Venerdì, 15 Ottobre 2021
Elezioni Comunali Roma 2021

INTERVISTA | Rachele Mussolini: "Michetti non è un uomo d'apparato, candidato dalle solite consorterie d'affari"

La candidata al Comune con FdI si schiera a supporto di Michetti per risollevare Roma dal M5s e da una "Caporetto Capitale"

"Dovremmo appassionare i cittadini", ha affermato ieri sera Enrico Michetti su La7, a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale. Passionaria politica è anche Rachele Mussolini, altra nipote di Benito Mussolini, imparentata con Alessandra, candidata quest'anno al consiglio comunale con Fratelli d'Italia. Immancabile il suo sostegno al candidato di centrodestra, per risollevare insieme le sorti di Roma da quella che definisce una "Caporetto Capitale".

Figlia del grande jazzista Romano, ha iniziato a interessarsi di politica fin da giovanissima impegnandosi “dietro le quinte” per oltre dieci anni. Già eletta nel 2016 con la lista civica ‘Con Giorgia Meloni sindaco’, nel corso del suo primo mandato, oltre a svolgere la propria attività all’interno delle Commissioni capitoline, ha ricoperto anche l’incarico di vice presidente della commissione Controllo, Garanzia e Trasparenza di Roma Capitale.

Tante le tematiche affrontate, particolare attenzione ha riservato alle periferie che tanto interessano a Michetti, tanto dal voler creare un Assessorato a Tor Bella Monaca. "Le periferie sono una realtà troppo spesso trascurata che sempre più finisce per divenire ostaggio della criminalità, così come alla disabilità e all’edilizia residenziale popolare", afferma la Mussolini, spiegando a Roma Today le ragioni del suo supporto a Michetti.

Per quale motivo crede che Enrico Michetti sia la persona giusta per dare uno slancio a Roma? 

"Michetti è un bravo amministratore, non è un uomo d’apparato, candidato magari dalle solite consorterie d’affari. Non ha neppure la necessità di candidarsi per alzare il quorum di un suo partitino, per poi contare qualcosa su palcoscenici nazionali. Per lui parlano le decine e decine di incarichi conferitigli dalle amministrazioni di sinistra per risolvere i problemi e le questioni amministrative di tanti comuni. Dunque Michetti si, candidato sindaco a Roma perché, ora più che mai, serve uno bravo, capace di risolvere i tanti problemi della Capitale, e non una che 'deve imparare ad amministrare sulla pelle dei romani'. Abbiamo già perso troppo tempo".

Quali sono secondo lei i punti del suo programma che più la trovano d’accordo? 

"Il programma di Michetti è stato ampiamente condiviso, è il frutto di tante letture, di tanti punti di vista che hanno collaborato alla stesura del documento programmatico. Rappresenta una visione omogenea di città, una pianificazione strategica che normalmente è mancata totalmente in questi ultimi cinque anni e che invece diviene fondamentale. Vogliamo rilanciare Roma per farla divenire finalmente Capitale d’attrazione attraverso una serie di azioni che poggiano sul turismo e sulla riorganizzazione dell’offerta culturale, e quindi di fatto creando un 'brand Roma'. Se invece ci classificano come la città più sporca d’Europa, se abbiamo fermate di metropolitane bloccate da anni, se abbiamo la disponibilità del parco mezzi del trasporto pubblico al 70%, se le aziende partecipate sono in perenne sofferenza, se i monumenti sono sporchi e dimenticati, diventano chiare allora quali siano per me le priorità programmatiche e perché sono d’accordo con il programma di Michetti che, appunto, parte proprio da queste considerazioni per poter avviare immediatamente politiche volte alla soluzione delle criticità impellenti: degrado, sporcizia, trasporti, mobilità, rilancio turistico economico e produttivo. Tutto ciò in attesa di vedere attuata la nostra storica battaglia sull’assegnazione a Roma Capitale di maggiori risorse e di poteri speciali".

È vero che Michetti può contare sul sostegno di Giorgia Meloni, ma ci sono alcuni candidati che stanno trasmettendo ambiguità a destra. Parlo per esempio del ministro leghista Giorgetti, che in un'intervista a La Stampa ha ammesso di prevedere già la sconfitta di Michetti contro Gualtieri. Ritiene che l’inasprimento della campagna per il candidato possa dipendere in qualche modo anche da come il centrodestra lo abbia supportato pubblicamente? 

