Elezioni Comunali Roma 2021

Elezioni Roma: intervista a Margherita Corrado, candidata sindaca di “Attiva Roma”

La Senatrice, ex M5s, si presenta alle elezioni per restituire nuova centralità a cultura e patrimonio archeologico della Capitale. "Roma è sempre stata una 'Capitale male amata'"

“Io e i cittadini romani condividiamo la stessa nausea e lo stesso rifiuto per la politica come l'abbiamo vista e conosciuta fino a oggi”, una delusione che Margherita Corrado, candidata con la lista civica Attiva Roma, tenta di ribaltare presentandosi a Sindaca di Roma.

Entrata al Senato nel 2018 con il Movimento 5 stelle, la sua esperienza pentastellata finisce 3 anni dopo, a febbraio 2021, quando il Movimento ha posto un aut aut agli iscritti sulla fiducia al Governo Draghi. Un punto di non ritorno per la Senatrice, che oggi corre al Campidoglio con Attiva Roma, in lizza con altre 5 avversarie

“Il mio impegno parlamentare continua a orientarsi soprattutto sui temi della Commissione cultura e delle bicamerali “Antimafia” e “Segre”", di cui oggi Margherita Corrado è membro effettivo. Archeologa e attivista per la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, Corrado ha lavorato vent’anni da libera professionista per il Ministero della Cultura e punta col suo programma a ridare centralità alla cultura e alle bellezze della Capitale: “La lista civica ‘Attiva Roma’ e i suoi amministratori hanno convenuto di inserire la cultura fra le tre priorità del programma, riconoscendole il ruolo prioritario che, in una città come Roma, le spetta di diritto”, così la Margherita Corrado, spiegando come immagina la città dopo le urne.

Quali sono secondo Lei i principali limiti dell'amministrazione capitolina?

"Partiamo dal primo approccio che un utente può avere attraverso internet: il sito web di Roma Capitale, nonostante l'impegno umano e finanziario, risulta poco comprensibile e poco utile al cittadino. Un ente per sua natura deve produrre documentazione, che è la fonte prima dei diritti anche per il cittadino: il caos che sovrasta il patrimonio documentale capitolino ne fa quasi il simbolo di una trasparenza più volte auspicata, ma mai realmente e completamente attuata"

Quando si parla di "caos documentale" la prima immagine che arriva è la burocrazia, che la Sindaca Raggi ha più volte detto di voler semplificare. Come renderlo possibile e facilitare il rilancio della città?

"Innanzitutto con una migliore distribuzione degli ufficî e dei dipartimenti all'interno della macrostruttura comunale, in modo che le competenze siano raggruppate in modo omogeneo e la preparazione delle risorse umane sia rivalutata, tenendo presente che "semplificazione" non può e non deve mai fare rima con deroga, aggiramento delle regole e delle norme esistenti"

La cultura ha un ruolo centrale nel suo programma elettorale. Come interverrebbe a livello di iniziative, eventi sportivi e grandi appuntamenti nell’attrazione di investimenti per Roma?

"Roma è sempre stata una "Capitale male amata", per parafrasare un bel titolo di Vittorio Emiliani. Turismo e intrattenimento troppo spesso sono state utilizzate come grimaldello per scardinare gli accessi al patrimonio storico, artistico monumentale, per sfruttarlo e, di fatto, per svalutarlo. Sono attività commerciali che coinvolgono migliaia e migliaia di operatori, di famiglie, di addetti ai lavori. Per questo vanno sostenute, non strumentalizzate per giustificare l'inefficienza, l'incuria e lo sfruttamento selvaggio del patrimonio storico, artistico, monumentale e paesaggistico della città, che è bene collettivo e proprietà dei cittadini per diritto costituzionale"

Musei, ville storiche e aree archeologiche sono tutti appuntamenti a cui i romani potrebbero partecipare con un sistema di trasporti efficiente. Secondo lei, però, quali sono le criticità della mobilità capitolina oggi?

"Per il privato oggi è impossibile fare a meno del mezzo proprio. Le conseguenze più gravi sono traffico, inquinamento e perdite di tempo prezioso, altrimenti utilizzabile. Serve una visione di insieme, non bastano interventi parcellizzati per settore, perché la città è un organismo vivente di cui anche la mobilità fa parte: va rivista la visione di città nel suo complesso".

In questo "organismo vivente", gli utenti dovrebbero essere tutelati. Come? È favorevole alla privatizzazione del trasporto o a subalppaltarli?

