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Sabato, 2 Luglio 2022
Elezioni Comunali Roma 2021

Il centrosinistra e il confronto allo SpinTime infiammano il dibattito sui palazzi di Roma occupati

Cronache di fuoco sul dibattito tenuto nel palazzo occupato a Santa Croce in Gerusalemme; Gualtieri: “Ci sono i bambini dentro, non si può sgomberare”. Raggi: “Sembrava un salottino radical chic”. Intervengono Casapound, Calenda, Michetti

All'indomani del dibattito che la coalizione di centrosinistra ha tenuto in vista delle primarie del 20 giugno, monta la polemica. Ragione delle cronache di fuoco è stavolta la location in cui i sette che si sfideranno ai gazebo hanno tenuto la propria discussione. Parliamo di Spin Time Labs, storica occupazione in Santa Croce in Gerusalemme a Roma, che ha ospitato l’evento "Ascoltate prima di parlare". Fra gli argomenti che i sette contendenti hanno affrontato nel loro dialogo non è mancato il tema costituito dal luogo stesso del loro appuntamento: quello del diritto alla casa, delle occupazioni abitative e dei beni comuni cittadini. Di qui il riattivarsi di un dossier mai chiuso a Roma, quello della politica degli alloggi popolari.

Già durante le ore del dibattito aveva aperto le danze Giorgia Meloni: “A Roma, un palazzo occupato - sede di bivacco e di illegalità - diventa il luogo di confronto tra i candidati alle primarie del centrosinistra. Una vicenda sconcertante che lascia increduli”. Intanto Roberto Gualtieri, fra gli altri, aveva scandito dal microfono: “Abbiamo il dovere di realizzare un patto per il diritto all’abitare, che è più del diritto alla casa e ha a che fare con il prendersi globalmente in carico dei bisogni dei cittadini. Occorre un piano straordinario per l’edilizia sociale, che faremo a consumo di suolo zero, arrivando ad acquisire patrimonio immobiliare e a rigenerarlo” e Paolo Ciani aveva prima di lui detto: “A Roma ci sono troppe persone senza casa e troppe case vuote". Questi primi scambi sono divenuti l'innesco di una polemica pronta a divampare.

Un intervento di Virginia Raggi è stato pubblicato dal Messaggero, in edicola il 17 giugno: “Il Pd ha sbagliato a fare di un palazzo occupato abusivamente il simbolo da cui partire per il rilancio di Roma. Non è buona politica, ma significa prendere in giro i cittadini onesti. Ieri è andato in scena uno spettacolo discutibile; il primo confronto tra candidati del centrosinistra si è tenuto allo Spin Time, in via di Santa Croce in Gerusalemme, in un palazzo occupato abusivamente da 9 anni. È andato in scena un salottino radical chic al centro di un palco e di fronte ad una platea in penombra. È un'immagine distante dalla vita reale delle persone”.

Del problema sgomberi ha riparlato ancora Gualtieri, di nuovo in onda a Omnibus su La7 il 17 giugno: “Raggi ha sgomberato lo Spin time? No. Ricordo che in quell'immobile è andato l'elemosiniere del papa a riattaccare la corrente e che ci sono centinaia di bambini dentro. Raggi infatti non li ha sgomberati. Ma non si può fare la faccia feroce e poi non risolvere il problema. Si devono prima reperire gli alloggi e poi fare gli sgomberi, mettendo le persone nelle case. Un sindaco non può voltarsi dall'altra parte quando ci sono problemi. A Roma c'è un'emergenza casa e allo stesso tempo un'emergenza occupazioni con 55mila persone in difficoltà abitativa. Non sono stati spesi i soldi che il Governo aveva dato per affrontare questa emergenza e Raggi non ha risolto il problema delle occupazioni. Noi certamente faremo un piano degli sgomberi, ben diverso da quello di Salvini che infatti non è stato applicato: lo chiameremo “Da casa a casa”, perché sul problema dell’abitare occorre trovare una soluzione concreta”.   

