Mercoledì, 28 Luglio 2021
Tommaso Caldarelli

Opinioni

Tommaso Caldarelli

Giornalista RomaToday

Per la sinistra a Roma è suonato il gong

Su RomaToday eravamo stati forse profeti un po’ troppo facili parlando di “scissione dell’atomo” per le forze che si muovono a sinistra del PD: all’indomani delle primarie del centrosinistra a Roma consegna un quadro variegato che però non contraddice la nostra previsione. Oltre al trionfo del candidato del Partito Democratico, il risultato migliore è quello di Giovanni Caudo che si piazza buon secondo dietro alla grande vittoria di Roberto Gualtieri. Con il 17% il presidente del III Municipio è però lontano dal lusinghiero 30% che i sondaggi della vigilia gli assegnavano. Confermati invece i pronostici per le altre candidature di sinistra: Imma Battaglia e Stefano Fassina sono poco oltre il 5%, quest’ultimo, e sotto il 7% la prima, un risultato non buono per la candidata di Liberare Roma che si vede superata dalla convincente corsa di Paolo Ciani. Come da pronostici, non risulta particolarmente significativa la corsa socialista di Cristina Grancio, che colleziona 100 voti.

Ora, a sinistra del PD c’è certamente molto spazio. In queste condizioni, però, la prima sensazione è che andrà sprecato. Con tali numeri e tali risultati Roberto Gualtieri e il PD sono nelle condizioni di rivendicare una corsa monocolore, forse appoggiati solo dai Verdi che hanno fatto una scommessa in grado oggi di essere pagata. Da tempi non sospetti seguiamo il percorso della presunta “lista unitaria” della sinistra a Roma, che però a questo punto acquista nuovi contorni: in breve, da oggi è o lista unitaria o nulla. Di più: il dossier romano non può non salire di livello, ed essere affrontato a livello nazionale.

Non si può nascondere, infatti, che a fermare le aspirazioni unitarie dello spazio a sinistra del PD c’è la consueta tentazione non molto nascosta di tutelare, prima di partire con qualunque discussione sul simbolo unico, le proprie identità e i propri spazi di potere. Segnaliamo innanzitutto: i gazebo dicono che di questo potere non ce n’è più e che il voto incerto, quello di opinione, di fronte a un quadro frammentato e poco credibile ha preferito l’usato garantito ma solido dell’ex ministro dell’Economia. In secondo luogo, consigliamo di sbrigare velocemente tale passaggio politico a livello nazionale, sottraendo il dossier ai gruppi dirigenti romani che da soli, appare, non sono in grado di giocare la partita.

Fuori di metafora: se la sinistra a Roma vuole esserci è necessario un accordo nazionale, con seduti al tavolo Massimiliano Smeriglio, Pierluigi Bersani, Nicola Fratoianni, Stefano Fassina, Enzo Maraio e una qualche forma di rappresentanza per Giovanni Caudo. Si individui un patto di massima che funga da recinto costituente e si prega intanto di non parlare più di “costruzioni dal basso” e “processi popolari” perché il (piccolo) re è ormai nudo. La sola strada appare diversa: una volta che si sarà stretto questo patto nazionale, si potrà far partire, nei limiti di esso, un percorso costituente partecipativo che conduca a una lista unitaria, al fine di soffiare sulla cenere e provare ad infiammare quel che rimane della scarsa legna rossa capitolina.

Altrimenti, se si eluderà questo esito, farà bene il Partito Democratico a ignorare qualunque cosa si muova all’infuori dal suo raggio d'azione; e la prossima volta che si sentirà parlare di “pluralismo della coalizione”, “fare breccia nel cuore della gente”, “riportare il lavoro al centro della discussione politica”, si farà bene a ignorare sia il messaggio che il messaggero. Cari amici della sinistra, ve lo si era provato a dire e alla fine, come previsto, è suonato il gong. 

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