Tommaso Caldarelli

Opinioni

Tommaso Caldarelli

Giornalista RomaToday

Per la lista unitaria di sinistra il problema è la governance: ma si può risolvere

Il primo punto di partenza della riflessione sulla lista della sinistra unitaria a Roma è il bacino elettorale. Secondo il sondaggio di BiDiMedia di marzo, Liberare Roma e la lista di sinistra dura e pura vanno entrambe sul 3,5%, il che vuol dire che una lista unitaria può avere un’iniezione di forza e arrivare fino al 9-10%, che sarebbe un risultatone. Il secondo punto di partenza è la volontà politica, o meno, di fare una lista unitaria: il gruppo guidato da Amedeo Ciaccheri che schiera Imma Battaglia alle primarie ha una rodata tradizione di autonomia e ha le forze per andare da sola. Il terzo punto di partenza è la credibilità del percorso.

Sì, perché chi scrive è abbastanza anziano per aver sentito e risentito parole d’ordine come “non siamo qui per fare una sommatoria delle classi dirigenti”, “aprire alla società civile”, “ripartire dai movimenti di base” e si potrebbe continuare. La differenza, questa volta, è che una cosa diversa a sinistra si può fare davvero se lo si vuole; ha ragione chi, fra il gruppo dirigente, dice che è significativo che questo processo sia partito prima delle primarie, e non dopo. Bisogna allora prendere di petto il problema che da sempre ha fatto naufragare le esperienze della sinistra unita, ovvero la gestione interna del conflitto.

Al di là di sigle e slogan, ogni gruppo costituente ha la permanente necessità di pesarsi, misurarsi e cercare di capire quali spazi può occupare. Si può dire che questo sia un atteggiamento deprecabile, ma è purtroppo fisiologico e non si può scavalcare; c’è però un’altra opzione ed è quella di governare questo processo. Ho sentito in due giorni e in tre diverse occasioni di seguito il nome di Francesca Bria; la già attivista della sinistra sociale romana è stata la responsabile tecnologica del comune di Barcellona, dove ha applicato con successo le tecnologie della partecipazione alla municipalità guidata da Ada Colau.

Questo spirito, se non questo modello, si può mutuare. Serve un’iniziativa che sia regolamentare da un lato e organizzativo-tecnologica dall’altro; serve un perimetro di regole e di pratiche, un perimetro costituente si potrebbe dire, intorno a cui costruire la lista unitaria della sinistra. Questo può consentire, a chi ha l’ansia di pesarsi di farlo, senza mandare all’aria la costruzione della formazione unitaria. Come si diceva, tutto parte dalla volontà politica, ma anche dalla generosità: l’impressione è che l’iniziativa spetti al gruppo più dinamico, libero e veloce della compagine. Liberare Roma, ovvero.

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