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Elezioni Comunali Roma 2021

Dissidenti romani del M5S invocano un'alleanza col PD già dal primo turno

I dissidenti in Campidoglio del M5S con un lungo post su Facebook si rivolgono a chi non auspica un'alleanza progressista col PD dal primo turno delle elezioni amministrative di Roma

"Perché Roma non può essere il laboratorio per le elezioni politiche del 2022 o del 2023?". Questo è l’interrogativo che i consiglieri dissidenti in Campidoglio del Movimento Cinque Stelle hanno pubblicato con un post su FacebookDonatello Iorio, Angela Sturni, Enrico Stefano, Marco Terranova il consigliere municipale Paolo Tabacchi, sono loro i cinque dissidenti che attraverso il social si sono rivolti al “Movimento Cinque Stelle romano e alle altre forze politiche del campo progressista”. Campo progressista che vedrebbe il M5S collaborare con il Partito Democratico per il futuro di Roma.

“Alleanza progressista sin dal primo turno”

I cinque dissidenti invocano l’alleanza progressista, basata su temi e su un programma condiviso, sin dal primo turno perché segno di “coerenza e trasparenza, al secondo turno è solo un gioco di palazzo”. “Siamo convinti che non si debba temere il confronto con le altre forze politiche" – si legge nel post – “Il Movimento è una forza politica matura che può concorrere in maniera incisiva sul futuro di Roma, in continuità con il lavoro svolto in questi 5 anni”

"Che problemi politici avete?"

La contrapposizione, fra chi desidera questa alleanza progressista e chi vuole un Movimento Cinque Stelle che corra in autonomia, è grande. Ma i toni più forti del post sono rivolti a quelli che "escludono alleanze solo al primo turno mentre per loro diventerebbero possibili al secondo turno. Che problemi politici avete? Per caso quando entrano in gioco le poltrone diventa tutto improvvisamente legittimo, anche anteponendo il mero calcolo alla fedeltà ai propri principi?”. 

Elezioni amministrative a Roma

Le elezioni amministrative a Roma arriveranno in autunno. La candidata sindaca per il Movimento Cinque Stelle è Virginia Raggi. “In altre Capitali europee – si legge sul posto- il Sindaco è eletto dall’organo assembleare e non direttamente dal popolo, per evitare che in campagna elettorale si parli solo di persone e autocandidature e non di idee, progetti e programmi”. Insignita della fascia dal 22 giugno 2016, la ricandidatura di Virginia Raggi col mancato accordo col Partito Democratico potrebbe rompere gli equilibri interni, e non solo, del Movimento. 

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