"Assolutamente no. Il privato deve tendere al guadagno, al giusto profitto, non può avere come obiettivo l'interesse della collettività. E siccome la mobilità è un servizio essenziale, deve necessariamente essere fornito dall'ente pubblico. L'idea sarebbe che l'ente pubblico governasse e gestisse il servizio nella sua completezza".

Quando si parla di cultura invece, di patrocini, quanto conta il ruolo dei privati? 

"È prezioso, se si tratta di mecenatismo, termine che però l'inganno semantico della politica tradizionale traduce con 'privatizzazione' e 'sfruttamento'".

I fondi del PNRR puntano a migliorare il trasporto pubblico in linea con gli obiettivi dell'Agenda 2030. Come fare a rendere sostenibile il trasporto metropolitano e tranviario?

"Innanzitutto dovrebbe essere una priorità implementare il trasporto su ferro e l'elettrico, un'offerta di servizî talmente efficace e conveniente da indurre il privato a lasciare i propri mezzi. Roma ha sottoscritto poi il PAESC, abbiamo una criticità ambientale e climatica che ormai ci ha travolti. In questo senso, aver accettato supinamente l'indirizzo dato dal ministro Brunetta verso sul ripensamento del lavoro agile, ha di fatto riversato migliaia di dipendenti pubblici a intasare le strade della città. Anche per questi provvedimenti, si deve tener conto che andare verso una mobilità eco-sostenibile non è più una scelta, ma una doverosa necessità"

Parlando di sostenibilità ambientale, quali sono secondo Lei i più grandi limiti che ha dimostrato Roma nella gestione dei rifiuti?

"Non aver rispettato il Piano per la riduzione e la gestione dei materiali post consumo 2017-2019. Si deve ripartire dal Piano per la riduzione e la gestione dei materiali post consumo aggiornando i dati e modificandoli a seconda di eventuali cambiamenti intercorsi nel frattempo, per procedere verso una gestione virtuosa dei materiali "post consumo"".

E questi materiali potrebbero essere smaltiti con i termovalorizzatori per esempio?

"No, sappiamo che comportano degrado ambientale, si deve lavorare per evitare ulteriori scempî".

Come giudica i rapporti del Campidoglio con la Regione? Si può parlare o no di scempi in questo caso?

"Tenendo presente che il sindaco di Roma è anche sindaco della Città Metropolitana, ci si deve sentire responsabili anche verso i 121 Comuni che la compongono, ed è pertanto imperativo trovare e coltivare uno spirito di collaborazione che sia a vantaggio di tutti i cittadini nell'area metropolitana"

Tra le competenze della Regione Lazio c'è anche l'ambito sanitario. Dopo due anni di pandemia, come giudica il piano di emergenza sanitaria messo in atto da Regione e Ministero?

"Inefficace se non inesistente. Grava tutto sulle spalle degli operatori sanitari e delle strutture in cui lavorano. Dopo essere stati ringraziati mediaticamente e salutati come eroi, di fatto chi lavora nella sanità è stato dimenticato"

In questa situazione l'utilizzo del Green Pass può, in un certo senso, evitare che la sanità sia appesantita ancor di più?

"Il "green pass" è un espediente politico scelto per aggirare decisioni e responsabilità che nessuno a livello governativo vuole assumersi. Una delle conseguenze più illogiche nel settore culturale, è l’accesso interdetto a chi ne è sprovvisto persino ai parchi archeologici, anche se interamente all’aperto"

Come tornare alla normalità allora, almeno a Roma?

"Chi dice di avere in mano la panacea di tutti i mali, mente. La Capitale non è una città slegata dal resto del Paese ma può essere un esempio, un modello di volontà di resistenza alle prove più dure che ci attendono. Se i cittadini lo vorranno, noi siamo pronti ad affiancarli in questo lavoro"

Perché i cittadini romani dovrebbero votarla?

"Perché condividiamo la stessa nausea e lo stesso rifiuto per la politica, come l'abbiamo vista e conosciuta fino a oggi, tra giravolte e ipocrisie inimmaginabili. La Costituzione repubblicana è un monumento ideale, e dunque un monito a fare sempre di più e sempre meglio, senza arrendersi mai, fino alla fine. Lo dobbiamo alle generazioni passate che ci hanno consegnato il testimone della difesa e della attuazione della Carta Costituzionale, lo dobbiamo alle generazioni future per le quali abbiamo il dovere di tutelarla".

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