menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Nicola Zingaretti e Carlo Calenda durante "Lazio International", Roma 27 marzo 2014 Fonte Ansa

Nicola Zingaretti e Carlo Calenda durante "Lazio International", Roma 27 marzo 2014 Fonte Ansa

Comunali 2021, gelo Zingaretti-Calenda. Il segretario del Pd: "Ogni volta che apre bocca mi insulta"

Pronta la replica del candidato sindaco di Azione: "Sono critiche al governo non insulti"

"Non ho mai insultato il segretario del Pd - dichiara il leader di Azione, Carlo Calenda - Zingaretti evidentemente confonde gli insulti con le critiche al governo, peraltro sempre costruttive e accompagnate da proposte  immagino quindi si sia trattato di un infelice errore semantico". Sembrava arrivata la tregua, almeno apparente. E invece le frecciate a mezza bocca tra i due leader non si placano. Sullo sfondo le polemiche legate alle elezioni comunali 2021. Calenda è sceso in campo e cerca l'appoggio del centrosinistra. Ma il centrosinistra su di lui ha più di una riserva. 

"Calenda lo sento - ha detto ieri il presidente della Regione Lazio intervistato a Mezz'ora in piu su Rai3 - anche se non sembra perchè ogni volta che apre bocca mi insulta, eppure con lui ho un rapporto civile". Una frase che non è certo sfuggita all'ex ministro dello Sviluppo economico, subito pronto a replicare: "Sono critiche al governo non insulti".

Eppure pareva che il clima si fosse disteso, messe da parte in questa seconda ondata di coronavirus le polemiche legate alla campagna elettorale e fissati alcuni punti fermi durante un incontro avvenuto con il segretario regionale del Pd Bruno Astorre e il consigliere Eugenio Patanè. Qui il candidato sindaco di Azione aveva ribadito di essere disposto a partecipare alle elezioni primarie. E comunque di congelare lo scontro con i dem fino a gennaio. D'altronde fin dall'annuncio della sua discesa in campo Calenda ha sempre detto di voler cercare con il Pd un accordo.

L'editoriale - Non è l'arroganza di Calenda a sabotare le primarie

I due mesi di stop concordati dovrebbero servire a questo. Una dead line entro la quale il Pd dovrà dare una risposta all'ex ministro. Appoggiarlo o non appoggiarlo. Calenda vuole evitare di aspettare fino a primavera. E se in questi sessanta giorni dovesse arrivare un nome alternativo, forte e convincente per il centrosinistra, sarebbe forse disponibile anche a fare un passo indietro. Basta parlare chiaro e in tempi rapidi. Questo il messaggio fatto passare dall'ex ministro. 

D'altra parte il Pd chiede garanzie allo stesso Calenda. Il candidato di coalizione, chiunque sarà, dovrà saper parlare a tutto il centrosinistra, e anche in parte al M5s garantendosi i voti dei grillini al secondo turno. In sostanza Calenda dovrebbe cominciare con l'abbassare i toni, anche nel confronti del governo rossogiallo. Una fragile tregua tra le parti, pronta a rompersi al primo battibecco. 
 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

RomaToday è in caricamento