Martedì, 21 Settembre 2021
Elezioni Comunali Roma 2021

Stefano Fassina: "La fase del Modello Roma è conclusa e Roberto Gualtieri l'ha capito"

Intervista al consigliere uscente di Sinistra per Roma che lascia spazio a una nuova generazione di sinistra: "Lavorerò in Parlamento per aumentare la retribuzione di chi fa il consigliere in una grande città, oggi c'è una barriera di censo"

Stefano Fassina, parlamentare di Liberi e Uguali, già candidato sindaco e consigliere comunale di Sinistra per Roma, non si ricandida in consiglio comunale. Decisione giunta dopo molto pressing da parte della sua area politica ma assolutamente serena: spazio a una nuova generazione di consiglieri e dirigenti che corrono il 3 ottobre sotto le bandiere di Sinistra Civica Ecologista, lista unitaria per la quale l'ex sottosegretario al MEF si è molto speso. Dopo cinque anni in Campidoglio ne è convinto: per governare una grande città il gettone di presenza non basta. L'abbiamo intervistato. 

Fassina, lei ha fortemente voluto e lavorato in prima linea per una lista unitaria che mettesse insieme i soggetti politici della sinistra tradizionale. Oggi Sinistra Civica Ecologista è una realtà. Perché questa direzione di marcia?

Per incrociare le priorità sociali di Roma. Nel dibattito pubblico il decoro urbano è molto presente ma c'è scarsissima attenzione al decoro sociale. Gli scarti materiali che si accumulano sulle strade sono molto attenzionati, invece gli scarti sociali, come li definisce Papa Francesco, non interessano a nessuno. Il nostro contributo è quello di dare priorità alle condizioni sociali sfavorevoli che si fanno sempre più acute a Roma e sulle quali il Comune ha un ruolo centrale, rimanendo la più grande macchina di precarizzazione del lavoro attraverso appalti malfatti che riguardano decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori che vivono condizioni inaccettabili. Abbiamo dunque costruito una lista di sinistra dove sono protagonisti uomini e donne delle realtà che abbiamo incrociato: c'è un candidato di Roma Multiservizi, una candidata di Farmacap, un candidato di Teatro dell'Opera, candidati del mondo del commercio, un tassista. Vogliamo rappresentare tutte quelle condizioni di lavoro che sono in grande sofferenza e che devono avere priorità nell'agenda di governo di Roma. 

Nel dualismo delle liste di sinistra, fra Roma Futura e Sinistra Civica Ecologista, sembra riproporsi un vecchio adagio della sinistra, l'alternanza tra sinistra di partito e sinistra di movimento.

Con grande franchezza direi che non mi sembra e che questo sia piuttosto un problema. La soggettività politica forte non c'è e non c'è nemmeno in Sinistra Civica Ecologista. Sono l'unico che vive di politica e nessuno dei nostri candidati fa politica professionalmente; dunque questa mi sembra una contrapposizione artificiosa, tutti i nostri candidati sono uomini e donne che vengono da esperienze di volontariato politico o di impegno sociale, di impegno nell'associazionismo e nel sindacato. La differenza è piuttosto sull'asse programmatico: per noi sono centrali e distintive le questioni del lavoro e della giustizia sociale. 

Chiaro. In molti hanno chiesto che lei si candidasse e che portasse avanti il suo impegno in Campidoglio. Lei ha ritenuto invece che fosse il momento di far partire una nuova generazione della classe dirigente della sinistra. Ci spieghi.

Dopo cinque anni di impegno e di costruzione di relazioni, ho ritenuto giusto e utile promuovere un ricambio di classe dirigente. Nella nostra comunità ci sono tante donne e tanti uomini di grande qualità e ritengo che un'organizzazione politica debba avere una dimensione collettiva e non debba schiacciarsi su un singolo. Il mio impegno per Roma rimarrà totale, lo farò da parlamentare; ma intanto promuoviamo una classe dirigente più giovane che ha comunque grande esperienza politica, intesa come attività per la polis. Mi piace ricordare Giuseppe Libutti, un giovane avvocato che ha difeso con successo tante associazioni spesso punite dall'amministrazione capitolina e tante famiglie alle quali è stato negato il diritto all'abitare. Non è il solo, in SCE ci sono figure che possono fare un lavoro importante in consiglio comunale. 

Come sta andando la campagna elettorale di Roberto Gualtieri? 

Ogni giorno Gualtieri cresce nella familiarità con i problemi della città di Roma e ritengo che declini in modo sempre più convinto e convincente il programma per l'Urbe. Il consiglio che posso dare è quello di puntare a costruire una squadra di qualità, perché in 5 anni di Campidoglio mi sono ancor più convinto della necessità di una squadra di qualità che il sindaco, come un direttore d'orchestra, deve saper far funzionare. 

Lei ha più volte dichiarato che gli anni di Virginia Raggi "non arrivano a caso" e che sono frutto della debolezza del centrosinistra. Carlo Calenda dice con una certa frequenza che le forze del centrosinistra si muovono con le logiche "di Bettini, di Mancini, di Astorre". C'è una similitudine con quello che dice lei: in entrambi i casi si parla un modello di gestione che ha portato Virginia Raggi alla vittoria e che, dice Calenda, attualmente non è molto cambiato. Lei condivide? 

No. Mi sembra che le forze del centrosinistra siano consapevoli di vivere un'altra fase. I tempi del modello Roma sono archiviati, ciascuno fa le valutazioni che ritiene ma sarebbe un grave errore puntare a riprodurre un periodo che si è chiuso. Mi pare che Roberto Gualtieri abbia la consapevolezza della necessaria discontinuità da segnare nella squadra e nel programma. Se ne parla poco, ma se uno guarda il programma del centrosinistra, frutto della carta di intenti, nota significative differenze rispetto alla nostra precedente stagione al governo della città. Si è imboccata la direzione giusta che ora va però percorsa con determinazione, fino in fondo, perché altrimenti non riconquistiamo la fiducia dei romani. 

Quale il suo bilancio di cinque anni in Campidoglio con Sinistra per Roma? 

E' stata un'esperienza straordinariamente formativa. Anni faticosissimi perché fare il consigliere comunale seriamente è molto impegnativo. Dico con grande franchezza che lavorerò in Parlamento a favore di chi fa il consigliere comunale in una grande città, perché oggi essere compensati con il gettone di presenza crea sostanzialmente una barriera di censo. Oggi può fare il consigliere comunale solo chi è ricco di famiglia o pensionato; dobbiamo invece fare in modo che chi governa una grande città possa farlo come lavoro a tempo pieno. Per il resto è stata un'esperienza straordinaria che ho integrato con il lavoro da parlamentare. Ho potuto conoscere la città come mai mi era capitato di fare. 

Le riforme che lei auspica potrebbero emergere con il lavoro sullo statuto di Roma Capitale in Parlamento che pare ben avviato. Come giudica quel percorso? 

E' ben avviato, certamente, ma alcuni toni e commenti che ho sentito in questi giorni sono davvero sopra le righe. Siamo davvero lontani dall'obiettivo finale, serve un sovrappiù di determinazione politica che in questi anni, dal Campidoglio, non sono arrivati. Invece il Comune ha un ruolo decisivo per spingere la classe dirigente nazionale a riconoscere le specificità di Roma. Certamente in quell'ambito va posto il problema della retribuzione dei consiglieri comunali, che però non riguarda solo Roma ma tutte le grandi città e attiene alla valorizzazione della politica e della classe dirigente. Mi batterò in questo senso. 

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