In edicola il 17 giugno si trovano anche le frasi di Carlo Calenda: “In questa città su 75.000 alloggi popolari, tra Ater e Comune, 12.500 sono occupati abusivamente. È il 16 per cento. Una cifra mostruosa e intollerabile. C'è un problema gigantesco nella gestione dell'edilizia popolare e il Pd, e Gualtieri personalmente, sdoganano lo sconcio delle case occupate dicendo che le occupazioni per fini sociali sono positive”, ha dettato al Messaggero: “È una posizione gravissima. È la dimostrazione di una mancanza di senso della legalità inaccettabile per chi si candida a fare il sindaco di Roma. Un partito che aspira a governare questa città tifando per chi occupa abusivamente alcuni pezzi urbani fa un danno civile di proporzioni inaudite”. Anche Enrico Michetti, candidato del centrodestra, aveva incalzato durante le ore del dibattito: “Sorprende che un confronto politico si svolga in uno stabile occupato. Così si sdogana l'idea che le occupazioni siano un fatto banale. Il che non è accettabile”.

Ha preso la parola anche Matteo Orfini, in un lungo post su Facebook, in cui ha difeso a spada tratta la scelta della coalizione: "Mi permetto un consiglio ai candidati del centro sinistra e soprattutto a quello che domenica voterò alle primarie, Gualtieri. Ho letto le loro dichiarazioni un po' imbarazzate su questa vicenda. Sembrava quasi fossero finiti per caso in quel palazzo. Ecco, fossi in loro rivendicherei quella scelta senza alcun timore. Perché è giusta. Forse difficile da spiegare, ma Roma si cambia anche facendo le battaglie difficili". A modo di vedere dell'ex presidente romano dem, gli argomenti usati da Raggi e Calenda sarebbero simili: "Si legittima l'illegalità, si colpiscono le persone oneste, si legalizza il racket criminale che gestisce in alcuni quartieri le case popolari. Sono argomenti non nuovi, perché la destra li usa da sempre. Ma sono argomenti sbagliati e falsi".

 Un capitolo a parte del voluminoso libro sulle occupazioni romane merita una specifica esperienza: quella dei “neri” di Casapound. L’ex ministro Gualtieri aveva incalzato la sindaca, il 16 giugno, ospite a L’aria che tira: "Ho già firmato per lo sgombero di CasaPound da ministro dell'Economia, poi la sindaca non ha proceduto a fare il suo. Io lo farò sicuramente". Raggi aveva ribattuto: "Gualtieri è molto confuso e dice cose a vanvera. Gli ricordo che, dopo anni di immobilismo, sono stata l'unica ad opporsi concretamente all'occupazione del palazzo di via Napoleone III, in pieno centro a Roma, da parte di Casapound. Sono stata io a scrivergli chiedendo di sgomberare l'edificio che era nella disponibilità del ministero che lui stesso guidava. Prima di me, nessuno neanche parlava dello sgombero di Casapound. Ricordo, invece, che quando sono andata con gli uomini di Polizia Capitolina e Questura per poter almeno rimuovere la scritta 'Casapound' sulla facciata del palazzo, unica attività che la legge consente al sindaco, Gualtieri era assente. Ricordo anche le numerose lettere e le mie dichiarazioni alla stampa che chiedevano a Gualtieri un intervento concreto: ha lasciato cadere tutto nel vuoto. Gualtieri, d'altronde, dimostra di non avere alcuna competenza per guidare Roma: non ha idea di come si governi un Comune. Imputa al sindaco le responsabilità del Piano Sgomberi".  

Intanto avevano preso parola anche i militanti della tartaruga crociata: “È assolutamente ridicolo, il centrosinistra che per anni ha chiesto lo sgombero di Casapound oggi si ritrova a fare un confronto dentro quello che è un centro sociale occupato. È chiaro che sono spinti dall'intenzione di prendere voti, sia alle primarie che alle amministrative, da tutti i centri sociali e questo è preoccupante perché, in caso di una loro vittoria, vedremo assegnazioni e regali ai centri sociali mentre le critiche e le richieste di sgombero saranno rivolte unicamente contro Casapound, l'unica occupazione di italiani dove sventola il tricolore e non la bandiera rossa”, ha dettato alle agenzie Luca Marsella, storico militante neofascista. 

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