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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Elezioni Comunali Roma 2021

Enrico Michetti: "Se vinco festeggio al Gianicolo. Gli atti? Li scriverò da solo"

Nell'intervista per "La Roma di... " il candidato di centrodestra parla anche della corsa al Campidoglio: "Come Enrico Mattei mi piacerebbe offrire opportunità ai romani che vanno via dalla città"

Interpellato per la rubrica "La Roma di...", per raccontare quello che è il suo rapporto con la città, Enrico Michetti si dimostra decisamente un fiume in piena e non ha fatto mancare risposte politiche. In linea con quanto espresso sinora il candidato di centrodestra spiega che diventare sindaco per lui sarebbe "un grande onore. Per uno che ama Roma, ama la sua storia, si sente profondamente orgoglioso di essere romano, è il più grande onore che possa capitare. Essere sindaco di Roma non sarebbe mai un peso. Una grande responsabilità, ma mai un peso".

Non manca un commento alle origini romane degli altri candidati: "E' bello che tutti i candidati siano romani. Questo significa che si è anche espressione nativa di un territorio. Siamo nati qui, facciamo parte della stessa comunità. In questo siamo colleghi, non li considero avversari. Ho un approccio di collaborazione e assoluto rispetto".

Di cosa invece vorrebbe essere fiero? Michetti risponde evocando Enrico Mattei: "Vorrei che Roma tornasse ad essere una città attrattiva e che ottenesse quel riconoscimento internazionale e quella reputazione che ha un pochino perso. Soprattutto mi piacerebbe se potesse offrire tanto lavoro. L'altro giorno una persona mi ha detto 'la metà delle persone della mia classe è andata a vivere all'estero'. Enrico Mattei, il giorno prima di morire, andò in Sicilia e disse di richiamare i migranti perché era arrivato il lavoro. Sull'esempio di Mattei, mi piacerebbe offrire opportunità. La cosa più importante per un sindaco è creare occasioni di lavoro".

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Secondo Michetti Roma si "si sta spegnendo perché c'è sempre meno lavoro. Non rappresenta più un sogno, come invece lo è stato per i tanti fuori regione che sono venuti a vivere qui negli anni. Il lavoro può venir fuori da un approccio organizzato del turismo. Deve esserci la possibilità di esaltare il brand di Roma, la possibilità di rivitalizzare il terziario, la possibilità che questa città diventi luogo di grandissimi eventi nazionali e internazionali, la possibilità di generare lavoro attraverso le opere pubbliche, attraverso i servizi".

Michetti quindi fa l'avvocato di Roma e della sua politica, annunciando che per scrivere gli atti non avrà bisogno di un capo di gabinetto, ma farà da sé: "Bisogna toglierci dalla mente che Roma ha più disastri di altre città. I disastri esistono ovunque, ma tutto è recuperabile. Bisogna mettersi all'opera per lavorare sulle procedure amministrative che consentano alla visione della città di potersi tradurre in quei provvedimenti che la realizzano. Come amministrativista il mio compito sarà tradurre la visione in provvedimento amministrativo. La grande fortuna è che avendo scritto le delibere per gli amminitratori e le determine per i funzionari, gli atti non me li dovrà scrivere il capo di gabinetto. Me li scrivo io. E soprattutto penso di saperli leggere".

Secondo il candidato sindaco di centrodestra "Roma è governabilissima. Se la burocrazia esiste, ed è una buona burocrazia, la norma è sempre a tutela di qualcosa. La norma non deve far paura, è la corretta applicazione della norma che richiede competenza. Non è che se non c'è la competenza diventa cattiva la norma, perché tu non riesci ad applicarla. Roma è governabile. Certo la politica è più difficile della fisica, diceva Einstein. In politica serve competenza e collaborazione".

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Ed sul confronto con Milano e i suoi politici Michetti non ha dubbi: "Sa perché a Milano si fanno le cose, rispetto a Roma? Sala, l'attuale sindaco, di segno opposto rispetto alla Moratti, lavorava in equipe con lei. Poi è diventato sindaco, ma la Regione e il Comune collaborano. Sono una cosa sola. Questa è la differenza. I sindaci di centrosinistra e di centrodestra non hanno cambiato la continuità degli atti amministrativi, ma hanno lavorato tutti per Milano. E così la Regione e così lo Stato. Allora quando Comune, Regione e Stato collaborano si superano anche le criticità. Le cose si fanno più velocemente quando c'è comunione d'intenti, ecco perché portare pacificazione è la cosa più importante".

Il Gianicolo luogo del cuore e quando gli si chiede se festeggerà lì in caso di vittoria alle elezioni spiega: "Per rispetto civico non mi posso buttare nel fontanone, però festeggio lì. Anzi, festeggerei lì. Incrociamo le dita".


 

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