppure puntare a scindere le due competizioni? Nel primo caso le dimissioni arriverebbero immediatamente, una volta decisa la corsa per le primarie. Nel secondo caso l'annuncio delle dimissioni arriverebbe a primarie vinte e cioè dopo il 20 giugno. Un mese di differenza che significa far scattare più in là i 90 giorni entro i quali si devono indire le elezioni dopo le dimissioni. Al momento l'ipotesi preferita è la seconda, ovvero dimissioni dopo la vittoria delle primarie. Va detto che, leggi alla mano, Zingaretti potrebbe restare in carica anche da candidato sindaco. C'è incompatibilità tra la carica di sindaco e di governatore, ma nulla vieta le candidature. Le dimissioni dovrebbero scattare il giorno dopo l'elezione. Questa strada è però esclusa per una questione di opportunità, per non consegnarsi ad una campagna elettorale all'insegna delle critiche.

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