Comunali Roma 2021, Patrizia Prestipino: "Calenda ottimo candidato, ma mai contro il Pd"

A RomaToday parla la coordinatrice romana di Base riformista, area del Pd che raggruppa gli ex renziani

Patrizia Prestipino (immagine d'archivio)

"Carlo Calenda, se ufficializzerà, è il migliore candidato in campo al momento" ammette Patrizia Prestipino, deputata del Pd, coordinatrice romana di Base riformista, la corrente di ex renziani rimasti nel partito che fa capo al ministro della Difesa Lorenzo Guerini. A RomaToday commenta scenari e toto nomi che stanno animando a sinistra il dibattito sulle prossime elezioni comunali. Dall'ingresso a gamba tesa di Calenda, che la sua area sosterrebbe a patto che anche il Pd vada in quella direzione, alla possibile alleanza con il M5s, da costruire solo se a partire da un lavoro parlamentare sui poteri di Roma Capitale, con Giuseppe Conte garante. L'urgenza però è risolvere l'impasse e su questo la deputata non le manda a dire: "Il partito deve dirci se si faranno o no le primarie, e deve elevare il dibattito su Roma ben oltre un tavolo di rappresentanti locali. La nostra città merita di più".

Onorevole Prestipino, subito una domanda diretta. Come coordinatrice di Base riformista qual è il suo sindaco ideale?

Un sindaco, uomo o donna, capace di farsi amare, rispettare e stimare. È troppo tempo che a Roma manca una figura di spessore, capace di entrare davvero in sintonia con la città.

Carlo Calenda dovrebbe ufficializzare a breve la discesa in campo. I renziani lo sosterrebbero al di là delle primarie. Base Riformista farebbe altrettanto?

Ecco su questo vorrei farei chiarezza perché sto assistendo a balletti inquietanti. Primo punto, un nome di peso come quello di Calenda per essere essere sostenuto deve avere alle spalle un progetto altrettanto di peso. Secondo punto, come Base Riformista abbiamo detto che è senz’altro il miglior candidato al momento (se ufficializzerà), quello potenzialmente vincente, certo deve essere inserito all’interno di un percorso condiviso. 

Se il Pd si tirasse indietro non lo appoggereste?

Deve avere il pieno sostegno del Partito democratico, nessuna candidatura al di fuori è per noi sostenibile. 

Ma senza necessariamente passare dalle primarie.

Se i vertici decideranno di fare le primarie dovrà passare dalle primarie. Ce lo dicessero se si faranno o no le primarie. Lei lo sa? Io no, nessuno lo dice e nessuno risponde. Questo è il problema. 

Cioè?

Stiamo assistendo a una fase di inerzia del partito romano, al quale in maniera frettolosa si è delegato il dibattito politico sulla città di Roma, partita di importanza strategica ma appunto limitata a un tavolo di rappresentanti locali (quello lanciato dalla segretaria romana per aprire un confronto con le altre forze della coalizione, ndr). Ringraziamo il segretario Andrea Casu per ma francamente non è sufficiente.

Lei cosa suggerisce?

Roma val bene una discussione profonda e articolata. Serve un tavolo di intellighenzia politica di caratura nazionale. Abbiamo quattro big del partito democratico che rivestono ruoli di grande prestigio nazionale e internazionale che sono romani, non è possibile che non abbiano a cuore la loro città, nessuno che spenda una parola per Roma. David Sassoli, Roberto Gualtieri, Paolo Gentiloni, e Nicola Zingaretti. La Capitale è rimasta orfana dei suoi padri nobili. È da queste personalità che io mi aspetto una soluzione il prima possibile a questo vuoto, che è poi il vuoto che ha permesso a Calenda di farsi largo. 

Hanno tutti già escluso una candidatura…

Non parlo di candidature ma di animazione di un dibattito di alto livello e ampio respiro. Poi certo non lo nascondo, se uno di loro si candidasse sarebbe un sogno.  

C’è chi è convinto che l’inerzia che lei denuncia sia in realtà un tentativo di prendere tempo per costruire l’alleanza con il M5s. È una strada ancora percorribile secondo lei?

Non se ha come obiettivo esclusivamente una somma di voti. L'alleanza può costruirsi a partire da un grande progetto comune di governo della città, a cominciare dalla riforma per i poteri di Roma Capitale. Serve una nuova legge di rango costituzionale a cui le due forze di governo devono lavorare in parlamento, con la città al centro dell’agenda di governo e il premier Giuseppe Conte a far da garante. Su questo come Base riformista siamo pronti a scendere in campo per dare un contributo concreto. 

Pensa che sulla scelta del candidato sindaco si possa consumare un nuovo strappo o scissione all'interno del Pd? 

No, sarebbe sciocco, c'è già stata una scissione dolorosa. Certo questa inerzia non aiuta a uscire dal vicolo cieco.

A livello di programmi quali pensa debbano essere i contenuti su cui Base riformista deve far sentire la propria influenza?

Abbiamo già idee e progetti su alcuni temi importanti ma non abbiamo trovato ancora una sede dove esprimerci. Penso ai rifiuti e all'emergenza abitativa, servono almeno 400mila alloggi a Roma, per lo più in periferia dove si concentra la maggior parte dei romani e dove le problematiche sociali sono sempre più emergenziali. Le periferie devono avere la massima attenzione, altrimenti lasciamo proliferare focolai di rabbia e malcontento che finiscono per avvantaggiare le destre. E poi è necessario recuperare il dialogo con il mondo produttivo, l'imprenditore sembra quasi sia un nemico, quando invece crea ricchezza e lavoro. Bisogna tornare a far correre questa città. 

Per chiudere, com'è il clima nel centrosinistra? C'è quell'unità necessaria per riconquistare Roma?

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Posso dire che a Roma e nel Lazio, all'interno del Pd, non c'è la stessa omogeneità che troviamo invece a livello nazionale. Le aree più importanti del partito discutono e si confronto ma ad esempio Base riformista non è considerata in questo dibattito. Abbiamo i nostri rappresentanti sì, ma chiediamo di essere ascoltati esattamente al pari degli altri, perché possiamo dare un contributo importante al dibattito su Roma. 

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