Venerdì, 25 Giugno 2021
Elezioni Comunali Roma 2021

INTERVISTA | Marco Rizzo: "I comunisti a Roma ci sono, nel segno di Petroselli. Gualtieri? Amico delle banche"

Presentato il candidato del PC, il medico Claudio Puoti. Intervista con il segretario generale della falce e martello: “Il PD ha tradito la sua storia”

Il segretario generale del Partito Comunista, Marco Rizzo ANSA/CLAUDIO PERI

“I comunisti a Roma ci saranno: abbiamo appena finito di presentare il nostro candidato, il dottor Claudio Puoti. Un medico che ha passato tutta la vita a difendere la sanità pubblica”: Marco Rizzo risponde al telefono dopo la conferenza stampa del Partito Comunista, di cui è segretario generale.

La falce e martello sarà nella Capitale, a Torino e a Milano, con tre candidati battaglieri, che “intendono porre le città al di fuori del quadro istituzionale classico, dei parametri di bilancio e delle gabbie europee. La nostra lista poi sarà caratterizzata dalla presenza dei lavoratori, da quelli di Alitalia a quelli dei call center. Inoltre a Roma, come a Torino e Milano, ci saranno delle sorprese nella composizione dei candidati in testa di lista con la presenza indipendente di uomini e donne di una sinistra di classe e patriottica che - nella capitale- vedrà candidato il leader di Patria Socialista Igor Camilli”. Il modello comunista per Rizzo è “il sindaco di Patrasso del Partito Comunista Greco, inquisito dalla magistratura ellenica perché ha voluto bloccare le esternalizzazioni dei servizi pubblici ai privati. Il bene comune di Roma”, spiega a Roma Today, “deve tornare ad essere efficace ed efficiente senza per questo veder arrivare i privati. Anche perché i privati sono già arrivati e i risultati si vedono”. 

Ci pare di capire che la Roma del Partito Comunista non sarà quella del PNRR e del Recovery Plan. 

[Ride]: assolutamente no. Quel piano lì dovrebbe avere un altro nome: memorandum della Troika. Con la differenza che la Grecia voleva svincolarsi ed è stata massacrata, l’Italia invece mi pare accetti di buon grado di indebitarsi. Come si sa, però, i debiti che contraiamo hanno delle condizionalità. Facciamo due calcoli: nella pandemia il nostro paese ha speso 165 miliardi di euro su grandi voci come salute, economia, il milione e mezzo di disoccupati in più che ci ritroviamo sulle spalle e la caduta del PIL a circa il 10% in meno. Cosa pensano di fare con 40 miliardi all’anno, la riforma della giustizia? Dai, non ci facciano ridere. Tutto quello che ci hanno raccontato è falso, la verità è che il risparmio degli italiani fa gola, fanno gola le case possedute come è noto dall’80% dei nostri concittadini. Ce la vogliono far pagare, vogliono bastonare i piccoli risparmiatori e io penso che presto tornerà l’IMU sulla prima casa. Noi rimaniamo ancorati ai nostri capisaldi: diritti sociali, diritto all’abitare, lavoro, trasporti, salute.

Roma ha una forte tradizione se non altro emotiva verso il Partito Comunista. L’impressione è che questo blocco popolare, invece che valutare gli antichi simboli, continuerà a preferire gli eredi di quella tradizione, come il PD. 

Dica pure i traditori, più che gli eredi. Per il resto, ogni popolo si merita la politica che vuole. Se rispetto a un uomo che ha dedicato la vita all’idea della sanità pubblica si preferisce un signore che è stato ministro dell’Economia ed è stato annunciato il giorno prima dell’insediamento dal plauso di Ursula Von Der Leyen e di Christine Lagarde, ognuno sceglie a quale tavola imbandita andare a mangiare. Noi invece di un amico delle banche, perché di questo si tratta quando si parla di Roberto Gualtieri, preferiamo il ricordo di Luigi Petroselli. Quella è la nostra storia, quella è la Roma comunista. 

Quella era la Roma comunista, tempo passato. La Roma comunista contemporanea come sarebbe? 

Sarebbe spazzare via il malcostume, l’improvvida burocrazia che anima la vita di questa capitale, che è certo difficile da governare ma non deve essere impossibile farlo. Serve polso, determinazione e visione. In questo il PD e la destra di Alemanno sono stati sistemicamente speculari e l’arrivo del Cinque Stelle, che doveva essere qualcosa di diverso, ha finito per caratterizzarsi per la sua totale incapacità. Ho visto la pessima Roma di Alemanno e di Marino; quando è arrivata la Raggi ho visto le differenze, eccole: l’immondizia è aumentata, le piante sono state o abbattute o non curate, ma mai potate. Io sono cresciuto con la Torino comunista di Diego Novelli, allora le piante erano numerate con la calce bianca perché la manutenzione del verde è una cosa seria. Roma è la capitale più verde di tutte le città europee e oggi la vedo abbandonata a sé stessa. Interi quartieri sono oscurati e non c’è più vita. 

Lei viene sovente accusato di avere un certo piglio, diciamo pure di sembrare un uomo di destra.  

Me lo vengano a dire in faccia. Io sono un ragazzo del 77, a 18 anni avevo già sulle spalle 3 aggressioni neofasciste. Chi la pensa così sono fighetti radical chic e leoni da tastiera, e di più: io credo che la sinistra abbia cessato di essere sinistra nel momento in cui ha sostituito i diritti sociali con i diritti civili, diventando molle e borghese. Su questo la sinistra deve chiedere scusa, perciò io sono orgoglioso di essere attaccato da questi fighetti, ne faccio un punto di principio: non c’entro nulla con quella gente lì. Se la sinistra fosse come dico io, molta gente che ormai vota a destra voterebbe di nuovo per noi. Vado su Rete 4 e mi criticano, ma il motivo è semplice: io non sono mai stato invitato dalle trasmissioni “de sinistra”, se non nell’obbligo dei trenta secondi per par condicio. Rai 3, La7, tutta quella bella roba: c’è evidentemente un ordine di scuderia che impone di evitare i comunisti e invitare personaggi bizzarri che raccontano di una sinistra che non c’entra niente con i valori, non dico del marxismo leninismo, ma nemmeno del normale sindacalismo socialista. Ne prendiamo atto volentieri. 

D’altro canto la vostra sembra una proposta un po’ polverosa, non molto attrattiva per la gioventù contemporanea. 

Balle. Noi abbiamo sui giovani una grande presa, ai comizi da noi i ragazzi ci sono e mi sembra si vedano anche. Dopodiché, certamente, è una battaglia dura, perché sappiamo bene le nuove generazioni cosa vedono, leggono, ascoltano: quel che c’è sulla rete, in televisione, sui libri, a scuola. C’è in giro una distruzione culturale che fa spavento. Con i comunisti i giovani potranno parlare due, tre ore al giorno, poi tornano nelle famiglie e con i compagni di scuola per le rimanenti 20. C’è un motivo se Fedez ha 12 milioni di follower e io 70mila. La gioventù comunista studia, pensa, elabora, analizza; io mi pregio di essere giovane nello spirito e questa che lei evidenzia rimane tutto sommato una bella battaglia, ancora da combattere.  

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