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Patrizia Prestipino

Patrizia Prestipino

"L'alleanza giallorossa non basta più. Roma laboratorio per un dialogo con i moderati"

Intervista a Patrizia Prestipino, deputata romana di base riformista: "Siamo nella stessa situazione del 1993. Chi può essere il Rutelli di oggi? Vedo bene Zingaretti, il primo capace di dialogare con la destra"

Renziana della prima ora rimasta nel Pd, Patrizia Prestipino è su Roma la parlamentare di riferimento di base riformista, corrente più moderata del Pd e più aperta al dialogo con le anime centriste della coalizione di centrosinistra. Le aperture a Calenda prima, l'atteggiamento più prudente sulle uscite di Renzi poi, hanno trasformato questa corrente in una sorta di ponte verso il polo moderato. Dopo la fiducia al Governo Draghi, con le candidature per le amministrative da decidere e dopo il complicato puzzle dei sottosegretari finalmente ricomposto, base riformista punta ad allargare il perimetro dell'ex maggioranza giallorossa in vista delle prossime amministrative.

Domenica, a dettare la linea e scatenare le critiche, ci ha pensato l'intervista di Dario Nardella, sindaco di Firenze a La Nazione. Oggi a RomaToday è Patrizia Prestipino a segnalare l'importanza della sfida elettorale della Capitale e della necessità di trasformarla in un sorta di laboratorio politico. Il tutto alla vigilia del possibile annuncio della candidatura di Roberto Gualtieri a sindaco di Roma. 

Patrizia Prestipino, il Pd ha trovato l'uomo forte. Su Gualtieri sembra esserci convergenza di tutti. Sbaglio?

Nulla da dire su Gualtieri, una figura di alto livello che personalmente stimo molto al contrario di chi a sinistra pensa possa essere una passeggiata vincere con Calenda e Raggi già in campo. Mi viene però da chiedere chi sono questi tutti che convergono.

Le correnti del Pd sono d'accordo. Il M5s, al netto della Raggi, un pensierino lo sta facendo...

Allora non c'è un tutti. L'alleanza M5s-Pd-Leu in questo momento è limitante, non basta più. Forse non ci si è accorti che con Draghi è cambiato tutto. 

Ho capito bene: per lei l'alleanza giallorossa non basta?

Le elezioni amministrative e quelle di Roma in particolare rappresentano una grande opportunità. Siamo nella stessa situazione del 1993 quando scese in campo Rutelli, aggregando tutte le forze di sinistra e dividendo l'allora democrazia cristiana. Si riuscì a battere l'estrema destra di Fini e fu poi il viatico per l'Ulivo di Prodi capace di battere Berlusconi. Ecco, dobbiamo ripetere le stessa operazione. Roma può essere un laboratorio per la politica, può tornare finalmente al centro. 

Chi è il Rutelli di oggi?

Le figure in campo vengono dopo. Può essere Gualtieri come Calenda. Penso anche allo stesso Zingaretti che a Roma è stimatissimo ed è capace di dialogare con tutti: ricordo che è stato il primo, in regione Lazio, con il patto dello scarpone, a stringere accordi anche con la destra. Quello che conta è portare nell'alleanza Forza Italia, tenendoci stretti i voti dei moderati.

Pensa allo schema del governo Draghi a Roma?

Sì, tenendo ovviamente fuori la Lega. Lo schema corretto è la maggioranza Ursula (M5s, Pd, Forza Italia che in Europa ha portato all'elezione della Von der Leyen, ndr). Dobbiamo offrire una casa ai moderati, togliendo il loro appoggio alla destra, dobbiamo sfidare la Meloni e la destra a casa loro. 

Quindi Giorgia Meloni è come Gianfranco Fini nel 1993?

Esatto. Fini all'epoca era stato sdoganato e grazie all'appoggio dei moderati era praticamente certo della vittoria. Solo la capacità che ci fu allora di allargare il campo riuscì ad evitare la sua vittoria.

Immagino lei percepisca, in questo momento, una destra favorita a Roma

Se oggi nei sondaggi nazionali Fratelli d'Italia come partito è dato sopra il 15%, significa che a Roma, dove è nato Fdi e la Meloni, potrebbe essere sopra il 25%. Solo dividendo il campo di centrodestra si può pensare di vincere

Il suo discorso trova un ostacolo nella candidatura, già in campo, di Virginia Raggi.

La Raggi è un problema del M5s. Io mi limito a constatare che lei è stata sinora la più furba e politicamente avveduta: dichiarare subito l'appoggio a Draghi è stata una mossa politicamente di spessore. In generale penso che lei abbia anche ragione a volersi ricandidare. A bocciarla ci hanno già pensato i romani: basta entrare in un bar, prendere un autobus, andare al mercato per sentire l'aria che tira. La sindaca evidentemente non l'ha fatto ed ha bisogno del messaggio delle urne. 

Rimane il problema candidato. Non ha il nome, ma almeno un identikit ce l'ha?

Deve essere una personalità laica e non laicista, capace di dialogare con tutti. Roma ha davanti anni importanti, con il Giubileo soprattutto ma non solo. Non dobbiamo alzare muri ideologici con la Chiesa oggi guidata da un illuminato e illuminante Papa Francesco: c'è bisogno di avere, nel rispetto dei rispettivi poteri, un confronto costante con il Vaticano e non possiamo avere un candidato che escluda il mondo cattolico dai giochi. Anche qui penso che il lavoro già fatto da Nicola Zingaretti e la sua capacità di unire tutti potrebbe essere l'ideale.

Rispetto a tutto questo, la spartizione delle candidature tra correnti sembra davvero poca cosa e sembra non interessarle

Con Draghi è cambiato tutto: come possiamo limitarci a pensare solo a spartirci le candidature? Qualche settimana fa neanche mi immaginavo di poter dialogare con gente come Carfagna, come Brunetta. Oggi finanche Gasparri dice cose assai simili alle nostre e non possiamo non ascoltare lui e quelli che la pensano come lui. È un'occasione: se non ora quando? Se non a Roma dove?

Ieri si è chiusa la partita dei sottosegretari. Soddisfatta della squadra?

C'è una sostanziosa rappresentanza femminile, ma - ahimè - devo constatare la totale assenza da questo governo di sottosegretari romani, con Roma Capitale - la città di Zingaretti, Sassoli e Gentiloni - trattata come la Cenerentola d'Italia.


 

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