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Virginia Raggi durante una conferenza stampa (foto Ansa)

Virginia Raggi durante una conferenza stampa (foto Ansa)

M5s, i "ribelli" preparano l'adunata e ignorano Raggi: "Prima un dibattito aperto, poi la scelta del candidato sindaco"

Sabato 17 ottobre il dibattito organizzato dai cinque consiglieri anti raggiani, un contro evento rispetto a quello lanciato da Raggi su Zoom

Con la convocazione di una videoconferenza on line e quindi l'apertura di una fase nuova di dibattito e confronto, l'obiettivo della sindaca Virginia Raggi - sempre ferma nell'intento di ricandidarsi sindaca alle elezioni comunali del 2021 - è anche quello di sedare gli animi. Questa sera alle 21 sulla piattaforma Zoom si terrà un incontro aperto a eletti e attivisti. Raggi ha invitato anche i due big Alessandro Di Battista e Paola Taverna, nella corrente dei "ribelli" il primo, tra i "governisti" la seconda, esponenti delle due fronde opposte che stanno spaccando il M5s e che la sindaca prova ora a tenere insieme.  

L'intento è chiaro: lanciare ai suoi un messaggio di inclusione e apertura alle diverse posizioni interne e alla pluralità di visioni e placare il malcontento che monta da settimane, da quando ha annunciato la discesa in campo alle elezioni senza, è l'accusa, aver interpellato la base e i portavoce. Una mossa riuscita? Non si direbbe, dal momento che la fronda interna degli anti raggiani sembra continuare per la sua strada e il gruppo ormai sfaldato non pare volersi ricompattare intorno alla sindaca e ai suoi diktat. 

Tutto sulle elezioni 2021

Per sabato 17 ottobre i cinque consiglieri dissidenti, Enrico Stefàno, Donatella Iorio, Marco Terranova, Alessandra Agnello, Angelo Sturni, hanno organizzato un incontro alternativo. Ancora non ci sono dettagli ma c'è il "manifesto", un lungo status su Facebook che spiega la ratio dell'appuntamento. "Non dobbiamo chiuderci all'interno del proprio ambito politico, bensì mettere al centro del dibattito pubblico l'idea di un programma partecipato, costruito partendo dal lavoro svolto finora, aprendo al confronto con tutti coloro che la città la vivono quotidianamente e la conoscono" si legge in uno dei passaggi salienti. "All'esito di questo percorso sarà possibile presentare alla comunità cittadina una visione e un piano per il futuro di Roma, Capitale d'Italia e allora sarà naturale individuare i candidati che possano meglio intepretarla, dal sindaco ai presidenti di municipio". 

La traduzione è facile: la candidatura di Virginia Raggi per una parte di pentastellati è tutto fuorché scontata. E certamente non può calare dall'alto senza prima aver avviato un percorso di condivisione dei contenuti. Accanto ai portovoce dissidenti ci sono poi gli attivisti, la cosiddetta "base", che non si accontenta dell'incontro su Zoom organizzato dalla sindaca. Per parlare del futuro di Roma si vedranno domenica 25 ottobre. Ancora da capire se in presenza o in modalità videoconferenza on line. 

Mentre a complicare il quadro alla sindaca ci si è messo anche l'ex capo politico Luigi Di Maio. Che proprio ieri parlando di candidatura alle amministrative per Roma e Milano ha detto "non mi fossilizzerei sui nomi". Una frase che da più parti è stata letta come una frenata al Raggi bis e una spinta piuttosto a virare verso un accordo con il Partito democratico, strada che Di Maio ha in generale dimostrato di apprezzare. Parole tanto sibilline da far sollevare subito voci in difesa della sindaca, vedi quella della parlamentare Barbara Lezzi. E da costringere l'ufficio stampa del ministro grillino a precisare: "Di Maio ha sempre sostenuto e sostiene la sindaca Raggi". Una difesa d'ufficio che non convince granché e non allontana i dubbi sul sostegno reale alla prima cittadina, primo ostacolo di un'ipotetica corsa al Campidoglio dell'asse pentadem.  


 

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