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Virginia Raggi (immagine d'archivio)

Virginia Raggi (immagine d'archivio)

"Su mia ricandidatura si esprima la base": Raggi chiama, il Movimento non risponde e il voto su Rousseau resta una chimera

Pochi i messaggi social e le dichiarazioni pubbliche a sostegno della sindaca da parte dei vertici. Mentre le grane interne, con una maggioranza ridotta al lumicino, non le danno tregua

''Mi ricandido. Ora avanti a testa alta. #Insieme. Parlo al plurale perché noi siamo una squadra: uniti vinceremo le sfide che ci attendono". Diceva così Virginia Raggi, all'indomani del voto su Rousseau che dava il via libera, la scorsa estate, a un terzo mandato anche per i sindaci. "Uniti vinceremo" ripeteva agli attivisti anche lo scorso ottobre, nel disperato tentativo di riconquistare la base grillina, sempre più lacerata da tensioni interne e lontana dalla causa di una sindaca troppo concentrata sul suo destino elettorale e poco sul confronto con i suoi. Invitava a restare "insieme". E invece a sette mesi dall'annuncio del Raggi bis, è proprio l'unione a mancare. La sua figura non compatta a nessun livello. 

Tre giorni fa ha chiesto un voto su Rousseau a conferma della candidatura, per sgomberare il campo, come ha detto, "da ogni ambiguità". Il M5s è con lei? C'è intenzione da parte dei vertici di riproporre l'alleanza M5s-Pd-Leu del governo Conte II all'ombra del Campidoglio, costringendo quindi Raggi a un passo indietro o a restare in corsa sì ma solo con una sua lista civica? Le voci corrono, c'è chi parla dell'ex ministro Roberto Gualtieri come possibile candidato sia dei dem che dei grillini (e una parte del Movimento gradirebbe) e allora la sindaca chiede chiarezza, senza però ottenere esattamente un coro da stadio in suo favore. 

Dal garante Beppe Grillo nessun segnale. Dopo ore dal post della sindaca esce fuori un timido Luigi Di Maio. "L'appello di Virginia Raggi? Io la sostengo". Altri endorsement per adesso li troviamo solo tra i "ribelli" espulsi per non aver votato la fiducia al governo Draghi. "Concordo pienamente, basta ambiguità" scrive la senatrice Barbara Lezzi. A parlare di "appello condivisibile e legittimo" è l'eurodeputato, da tempo vicino alla sindaca, Fabio Massimo Castaldo. Poi c'è Alessandro Di Battista: "Io la sostengo" ma da cittadino semplice, visto che ha abbandonato il Movimento in protesta contro l'appoggio a Draghi. Per il resto, nessuno batte colpi.

Nessun post su Facebook di incoraggiamento, nessuna dichiarazione pubblica di rilievo. Un silenzio che non passa inosservato: "Io non ho capito bene la risposta del Capo Politico M5S/nostro reggente aeterno a Virginia Raggi su questa storia dei "giochi di potere".Voi?" scrive su Facebook il presidente del Consiglio comunale Marcello De Vito, non senza polemica diretta allo stesso Crimi, sia per il mancato appoggio alla sindaca che per non aver ancora mollato il posto da capo reggente nonostante con un voto su Rousseau la figura del capo politico sia stata abolita. Un'altra storia. 

Tornando a Raggi, perché si è ritrovata a fare questo appello, da molti giudicato tardivo rispetto a una candidatura annunciata in solitaria ormai già da sette mesi? Alla sindaca avrebbero dato fastidio le voci di una chiamata fatta da Giuseppe Conte ai vertici del M5s, un incoraggiamento al sostegno di un'eventuale candidatura di Gualtieri. Un appoggio quello di Conte che significherebbe per la sindaca dire addio al simbolo Cinque Stelle, ma non alla candidatura. La prima cittadina infatti sarebbe comunque intenzionata a candidarsi anche senza logo pentastellato, ma con una civica di fedelissimi, gli ultimi rimasti nel Movimento romano a mettere la faccia sulla sua campagna elettorale.  

Già, perché non dimentichiamo che le grane della sindaca grillina sono anche e soprattutto in casa. La maggioranza che la sostiene è ridotta al lumicino. Ieri il Consiglio comunale ha votato il suo ultimo bilancio dei cinque anni. "Una manovra che guarda la futuro" ha detto Raggi, omettendo il fatto che è stato votato da soli 23 consiglieri di maggioranza, sufficienti perché la seduta era in seconda convocazione. Altrimenti non sarebbero bastati. E proprio ieri, in dichiarazione di voto, ha lasciato il Movimento la consigliera Maria Agnese Catini: "I principi degli inizi non esistono più. Lascio con dolore dopo 14 anni". Poi c'è la fronda degli consiglieri Enrico Stefàno, Donatella Iorio, Marco Terranova, Angelo Sturni, sempre nel Movimento ma lontani dalla linea Raggi. Anzi, hanno dichiarato apertamente di essere dalla parte di un Conte II anche per il Campidoglio. Allearsi con le forze progressiste e confrontarsi sui temi per la città. Altro che voto on line su Raggi. E a loro è appeso il destino della maggioranza nei prossimi mesi. 

Insomma, l'appello di Raggi all'unità ripetuto più volte da agosto sembra caduto nel vuoto. A parte la cerchia di fedelissimi che la segue senza batter ciglio, dal vicesindaco Pietro Calabrese al capogruppo Giuliano Pacetti al consigliere Paolo Ferrara, per i quali non c'è nome migliore per guidare Roma altri cinque anni, tutt'intorno il M5s, già a pezzi al suo interno per questioni nazionali, non si strappa le vesti. Il sostegno sperato tarda ad arrivare. 

A due ore dalla pubblicazione del nostro pezzo e 48 ore dal post della sindaca arriva di un gruppo di senatori M5s. Lo riportiamo di seguito. 

"La richiesta di chiarezza in vista delle prossime elezioni nella Capitale sollevata dalla nostra Sindaca Virginia Raggi è corretta e legittima. Come parlamentari ed europarlamentari romani del Movimento 5 Stelle riteniamo opportuno che il MoVimento esprima, al più presto, una posizione chiara, condivisa e trasparente in merito: Roma merita certezze e rispetto. La nostra Virginia ha lavorato senza sosta in questi anni, con impegno e dedizione, dopo decenni in cui la nostra città è stata massacrata dalla cattiva politica. 

Virginia ha rimesso ordine nei conti pubblici, tagliando sprechi e riportando legalità negli appalti, ha ricostruito letteralmente il manto stradale della città, e ha affrontato a testa alta la criminalità organizzata con un coraggio mai visto nelle precedenti amministrazioni. Dobbiamo ripartire proprio da questi importanti risultati per continuare il percorso intrapreso, al fine di realizzare pienamente quel cambiamento che i cittadini romani ci hanno chiesto come forza di governo della Capitale". Così in una nota gli esponenti del MoVimento 5 Stelle di Roma Fabio Massimo Castaldo, Daniela Rondinelli, Giulia Lupo, Alessandra Maiorino, Francesco Silvestri, Francesca Flati, Angela Salafia, Manuel Tuzi, Paola Taverna, Gianluca Perilli, Marco Bella.

+++articolo aggiornato allle ore 13+++


 

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