Elezioni Comunali Roma 2021

Prenestino: Calenda sfila in periferia al fianco di Luciani e Bianchi

“La Sindaca delle periferie qui non si è vista, smettesse di farsi i selfie con mestolo e cucchiaio”, tuonano i candidati

Aperitivo politico a Teano, in viale Partenope 72, dove ieri si è tenuto l’incontro della Lista Civica Calenda Sindaco, a cui ha preso parte il candidato al Campidoglio, affiancato da Luigia Luciani e Nicola Bianchi, entrambi in corsa all’Assemblea capitolina.

Ad attrarre i partecipanti, non solo Carlo Calenda, con cui molti hanno preteso selfie e chiacchierate di straforo, ma la conduttrice radiofonica, conosciuta perché nata e cresciuta nel quartiere ma, soprattutto, come protagonista di una delle ultime strategie elettorali della lista civica, che l'ha pescata da Radio Radio per proporla tra i suoi. Proprio lì, nella roccaforte radiofonica di Michetti, diretto avversario di centrodestra nella corsa al Campidoglio. Sulle ragioni di questa scelta, nessuna smbiguità.

“Siamo distanti su molte cose, partendo dal suo ‘No al Green pass’”, ha precisato Luciani durante l'evento. La distanza con la destra e con le precedenti giunte, però, si registra su tanti altri argomenti, in primis la discontinuità politica, mantra di Carlo Calenda per differenziarsi dal passato.

Riformare la classe dirigente

Se da un lato si canzonano con facilità gli acquedotti e la nostalgia di Michetti, Calenda respinge lo spettro del fascismo e delle facili etichette. “Basta pensare se sono di destra o sinistra, contano solo i programmi!”, ha tuonato, tentando probabilmente di giustificare il polverone su Maico Cecconi, ex FdI e sostenitore di Salvini/Durigon/Meloni al Consiglio del XIII Municipio.

C'è poi chi insiste che la discontinuità sia da cercare altrove. “All’Assemblea capitolina c’è anche la Scarnera, guarderei più a questo tipo di scelta sui 48 candidati alla corsa per il Campidoglio", puntualizza la Luciani. Mentre, per Nicola Bianchi, il contributo di Calenda è ancora tangibile sia per la città che per i ministri che gli sono susseguiti. 

Il piano impresa 4.0 proposto al Ministero dello Sviluppo Economico ha lasciato una discontinuità di cui beneficiano oggi centinaia di migliaia di imprese”, ha ricordato il candidato della lista civica.

Alla retorica subentra perciò la concretezza del fare, i successi ottenuti fino a ora, partendo dai quartieri e dalle competenze dei candidati, indipendentemente dalla casacca politica, ripescando dove serve, ma disdegnando chi ha già infierito sulla città.

“Io non ho voluto fare qualcosa con Bettini, Mancini e Astorre perché so che sono una delle cause del declino di Roma”, così Calenda davanti gli abitanti del V Municipio, con tanto di applauso. “Abbiamo presentato un programma di 1862 pagine dove per ogni quartiere e Municipio abbiamo chiesto l’aiuto di giornalisti, architetti, medici e chi ha lavorato nella vita reale prima di fare politica. Di Maio, al Ministero, non ce l'ha messo Babbo Natale, ma gli elettori".

Ripartire dal decoro urbano

Immancabile la stoccata dei candidati alla gestione Ama della Giunta capitolina e alla superficialità con cui si vorrebbe risanarla, sapendo di trovare il malcontento dei cittadini sul verde che invade i marciapiedi, pini fatiscenti e immondizia.

“Dire ‘farò il 70% di differenziata’ non ha senso se non spieghi come farlo e che fine farà la differenziata, perché l’immondizia non evapora”, precisa Calenda, una situazione sotto gli occhi di tutti in V Municipio, perché sommersi da mesi di sporcizia e rifiuti ingombranti.

La soluzione, secondo il candidato di Azione, non la offre Gualtieri, che vuole dare l’Ama in gestione ai sindacati. Né la Raggi, per cui non riuscirebbe più ad assolvere al suo lavoro, rimpallando le competenze alla Regione e optando, cosiì per il trasferimento dei rifiuti romani in altre 55 destinazioni in tutta Italia. "Bisogna creare un termovalizzatore, ecco perché paghiamo una TARI coì alta!". Sul V Municipio, invece, la proposta è un po’ grottesca.

Applaudita sì dai partecipanti attempati, ma accolta con alzata di sopracciglio da quelli più giovani. "Roma è ridotta così anche perché non ci sono più gli spazzini di quartiere, la stessa città che ha 150mila percettori del reddito di cittadinanza.... I giovani? Si mettano lì e, sempre col salario minimo legale, imparino a fare i giardinieri per aiutare il quartiere".

Fare rete con le associazioni

Tor Pignattara, La Rustica, Villa Gordiani sono r5i simboli dell'attivismo di quartiere e, di fronte ai silenzi del Municipio di Torre Annunziata, hanno agito in questi anni in autonomia nella riqualificazione del territorio, in particolare delle aree verdi. A loro si rivolgono i candidati, inserendo la creazione di una rete tra le associazioni di quartiere tra le priorità dei primi 100 giorni di Governo, qualora vincessero a ottobre.

“Basti pensare al Parco Sangalli di Tor Pignattara, se lì non ci fossero le associazioni, i cittadini starebbero aspettando da 4 anni il cambio di destinazione d’uso. Questo è un quartiere 'vorrei ma non posso': qui la Sindaca delle periferie non si è vista. La vita non è un reality e venisse qui anziché farsi selfie con tuta e mestolo", ha esclamato la Luciani.

Tra chi si autoproclama Sindaca delle periferie e chi ci mette piede occasionalmente, discontinuità significa autonomia: nelle proposte, nella scelta dei candidati, nel modo di ascoltare gli elettori. “Non lasciamo che i residenti agiscano in anarchia, come al Parco Sangalli, ma trasformiamo l’ascolto in ascolto produttivo”.

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