Elezioni Comunali Roma 2021

Occupazioni e centri sociali, Massimiliano Smeriglio: "Calenda fa propaganda, parli con Gabrielli"

“La storia delle occupazioni a Roma è vitale e dipende dalla mancanza di politiche per la casa e di protagonismo giovanile”, spiega l’ex assessore regionale: “Consiglierei a tutti di immergersi in questa città senza camicetta”

Nel 1994 a Garbatella viene occupato lo stabile che oggi è il CSOA La Strada: Massimiliano Smeriglio c’era, fin da allora protagonista di quella linea degli attivisti metropolitani che non hanno mai rifiutato la partita elettorale, del consenso e della popolazione delle istituzioni. Prima in provincia di Roma e poi in Regione Lazio con Nicola Zingaretti, oggi Massimiliano Smeriglio è eurodeputato Socialists & Democrats, indipendente. All’indomani delle polemiche sul confronto delle primarie del PD a Spin Time Labs, lo abbiamo intervistato al telefono.

Onorevole Smeriglio, sulle stampe all’indomani del confronto delle primarie del centrosinistra a Spin Time Labs si è letto che l’idea era venuta a lei. Che commento può darci?

[Ride]. No, non è vero che l'idea è venuta a me. L'idea è venuta direttamente e legittimamente agli occupanti di Spin Time Labs ma sono ovviamente contento che i candidati l’abbiano accolta, compreso il Partito Democratico. Non cercherei dietrologie, mi pare normale che le realtà sociali romane vogliano interrogare i candidati alle primarie. Un plauso piuttosto andrebbe fatto a Spin Time e agli attivisti che cercano di interloquire con la politica.

Lei fu fra i protagonisti dell’occupazione de La Strada a Garbatella ed è forse il più adatto a raccontare una storia come quella dei centri sociali che cercano la via delle istituzioni, della politica e del consenso. Come è andata?

La stagione espansiva dei centri sociali risale a 30 anni fa e parte all'indomani del movimento studentesco del ‘90. Gli attivisti si interessano, vale la pena ricordare, di spazi vuoti, abbandonati e poco decorosi, lasciati al degrado. Piano piano una serie di realtà e di comunità giovanili li rimettono in piedi, promuovono una rifunzionalizzazione, riaprono quei luoghi ai quartieri. Oggi nei centri sociali ci sono gruppi che fanno sport popolare, che si occupano di produzioni musicali, di teatro: sono asset cruciali in una città come Roma che ha da anni una cronica carenza di offerta pubblica per i più giovani. L'esperienza dei centri sociali nella Capitale è invece una storia straordinaria di vitalità, di autogestione, di responsabilità e di senso civico, che sa rinnovare spazi, ambienti e territori. Le realtà del movimento, da un certo punto in poi, si sono poste il problema dell'autogoverno, chiedendosi come contribuire al progresso del proprio territorio, uscendo da situazioni di minoritarismo strutturale e cercando il consenso. In alcuni casi è stata una storia fortunata che ha formato una nuova classe dirigente, non costruita in batteria nelle modalità tradizionali dei partiti storici ma forgiata nell’attivismo sociale, nel coraggio, nelle lotte e che si è messa a disposizione di un progetto più grande, quello di modificare i contorni del campo progressista. Un esempio su tutti: abbiamo in corsa l'esperienza straordinaria di Sandro Luparelli che compete per le primarie in VII Municipio e porta con sé la storia del centro sociale Spartaco e del Quadraro Gym. Si tratta di una vicenda che andrebbe solo raccontata, basterebbe un’inchiesta per mostrare come quegli attivisti abbiano completamente reinventato un tessuto. C'è molto pregiudizio, molta poca conoscenza quando si parla dei centri sociali: bisognerebbe invece immergersi in questa Roma che non è proprio pettinata, con la riga da una parte e le camicette stirate, ma che dà un contributo fondamentale e quotidiano per la tenuta democratica dei quartieri.

Carlo Calenda, con cui lei ha un rapporto dialettico ma amichevole, ha tagliato corto: con me sindaco partono gli sgomberi. Suppongo che per lei sia un errore.

È un errore clamoroso. Per Calenda ho un rapporto di stima e di rispetto, però penso che Carlo si stia facendo prendere la mano dalla propaganda. Quotidianamente azzanna leader importanti del campo democratico come Goffredo Bettini e poi prende a spararla talmente grossa che non ci crede nessuno. Roma ha già dato e già sentito questi toni, sono passati sindaci di destra come Alemanno, prime cittadine ultra legalitarie come la Raggi e le occupazioni stanno tuttora lì: perché non sono un problema di ordine pubblico. Parliamo di occupazioni a scopo abitativo, parliamo di un problema sociale irrisolto. Vorrei ricordare che l'ultimo piano casa pubblico è di Amintore Fanfani e che qui c'è un problema sociale che va governato. Tutti quelli che hanno promesso la ruspa poi si sono messi al tavolo con gli attivisti, correttamente, per negoziare e ragionare su come risolvere i problemi lavorando con la testa, con la politica. Dentro questi luoghi che sono non proprio ville splendide da 300 metri quadrati vivono uomini, donne, bambini, migranti. Darei un consiglio a Calenda: ascolti il capo della polizia Gabrielli che di queste cose è molto esperto e che ha gestito sempre partite simili con estrema attenzione.

Roma però è una delle città più occupate d’Europa. Lei che sta facendo l’eurodeputato avrà uno sguardo più completo sul fenomeno. Perché accade?

Perché c'è un ritardo storico del nostro paese sui temi della casa pubblica e delle politiche giovanili. Non è che siamo un paese con molte occupazioni per caso. In Germania ci sono i centri sociali, ci sono da trent'anni ma sono spazi pubblici, dati in concessione e gestiti da associazioni giovanili che operano con creatività e responsabilità. Serve così, una risposta politica che sia in grado di investire sulle nuove generazioni. Trent'anni fa si è innescato un processo di lotta e di movimento in Italia perché non c'è mai stata una proposta pubblica in grado di intervenire su questa situazione.

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