Verso il ballottaggio, intervista ad Enrico Michetti: "Roma sarà città della bellezza. Avrò le mani libere e slegate dalla politica"

Il candidato di centrodestra racconta la sua Roma, le urgenze su cui intervenire. Su Raggi: "Ho visto molte cose che nell’ultimo periodo stavano marciando nella giusta direzione"

Ha voglia di parlare di programmi Enrico Michetti. Assediato sul tema del fascismo e antisemitismo, il candidato sindaco di centrodestra, in vantaggio dopo il primo turno, ha accettato di raccontare a RomaToday le sue idee per la città.

Michetti, ci può descrivere in un minuto la sua visione di Roma. Che Roma dobbiamo aspettarci, nel caso in cui lei venga eletto sindaco?

Una Roma che esca dal degrado, una Roma con una grande immagine internazionale, che torni ad essere attrattiva, che crei lavoro, che riesca ad essere una città sicura, una città pulita, una città allegra. E il sindaco è colui che deve amministrare il più grande patrimonio dell'umanità.

Però ci sono anche delle urgenze come sappiamo. Quali sono le tre su cui intende intervenire subito?

Beh chiaramente Roma va ripulita. È una città in cui il patrimonio arboreo, il verde, i parchi, i marciapiedi, le strade, l’immondizia, il degrado delle stazioni e sugli argini del Tevere hanno bisogno del rispetto delle regole. Roma necessita di una pianificazione importante per atti di manutenzione ordinaria, straordinaria e di ripristino. Roma deve tornare ad essere una città che splende in un contesto pulito, sano e di rispetto delle regole. Tolleranza zero nei confronti del degrado. Se c'è un problema sociale va risolto all'interno del sistema delle regole: chi non le rispetta non rispetta il popolo. 

Emergenza abitativa, se n'è parlato poco in questa campagna elettorale. Ha delle ricette per affrontarla?

Potremmo mettere a disposizione il suolo appartenente all'ente locale per realizzare degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Bisogna, però, accompagnare sempre la casa con il lavoro. Se si genera lavoro non avremo neanche il problema delle case, perché le persone avranno la possibilità di acquistarla direttamente. Dobbiamo innestare questo processo, perché se Roma torna ad essere attrattiva e le aziende tornano ad investire qui, si rilanciano una dignità e una prospettiva per il futuro. Così facendo, i nostri giovani non saranno costretti ad essere migranti e ad imparare le lingue per andare a lavorare in un’altra città, perché sarà proprio Roma ad essere il centro di richiamo per tutti i paesini sperduti, dalla Calabria all’Abruzzo. Così com’era negli anni ’50. 

Prima parlava di rispetto delle regole. Restando sull’emergenza abitativa, c’è la questione delle occupazioni: come intende muoversi su questo?  

Tolleranza zero. Poi, il problema sociale andrà risolto ma sempre all’interno delle regole. Roma ha un patrimonio enorme di immobili e, chi sta in un alloggio, lo deve fare nel rispetto delle regole. Ci sono tantissimi immobili fatiscenti e abbandonati: vogliamo recuperarli e darli a quei giovani che magari non trovano un luogo di aggregazione e lo occupano abusivamente. Deve esserci rispetto per l’essere umano.  

Questo vale sia per le occupazioni di sinistra che di destra come ad esempio CasaPound?

Assolutamente sì. Io sono un civico, per me la destra e la sinistra hanno un valore, ma non negli atti amministrativi. 

In questa fase di campagna elettorale si è parlato molto poco della squadra di governo. Ci può raccontare come vorrebbe la sua?

Beh, noi in squadra abbiamo il tecnico più bravo d’Europa e del mondo nelle gestioni commissariali, ovvero Guido Bertolaso. Ha già gestito il Giubileo con grande successo; ha già dimostrato di saper fare; ha gestito tantissime emergenze senza che nessuno rinvenisse nessuna magagna. Noi lo metteremo nelle migliori condizioni affinché migliori le condizioni di Roma. Non sarà assessore, ma commissario. Lui è un’opportunità unica per la città e va ad arricchire una squadra di profili altissimi che conoscono già la macchina amministrativa, quali Sgarbi e la Matone.

Continuità e discontinuità rispetto all’amministrazione Raggi: in cosa proseguire e in cosa no?

Io ho avuto un colloquio istituzionale con la Raggi, che è stato molto proficuo. Ho visto molte cose che nell’ultimo periodo stavano marciando nella giusta direzione. Tante procedure in corso vanno salvaguardate, come per esempio le tranvie che sono in uno stato di avanzamento molto positivo. Sul microcredito è stato fatto un ottimo lavoro, così come per l’Expo. Farò, comunque, un approfondimento sulle cose che vanno bene, perché non ho pregiudizi di natura politica: chi funziona e dà il suo contributo in maniera leale e onesta è il benvenuto. Non solo. Lo proteggeremo e faremo in modo che dia il meglio di sé. 

Ma quindi anche la Raggi potrebbe essere nella sua squadra per l’Expo?

Ci parleremo, anche perché è lei che ha voluto l’Expo. Io non ho mai rivolto una critica ai miei avversari, perché il rispetto è la cosa principale. Sono abilitato a parlare con tutto e tutti e, se l’Expo è una cosa buona e chi l’ha portata avanti è una persona valida, io non nessun tipo di pregiudizio. 

Perché Enrico Michetti sarà un sindaco migliore rispetto a Roberto Gualtieri?

I paragoni non si fanno. Io posso dire che Michetti rappresenta la novità; non ha compromissioni con la politica e ha le mani libere. Prenderà le decisioni per i cittadini di Roma, senza essere influenzato da Europa o Governo. In città non si fanno infrastrutture da trent’anni e io voglio che Roma diventi un grande cantiere: voglio creare lavoro. Roma ha bisogno di manutenzione ciclica. Roma dovrebbe essere un giardino, un paradiso, dove in ogni piazza si celebrano eventi. Bellezza e funzionalità. Questo modello era della Roma antica e lo dobbiamo ripristinare. 

(riprese e montaggio di Veronica Altimari)

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