"Vede, siamo in una campagna elettorale dove le affermazioni e le dichiarazioni si rincorrono continuamente. Una cosa è certa, i leader del centrodestra in maniera unitaria sostengono Michetti a Sindaco di Roma, e lo testimoniano con la loro continua presenza nella Capitale. Mi preoccupa molto di più l’affermazione di Calenda: 'Neanche morto, mi piace fare altre cose. Devo essere chiaro: se utilizzassi il lavoro fatto per il tavolo su Roma  per candidarmi a sindaco, sarei un cialtrone. Non lo farò'. Di una cosa sono certa: in politica ci vuole coerenza, e Calenda è uno di quei casi in cui questa qualità latita".

Michetti ha ammesso più volte di non sfuggire ai confronti, però, di fatto, da luglio è stato difficile assistere a una sua partecipazione pubblica alla presenza degli avversari, l'ultima pochi giorni fa dopo mesi di assenza. Secondo lei questa scelta comunicativa può rafforzare la fiducia degli elettori nei confronti del candidato? Lei come la reputa? 

"Io le posso dare la mia visione delle cose. Ritengo utili i confronti in campagna elettorale, ma a volte non sono indispensabili. A Roma per esempio diventano accademia e avanspettacolo a confronto delle tante debolezze sociali e delle povertà emergenti. I confronti, sempre secondo me, sono quelli che i candidati dovrebbero fare dentro i condomini delle case popolari, nei mercati rionali, tra i negozianti che subiscono un furto al mese, nelle periferie abbandonate; meno selfie da mostrare e più umanità da incontrare. I candidati sindaci dovrebbero avere questa priorità".

Uno dei programmi che più ha fatto discutere in queste settimane riguarda la mobilità, Enrico Michetti è stato accusato di aver copiato il suo programma da “Odissea quotidiana”. Al di là delle polemiche, quali sono secondo lei le strategie che bisognerebbe mettere in campo per superare questa annosa questione per la Capitale? 

"Sotto il profilo amministrativo bisogna intervenire con immediate iniziative per evitare il commissariamento. Sa cosa significa? Che il nuovo Sindaco, a differenza di quanto ha fatto la Raggi, dovrà impegnarsi in prima persona per prendere decisioni delicate sotto il profilo economico-patrimoniale, dotazione di personale, disponibilità di cassa e alienazioni patrimoniali per rispettare il concordato preventivo in corso ed evitare, come detto, il commissariamento di Atac".

E nel breve periodo? La città sta avendo una battuta d'arresto, rischia di bloccarsi....

"Nel frattempo ci si dovrà impegnare per studiare una mobilità diversa per la Capitale: guardare verso le esigenze dei prossimi decenni significa aprire un tavolo con il Ministero perché per Roma la mobilità è quella automobilistica, aerea, marittima e ferroviaria. Vuol dire dividere l’accessibilità in sistematica (quella quotidiana) e occasionale. Per questo il TPL dovrà essere rafforzato e gestito in maniera diversa, anche rafforzando con interventi mirati la rete infrastrutturale e puntando alla velocizzazione degli spostamenti. E le pare credibile un Sindaco che pensa solo a ciclabili insensate e a una funivia mentre i flambus sono all’ordine del giorno?"

Quali sono, invece, le sue proposte per Roma? 

"Io sono affezionata alle periferie, sono stata più volte a Tor Bella Monaca e al Quadraro che non ai Parioli. Una scelta fatta per necessità: si dovrebbe cercare di andare dove più ci sono problemi, dove i sistemi di servizi sono a rischio collasso, dove le persone ti vogliono parlare. La mia esperienza mi porta a occuparmi certo di mobilità e decoro, sono pronta a discutere sulla ripresa economica della città, valutiamo il valore delle partecipate, guardiamo con attenzione ai piani di zona, cerchiamo di capire come la pianificazione urbanistica possa aiutare la città; ma se non ascolteremo le periferie sarà impossibile capire profondamente Roma. Cosa farò tra l’altro? Cercherò di essere ancora li, ancora con più costanza e continuità, per essere portatrice, in Assemblea Capitolina, della voce di centinaia di migliaia di persone che voce non hanno".

Come giudica l’operato di Virginia Raggi in questi 5 anni e quali sono, secondo Lei, le priorità da qui ripartire dopo il suo mandato? 

"La domanda più semplice alla quale rispondere: assolutamente insufficiente. La città è diventata un laboratorio per le ambizioni personalistiche dell’amministrazione grillina. Il vantaggio di avere un monocolore al governo della città si è trasformato in una Caporetto Capitale. Il degrado lo vivono i cittadini, i turisti, ed è veicolato in mondovisione. Siamo diventati esempio di inettitudine grazie alla Raggi e alla sua amministrazione. Ecco perché ci vuole uno bravo, Michetti sicuramente".

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